There’s this whole soul mates reuniting story, worked up in the head

“Ti amo.” il sussurro che esce dalla bocca di Hermione ha un suono disperato, “Ti amo. Ti amo. Non ti lascio andare.” 

Quel pomeriggio la Tana profuma: non della buona cucina di Molly, che sta chiacchierando con la sua unica figlia, non di fuochi d’artificio dei gemelli, perché George è a lavoro e Fred sta dormendo nel suo letto. 

È l’odore di terra che impregna ogni angolo della casa, complici le finestre e le porte aperte. 

Hermione è piegata sul prato, con le mani sporche, stanche, arrosste, ma non riesce a fermarsi: ogni erbaccia che stacca quel giorno, è meno tempo da passare da sola con i suoi pensieri. Tira su con il naso, mentre una goccia di sudore le scende dalla fronte e le corre sul collo. 

“Sei sicura di non volere un bicchiere d’acqua?” Ginny si appoggia allo stipite della porta, incrociando le braccia al petto. È da un’ora che prova a parlare con l’amica, che prova a capire quale sia il problema, ma Hermione fa fatica a spiegarsi. Nega con la testa, mentre con gli occhi cerca la pila di erba che ha creato al suo lato. Poi si alza, pulendosi le mani per quanto possibile e si sposta di qualche metro. 

“Dovremmo chiamare Harry o Ron, magari loro saprebbero cosa fare.” sussurra Molly, comparendo al fianco della figlia. Solo loro due riescono a calmare le crisi di ansia di Hermione ultimamente, ma sono in missione da qualche giorno, non possono disturbarli solo perché la loro migliore amica non smette di strappare l’erbaccia. Ginny scuote la testa, tornando a sedersi al tavolo della cucina, osservando Hermione che lavora imperterrita: lo sa che nasconde qualcosa, che non può semplicemente essere una questione d’estetica e, anche se fosse, basterebbe un movimento della bacchetta per pulire il giardino.

“È ancora lì?” Fred Weasley è appena sceso dalle scale, zoppicando sulla gamba destra: la ferita si è rimarginata del tutto, ma la cicatrice gli dà ancora fastidio. Si appoggia al bancone della cucina, lanciando lo sguardo al prato. 

“Non vuole entrare in casa.” conferma Molly, con uno sguardo preoccupato. Hermione, negli anni, è diventata come una figlia: con lei è arrivato l’orgoglio, la felicità e anche un sacco di preoccupazione. Saperla in giro, latitante durante la guerra, le ha fatto passare innumerevoli notti insonne e, anche ora che tutto è finito, lo capisce che c’è qualcosa che la disturba. 

Fred Weasley sorride alla madre, appoggiandole una mano sulla spalla, come a dirle che da adesso ci pensa lui ed esce dalla porta. Cerca Hermione con lo sguardo, perchè nel frattempo si è spostata più lontano, a lavorare all’ombra dell’albero. Si appoggia al nocciolo e la fissa con uno sguardo divertito, mentre lei alza gli occhi per guardarlo, con il volto sporco di terra. 

“Te lo sei dimenticata?” chiede con leggerezza, cercando di sedersi nel modo meno doloroso possibile: le sue ossa, quando sta in piedi per troppo tempo, cominciano ad urlare doloranti. 

“Dovresti essere a letto.” Hermione abbassa lo sguardo, tornando a lavorare senza sosta. Le dita sono sporche di terra, che si spinge fino sotto alle unghie corte della ragazza. Fresca, umida, le ricorda di essere reale. 

Fred rimane a fissarla per qualche secondo, annotando come sia in grado di dargli ordini anche in un momento simile: una ciocca di capelli le è scappata dalla crocchia che si è fatta in testa, ricadendo sul volto e penzolandole davanti agli occhi ad ogni movimento. Una striscia di terra le colora la guancia sinistra, mentre una goccia di sudore le sta scendendo sul lato del collo. 

“Non cambiare discorso.” l’ammonisce con un tono amichevole. 

“Cosa mi sono dimenticata, Fred?” smette di lavorare di colpo, staccando le mani dalla terra e torna a guardarlo. 

