George Weasley non lo sa, nemmeno lo sospetta che, quando suo fratello sparisce per quei dieci minuti al giorno, lo fa solo per accertarsi che sta respirando davvero. George Weasley non lo sa, nemmeno lo sospetta. Non lo vorrebbe sapere, considerato che lui quei dieci minuti al giorno li passa a torturarsi le mani: perché mentre Fred non stava respirando, era George che piangeva sul suo corpo quasi morto. Quei dieci minuti al giorno sono come averlo perso davvero. Fred lo sa che si tortura le mani, perché quando torna sono tutte arrossate e gliele medica, di tanto in tanto, per convincerlo che non se ne va, che è vivo.

Ron guarda con furia omicida George da qualche ora, dopo essersi svegliato abbracciato ad un ragno delle dimensioni di una civetta. Lo guarda e pensa ad una inutile vendetta, perché questa non gliela doveva fare. - Avanti Ronald, era solo un ragnetto. - lo istiga Sirius, sedendosi a fianco a lui sul divano, accarezzandogli la spalla.

- Potter. - Draco guarda davanti a sé, mentre Harry gli si affianca velocemente nel corridoio del terzo piano, - Cosa ti serve? - gli chiede sprezzante, cercando di non mostrare alcuna felicità. Gli occhi del Serpreverde si posano sull’altro, che arrossisce sulle guance, ancora sporche dei baci di Malfoy.

Hermione fissa instancabilmente la busta richiusa che ha tra le mani, mentre il suo cuore batte ancora a mille. Aver ottenuto dieci oltre - la - previsione e un eccezionale, le sta dando alla testa, impedendole di muoversi. E d’improvviso, le torna in mente che l’unico a cui vorrebbe dirlo veramente è Fred: vorrebbe andare da lui, sorridente, mostrandogli di essere stata perfetta come al solito, nonostante le sue istigazioni, i suoi baci e la sua sola presenza.