“Che sei una strega.” il gemello le sorride, “Tutto questo bel lavoro potresti farlo benissimo con un movimento della bacchetta.” Hermione si gira a guardare le zone del giardino che ha già pulito e arrossisce un poco sulle guance, anche a causa della stanchezza. Lo ammette, è venuto proprio un bel lavoro. 

“E visto che non te lo sei dimenticato, perchè sarebbe grave, deve essere successo qualcosa.”

La ragazza alza la vista e incontra lo sguardo penetrante di Fred: quegli occhi le ricordano di essere in vita più di qualsiasi terra fresca sulla mani. Ci si immerge per una manciata di secondi, perdendosi, ma alla fine si impone di respirare. Con un movimento dell’avambraccio cerca di spostare la ciocca di capelli che le ricade sul volto. 

“È a causa di quel ragazzo… Come diavolo si chiama? Ogni volta me lo dici e io lo dimentico subito.” Fred cerca di mettersi più comodo, “Perché te l’ho già detto che io e George ci mettiamo davvero poco a fargliela pagare.”

Hermione si ricorda improvvisamente che i due stanno ancora gestendo il negozio di scherzi più fruttuoso di tutto il mondo magico, anche a causa della fama che la famiglia Weasley ha acquisito dopo la fine della guerra magica. Centro nevralgico della resistenza, conta nove dei maghi più coraggiosi e forti che conosce. 

“Ci siamo lasciati qualche giorno fa.” conferma a cuore leggero: alla fine della guerra, ripiena di adrenalina, si era lasciata trascinare in una relazione. Sei settimane di niente, come era nata era finita, quasi come uno schiocco di dita. Ma doveva impegnare il tempo, mentre Harry e Ron prendevano la decisione di diventare Auror per il resto della loro vita. Lei, nel frattempo, si era fermata, come ghiacciata nel tempo. 

L’espressione dolorante del gemello tronca i suoi ricordi, “Dovresti essere a letto.” ripete per la seconda volta, avvicinandosi. Le sue ginocchia toccano la terra appena spostata e un brivido fresco le percorre tutto il corpo. 

“Potrei finire di morire di noia, a furia di stare a letto.” Fred le sorride, osservando il movimento in avanti della ragazza, che si appoggia sulle due mani, ma poi si ferma, forse rendendosi conto di non saper proprio cosa fare a quel punto.  

“Dovresti smetterla di essere così melodrammatico.” gli suggerisce, facendo comparire un sorriso complice sul suo volto e tornando dritta.

“Hai mai provato a rimanere rinchiusa in camera per settimane?” Fred alza un sopracciglio, spostando di scatto il piede, per evitare di farsi riempire di terra a causa dell’ennesima erbaccia che Hermione toglie vicino a lui, “Finisci per essere immerso nei pensieri.”

Il silenzio gli abbraccia, perché sanno entrambi fin troppo bene cosa significhi essere immersi nei propri pensieri: torna la guerra, torna il rumore assordante delle grida, tornano i morti come fantasmi. Tornano Lupin e Tonks che cercano di toccarsi le dita prima di andarsene, tornano le lacrime di George che pensa di essere rimasto unico. 

“Quindi vi siete lasciati?” Fred è il primo che riprende a parlare, grattandosi la pelle del braccio con un lento movimento, “Mi dispiace.” 

Hermione torna in piedi velocemente, per dare una forma decente alla pila di erbacce che ha creato al suo lato, “Non sto male, sono felice che sia finita: non riuscivamo mai a vederci, tra una cosa e l’altra.” 

Il gemello la osserva, guarda quelle braccia piccole che circondano l’erba strappata, le mani ancora sporche, le gambe coperte di cicatrici. Il corpo di Hermione è come un libro: ogni millimetro di pelle è una storia che vorrebbe leggere, è un pensiero che lo colpisce improvvisamente, mentre la ragazza si gira e gli sorride, “Le cose finiscono, affinché ne possano iniziare altre.” 

“Allora temo di non aver ancora trovato il motivo.”

Hermione alza un sopracciglio, mentre rimane in piedi a fissarlo, “Il motivo?”

“Del perché stai rivoluzionato il prato della Tana.” Fred torna a sorridere, “È un prato anche abbastanza grande, nel caso non te ne fossi accorta.” il loro sguardo si incontra di nuovo, per la seconda volta, ed è quasi come se i loro occhi si fondano, si sciolgano insieme. Hermione poi sposta la vista un po’ più in basso, perdendosi sulla mandibola del gemello, sull’incavo del collo: studia la cicatrice che spunta dalla maglietta bianca e vorrebbe lavargliela via, ripulire il suo corpo dal ricordo dell’incidente. Vorrebbe, ma quando si ricorda che non può, torna a sedersi a terra. 

“Stamattina mi è arrivata l’ennesima lettera dal Ministero della Magia.” comincia, immergendo le mani nella terra, “Sembra che il processo per far tornare la memoria ai miei genitori sarà ancora lungo: speravo che a questo punto avrei potuto già abbracciarli.”

Gli occhi di Fred sono persi sulla ciocca di capelli che è tornata a dondolare davanti al volto di Hermione, ma le sue orecchie sono ben attente a seguire il discorso dell’amica, “Sono passati tre mesi dalla fine della guerra, continuo a chiedere notizie, mi sto facendo in quattro per averli indietro, ma sembra che ogni mio sforzo non venga ripagato.”

Il gemello pensa un attimo alla personalità di Harry e a quella di Ron: immagina le loro reazioni, immagina le braccia del fratello che corrono ad abbracciare Hermione, le mani del Prescelto che la stringono forte. Immagina, ma non può portarli lì. 

“Ti aiuta?” le chiede, costringendola a smettere di lavorare per portare lo sguardo su di lui, “Strappare le erbacce, ti aiuta?” 

“Mi aiuta a non pensare troppo.” confessa, mentre le sue guance si colorano di una leggera sfumatura rossastra, “Quando rimango in camera mi sembra… “

“Che il tempo non passi mai?”

“Che sia infinito.” conferma con un timido sorriso sul volto, osservando poi il gemello che si inginocchia davanti a lei e immerge le dita della mano sinistra nella terra, “Cosa stai facendo? Non dovresti stare in quella posizione.”

“Ti aiuto, te l’ho detto che il prato della Tana è grande.” Fred taglia corto, utilizzando la mano ancora pulita per incastrare la ciocca di capelli di Hermione dietro l’orecchio. 

Ginny, ancora seduta al tavolo della cucina, sposta lo sguardo fuori dalla finestra, speranzosa di vedere il gemello e la strega tornare indietro, “Stanno arrivando?” chiede Molly, appoggiando i bicchieri usati nel lavello. 

La più piccola dei Weasley non risponde, lascia che anche la madre si accorga da sola di quello che sta accadendo: Fred è piegato con le mani sporche di terra, nella stessa posizione di Hermione ed entrambi ridono; è come se l’aria si sia alleggerita di colpo, come se l’afa del mese di luglio si sia dileguata. Una leggera brezza riempie la casa, porta via l’odore di terra bagnata, tanto che George e Arthur, quando tornano per la cena, nemmeno si rendono conto che sono state strappate a mano una quantità irrazionale di erbacce, nemmeno si accorgono che due dei cuori più appesantiti della casa hanno cominciato a volare. 

La mattina dopo, Ginny è seduta in cucina a bere il caffè nella sua tazza preferita, mentre il viso di Hermione è perso tra le pagine della Gazzetta del Profeta. La più giovane si perde ad osservare le mani rovinate dell’amica: sono screpolate, ancora arrossate dal giorno precedente. Forse, pensa, le è spuntato anche qualche callo. Vorrebbe chiederle qualcosa, ma non fa in tempo, perchè i gemelli entrano in simultaneo nella stanza. 

“Siamo affamati rende noto George, tirando indietro la sedia del tavolo per far sedere il fratello, assicurandosi che non provi neanche una goccia di dolore anche se, dal giorno prima, sembra che si sia affievolito. 

“Vostra madre ha fatto le ciambelle, sono nella dispensa.” li informa Hermione, senza staccare gli occhi dal giornale. 

“Amo le ciambelle di mamma.” Fred sorride a trentadue denti, allungando le gambe sotto al tavolo. Nel farlo incontra quelle dell’amica che, senza pensarci sposta le sue per fargli spazio, ma rimangono comunque a toccarsi. La pelle di Hermione è morbida, ne immagina il profumo, immagina di sfiorarla con le dita. Le sorride, quando l’altra emerge dal giornale, rubando poi una delle ciambelle nel piatto che George ha appoggiato sul tavolo. 

Hermione risponde alla sua espressione, piegando la Gazzetta e passandola Ginny, “C’è articolo su Harry, nel caso ti interessasse.”

“Non lo lasceranno mai in pace, sono passati tre mesi.” dice quest’ultima, lasciandosi scappare un sospiro affranto. 

“È difficile essere lasciati in pace, dopo aver salvato tutto il mondo magico.” George ride, “Senza di lui, nessuno di noi sarebbe qui… ” 

“A gustare le deliziose ciambelle di mamma.” conclude Fred con un sorriso, addentando il dolce che tiene tra le mani. 

Ginny scuote il capo, alzandosi dalla tavola con il giornale in mano, “Quando finite colazione, pulite i piatti, ieri mamma non è stata felice di mettere a posto le vostre tracce.” 

L’espressione di George è del tutto innocente, mentre fa sparire l’ultimo boccone della ciambella nella bocca, “Sono sicura che Hermione sia capace di lavare due piatti.” si affretta a dire, sorridendo maliziosamente, “Io devo scappare a lavoro e Fred… Beh è ancora mezzo rotto.” Prima di sentire le lamentela della Granger, il gemello si smaterializza e scompare dalla cucina della Tana. 

“Ricordami di fargliela pagare.” sussurra a Fred, spostando una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Poi appoggia le mani sul tavolo e lo sguardo del gemello cade su di loro: screpolate e arrossate, sembrano chiedere di essere curate, anche solo con una crema. Si avvicina con due dita, ma poi ferma il movimento, rompendo anche il contatto visivo.

“Sarà fatto.” le dice con un tono malandrino, passandole il piatto di George. Mentre Hermione apre l’acqua del lavandino, l’affianca.

“Sono stanca di dirti cosa dovresti fare, Fred.” gli dice, osservandolo con una coda dell’occhio l’espressione sorridente sul volto del gemello, che sembra quasi ubriaco. 

“Forse dovresti smetterla di dirmelo e basta.” le suggerisce, prendendole il piatto pulito dalle mani, per asciugarlo con un movimento della bacchetta e metterlo nella dispensa. 

Hermione lo guarda, passandogli la tazza lavata di Ginny: lo sguardo le cade sulla gamba destra, ne osserva la cicatrice, che gli spacca il ginocchio quasi in metà e sale fino sotto ai pantaloni che indossa. Si chiede, d’improvviso, dov’è che finisce, se ha una fine. Vorrebbe toccargliela, seguirla con un dito, nella speranza di prendere un po’ del dolore e alleggerire il corpo del gemello. 

“Ti fa ancora così male?” chiede, chiudendo il rubinetto e prendendo l’asciugamano tra le mani, – So che hanno utilizzato dell’essenza di dittamo per chiudere la ferita, ma immagino che sia ancora fastidioso. – 

“A volte mi da un po’ di problemi.” le confessa, chiudendo l’anta della dispensa, “Mi piacerebbe farmi una corsetta la mattina, ma credo che sarà impossibile nel breve periodo.”

Per un secondo, l’immagine di Fred disteso sotto alle macerie di un muro le compare nella testa: ne ricorda il colore intenso del sangue che sgorga da ogni punto del suo corpo, ricorda l’urlo disperato di Percy, ricorda il salto che il suo cuore ha fatto nel corpo. Come se lo avessero strappato, è sceso giù, sempre più in profondità, cambiando abitazione, perdendosi. Si rende conto che forse non è mai tornato a casa. Non le viene in mente una risposta giusta, perchè dirgli che è stato fortunato è come dargli l’ennesimo schiaffo in volto: già deve convivere con le cicatrici dell’incidente, non serve ricordargli che è stato ad un passo dalla morte. 

“Pensi di andare a strappare erba anche oggi? Perché sono un po’ affaticato dopo ieri.” è lui che parla, con una voce dolce e un sorriso stampato sul volto. 

“Pensavo di uscire a prendere il sole, in verità.” Hermione si calma, dimentica la guerra. 

Fred si scosta dal lavello, apre la porta della cucina che dà sul giardino e la esorta ad uscire per prima. La ragazza si muove in fretta, perché sa che è doloroso per il gemello stare troppo in piedi. La luce del sole investe entrambi improvvisamente, illumina i capelli di Hermione, che prendono una sfumatura più chiara, mentre le lentiggini di Fred sembrano svegliarsi di colpo, come un campo di girasoli appena nasce il sole la mattina. 

Si stende al suolo il più vicino possibile all’entrata, cercando la mano del gemello, per aiutarlo a mettersi al suo fianco. È la prima volta che le loro dita si toccano dopo l’incidente, le loro anime sembrano scambiarsi in quell’attimo: il cuore di Hermione si sposta, torna dove non è mai stato durante gli ultimi mesi e, tutto d’un tratto, sembra voler volare. Il respiro che fa dopo quel contatto, è fatto solo di aria fresca. 

Anche Fred sembra essersi accorto che qualcosa è cambiato, è tornato in ordine: il dolore alle gambe, mentre tocca Hermione, si affievolisce fino quasi a scomparire. Avrebbe voluto toccarla giorni, settimane prima. 

“Hai ricevuto notizie di Harry? O di Ron?2 le chiede, appoggiandosi sui gomiti e lasciando le gambe quasi a penzoloni sul prato della tana. I suoi polpacci toccano l’erba fresca della mattina, provocandogli un briciolo di solletico. 

“Mi è arrivata una loro lettera questa notte, dicono che torneranno presto.” Hermione chiude gli occhi a causa del sole che l’acceca, “Non vedono l’ora di riabbracciare tutti e di mangiare le ciambelle di Molly.”

“Non posso biasimarli.” Fred ride per un attimo, spostando poi lo sguardo su di lei, “Ti hanno svegliato?” 

Hermione fatica a trovare una risposta: non dorme da giorni, c’è sempre quella cosa che le porta via il sonno. Ha provato a bere del latte caldo, ha provato a meditare, a leggere romanzi fino a tardi, ma la sua mente si focalizza solo su quel problema. Si morde un labbro, “Ero felice di ricevere loro notizie, non mi hanno disturbato.” si limita a dire, imitando la posizione di Fred: i suoi gomiti sprofondano nell’erba fresca di qualche centimetro e, anche sdraiati, Fred la sta fissando dall’alto. 

Non si è mai fermata per prendere il sole, ha sempre avuto qualcosa da fare: le lezioni, gli incantesimi da imparare, la ricerca degli Horcrux, la guerra. Adesso è ripiena di tempo: non tocca un libro si scuola da settimane, troppo arrabbiata per farlo, ne è disgustata quasi. Li guarda la sera, mentre sono ammucchiati in un angolo della camera e lo stomaco le si gira. 

Per questo non le importa di prendere il sole, nell’estate prima dell’ultimo anno, prima di affrontare gli esami, sempre che non decida di non tornare mai più: è abbastanza intelligente da riuscire a crearsi una nuova vita, magari in un altro continente. L’Europa le è sempre piaciuta, ne ha qualche ricordo d’infanzia: sente la baguetta calda sbriciolarsi nelle sue mani, l’odore della pizza che le riempie le narici. Magari sarebbe potuta andare in Germania, o in qualche paese del Nord. 

“Mi stavo chiedendo una cosa.” Fred rompe il suo flusso di pensieri e lei si gira a guardarlo: è la mossa sbagliata fissare quegli occhi nocciola, perché ci si perde e fa fatica a concentrarsi su qualsiasi altra cosa.

“Cosa?”

Il gemello non sa come chiedere, forse impaurito di aver sbagliato occasione, eppure è convinto, lo sente dentro da mesi oramai, che Hermione lo ha riportato in vita. Si siede più composto, voltandosi verso di lei con tutto il corpo, “Sei stata tu, vero?”

Ginny, in quel momento, esce veloce dalla porta della cucina, con in mano la Gazzetta del Profeta, “Sarà forse davvero la stagione dell’amore per Ginevra Weasley o, l’improvvisa scomparsa di Harry Potter, è solo il preludio del loro ennesimo allontanamento?” legge con voce schifata, interrompendo qualsiasi risposta Hermione ha pensato nella mente. 

Ha fatto tante cose: ha salvato il Mondo Magico insieme ai suoi due migliori amici? Sì, è stata lei. Ha evitato che Fred morisse? Sì, è stata lei. Ha lasciato il suo ragazzo? Sì, è stata lei. Ha strappato erbacce per un intero pomeriggio? Ancora una volta, sì. 

“Sono tutte sciocchezze.” Fred prende il giornale tra le mani e legge il resto dell’articolo, “Parlano anche di Ron!”

“E di Hermione, di te, di George, Percy e Charlie.” conclude Ginny, strizzando il naso.

“Questo è uno dei pochi momenti in cui invidio Bill.” il gemello ride, “Siccome è l’unico sposato l’hanno lasciato stare.”

Hermione rimane zitta, fin troppo poco interessata. E’ stanca di leggere il proprio nome sulle pagine dei giornali, stanca di essere seguita, studiata. C’è sempre qualcuno che vuole sapere come va, perché va e perché non va, che vuole sapere dettagli inesistenti della sua vita privata. Fred appoggia la Gazzetta al suo lato, tornando ad appoggiarsi sui gomiti: non è la prima volta che si specula sulle sue relazioni d’amore, ma da qualche mese l’argomento gli provoca ribrezzo. 

“Di che parlavate?” Ginny cambia conversazione, lanciando le braccia nell’aria, nell’intento di raccogliere più sole possibile. 

“Delle ciambelle.” a rispondere è il sussurro di Hermione, che non ha mai spostato lo sguardo dalla distesa dei campi intorno alla Tana da quando l’amica si è seduta con loro.

“Vi state appassendo.” la più piccola dei Weasley commenta tradica, facendo cadere le braccia a terra, “Speravo di intromettermi in una fitta conversazione sul Quidditch o sull’ultimo prodotto dei Tiri Vispi.”

“Solo ciambelle.” gli occhi di Fred si posano per qualche secondo su Hermione, che evita un contatto visivo oramai da cinque minuti, “Me ne porteresti una?”

Hermione si rende conto che non c’è più nessuno di vivo con cui vorrebbe portare avanti quella conversazione. Forse, ci pensa da giorni, potrebbe scrivere alla McGranitt, sperando di non disturbarla troppo. Avrebbe voluto chiedere a Lupin, aveva sempre una soluzione. Prende in mano la bacchetta che ha sul comodino e prova ad illuminarne la punta: una flebile luce, per la prima volta dopo un sacco di tempo, compare all’estremità del pezzo di legno e il suo cuore perde un battito. 

Hermione Granger, strega più intelligente della sua età, non riesce più a fare magie da mesi oramai. Era diminuita piano piano, all’inizio era ancora in grado di trasfigurare, creare, modificare, poi più il nulla. Lupin, pensa ancora mentre la luce scompare, avrebbe la risposta. Avrebbe chiesto anche a Tonks, l’avrebbe presa ugualmente sul serio. 

Un rumore forte al piano di sotto rompe i suoi pensieri e nasconde la bacchetta nel cassetto del comodino con uno scatto di rabbia, prima di precipitarsi a controllare chi è appena arrivato con il camino. Bill e Fleur, con un sorriso a trentadue denti, salutano il resto della famiglia presente: la casa si riempie improvvisamente della vita che ha perso prima della guerra, perché essere quasi tutti presenti sotto allo stesso tetto è quasi impossibile. Hermione scruta la situazione, prima di essere inglobata nella festa. Arthur va a cercare una bottiglia di buon vino nel fienile, seguito da George, mentre Ginny, Molly  e Fleur si perdono in una conversazione da donne. Fred è ancora nel suo letto, perché il dolore alla gamba lo sta facendo ammattire. 

“Cosa mi racconti, Hermione?” il sorriso di Bill le ispira una fiducia che non vede da troppo tempo, è solo un’espressione facciale, ma si sente comunque al sicuro. 

“Hai mai sentito di maghi che hanno perso la magia?” gli chiede a bassa voce, ignorando la sua domanda. 

“Ho letto qualcosa, ma si tratta di situazioni particolari.” Bill le si avvicina, mentre Hermione si appoggia allo stipite della porta del salotto. Legge negli occhi della strega qualcosa che è immaginabile, ma allo stesso modo tangibile. 

“Come… C’è un modo per farla tornare?” lo sguardo di Hermione si focalizza sull’entrata: ha così poco tempo per avere le sue risposte, anche se vorrebbe continuare quella conversazione all’infinito. È sempre il tempo che le manca.

“Lo hai riportato in vita, vero?” la domanda di Bill è un sussurro, ma lei lo sente comunque ed annuisce impercettibilmente. L’espressione sul viso del più grande dei Weasley si addolcisce immediatamente: è quello il momento in cui mette Hermione Granger su un piedistallo. 

Sul campo di battaglia, mentre George era accecato dalla lacrime, Percy continuava a respingere i Mangiamorte e Ron cercava di tenere fermo il gemello rimasto in piedi, Hermione si era avvicinata al corpo schiacciato di Fred: si era sporcata del suo sangue, le era entrato dentro come inchiostro. Aveva pensato che non lo avrebbe fatto morire, non prima di avergli confessato i suoi sentimenti. Era bastato un secondo poi per legare le loro anime, per tenerlo in vita e quel corpo le aveva succhiato via, piano piano, ogni briciolo di magia. 

“Devi dirglielo, altrimenti non potrai più… ” si zittisce improvvisamente, perché il rumore degli scalini lo avverte dell’arrivo di Fred. Lanciando un’occhiata profonda ad Hermione, si slancia per abbracciare il gemello. La ragazza rimane a fissarli, taciturna: non vuole imporre nulla a Fred, non gli ha salvato la vita per costringerlo ad una convivenza forzata. Non vuole essere sua senza amore. 

Ginny si è accorta che, da quando Hermione è arrivata alla Tana qualche giorno prima, non ha mai usato la magia, non ha mai nemmeno tirato fuori la bacchetta dal comodino. Non è cieca, ha due occhi per vedere e un cervello per capire: è a conoscenza dei sentimenti che Hermione prova per Fred da anni ormai e, ha raggiunto la conclusione, il gemello non sarebbe mai sopravvisuto senza un intervento magico. 

“Hai visto Hermione?” è proprio Fred che rompe i suoi pensieri. Se ne sta in piedi, con una mano ancorata al muro e due occhi che dicono più di mille parole: è così stanco di non avere risposte. 

“Fuori.” risponde velocemente, ma non riesce nemmeno a finire di parlare, che il gemello è giù uscito dal salotto e ha aperto la porta della cucina. Ai suoi occhi, Hermione è quasi trasparente, come se stesse per sparire: come se avesse dato una vita, per un’altra vita. 

“Non la voglio più.” le dice semplicemente, una volta che l’ha raggiunta. 

“Di cosa ti vuoi lamentare questa volta?” il tono è ironico, ma le sue labbra non si alzano in un sorriso malizioso. 

“Se la tolgo a te, questa vita non la voglio più.” Fred stringe i pugni, anche se non è arrabbiato, è solo un argomento difficile da trattare. 

“Non mi stai togliendo niente.” Hermione risponde subito, mentre l’imbarazzo le scotta le guance, “Non essere sciocco.”

“Ho scritto al Ministero della Magia: i tuoi genitori non torneranno, finché non sarai in grado di riportare indietro i loro ricordi con la magia.” Il loro sguardo si unisce di nuovo, sono attratti come un polo negativo e uno positivo. La strega non dice niente, colpevole. 

“L’hai persa, vero? Per salvare me?” il tono del gemello adesso si addolcisce e si avvicina ad Hermione, stringendola nelle braccia, “Avresti dovuto lasciarmi morire.” 

Il contatto fisico scalda il corpo della ragazza, le dà vita. Sente le dita di Fred incastrate nei suoi ricci, il petto di lui che si alza e si abbassa, il suo profumo. Lasciarlo morire? Ci ha messo diciassette secondi per capire che la vita senza il gemello al suo fianco sarebbe stata come non vivere mai più. Doveva salvarlo, per evitare di non perdere anche sé stessa. 

Scuote il capo, appoggiandolo al petto di Fred e portando le mani sulle sue braccia, “Non potevo, non volevo.” 

“Perché non me l’hai detto prima?” il dolore della gamba è completamente sparito, non gli interessa sapere da quanto tempo è rimasto in piedi: vuole solo restare lì, tenere Hermione tra le braccia il più tempo possibile. 

“Non voglio costringerti.” la voce di Hermione è un susurro, disturbato anche dall’attrito con la maglietta di Fred, “Non posso chiederti di esserci sempre, non posso chiederti di toccarmi… Importi qualcosa e sapere che lo stai facendo solo per gratitudine… ” 

“Miseriaccia, ci sarà sempre gratitudine.” Fred l’allontana, posandole le mani sulle spalle, “Hai salvato la vita di mio fratello il primo anno, sei stata pietrificata per proteggere tutti quanti, hai salvato la vita di mio fratello anche il terzo anno, ti sei battuta con noi e per noi e infine mi hai riportato in vita.”

Hermione rompe definitivamente il loro contatto, allontanandosi,”Non voglio che sia così.” 

“E io non voglio saperti in giro per il mondo, senza poter più essere la brillante strega che conosco da una vita, in giro senza sapere come sarebbe potuto essere se fossi rimasta ad ascoltare i miei sentimenti. ” 

Hermione lo guarda, mentre qualcosa si rompe dentro di lei: la corazza che ha costruito nei mesi precedenti cade e lei sembra colorarsi immediatamente, “Fred, se mi stai mentendo solo per… ” 

“Puoi chiederlo a George, appena torna da lavoro: saranno mesi che ho perso la testa, molto prima della guerra, molto prima del nostro ballo al matrimonio di Bill.”

In casa, Molly ha chiamato Ginny per venire ad osservare la scena dalla finestra della cucina: se ne stanno con il volto incollato al vetro, desiderando poter ascoltare anche solo una parola. Sono così prese che non si girano nemmeno per salutare Harry e Ron, appena tornati dopo giorni, e li zittiscono immediatamente. 

“Ho pregato ogni giorno che il tuo nome non spuntasse alla radio, che non lo dovessi leggere io in diretta.” Fred continua a parlare ed è come se il giorno e la notte si stiano alternando continuamente, come se il tempo che si era improvvisamente fermato, stia scorrendo velocemente per recuperare, “Ho pensato di dirtelo la sera della battaglia, ma non ti ho trovato in tempo e, quando mi sono svegliato all’ospedale, non ti ho vista: però era come se ti sentissi parlare sempre nella testa, dicendomi che mi avresti fatto tornare, che mi amavi, ma quando sono tornato a casa tu eri fidanzata e sembravi felice.”

“Basta così.” Hermione gli impone il silenzio, ripercorrendo i passi che ha fatto prima, ma al contrario, “Non voglio sapere più niente.” si alza sulle punte e incastra le sue braccia intorno al collo del gemello. Un sorriso colora il volto di entrambi, fermi alla distanza di un bacio: si studiano il volto, osservano quella sfumatura che vogliono conoscere da mesi, anni. Poi Fred la bacia. 

È come prendere il volo, è come nascere per la seconda volta: sente, mentre le labbra del gemello si aprono appena, che una scossa le sta percuotendo tutto il corpo. Spruzzi di magia fluiscono da tutte le parti, le solleticano le estremità, la fanno sorridere sulla bocca di Fred. Lui la alza da terra, tenendola stretta: è così fragile, così piccola, così leggera. Le labbra di Hermione sono le più morbide che ha mai baciato, sanno di pesca, sanno di felicità: inclina la testa di qualche grado, cercando la lingua di lei che, timida, si è fatta sentire ancora poco. Poi si trovano, si abbracciano, si tengono strette e, alla fine, si lasciano stare, quando Fred appoggia a terra il corpo di Hermione. Le da ancora un paio di baci, sul perimetro della bocca, mentre lei sorride, mentre lei ha ripreso il colore della vita. 

“Come ti senti?” le chiede premuroso, appoggiando il peso sulla gamba destra, constatando che il dolore è sparito del tutto: ha trovato la sua medicina. 

“Ricaricata.” la voce di Hermione esce luminosa, cristallina: la magia, per quanto poca che sia, le sta scorrendo nel corpo ad una velocità mai provata, forse perché lei non l’ha mai sentita. Ci è nata strega, non ha mai provato a non esserlo. 

“Quindi funziona con il contatto: più ci teniamo, meno sento male, più magia hai.” gli occhi del gemello brillano. 

“Ho legato le nostre anime quella notte, per evitare di perderti: dovremmo essere vicini per sempre, per evitare di sentire il dolore e per poter essere una strega.” 

“Mi piace l’idea di un “per sempre” con te.” le confessa Fred con un largo sorriso stampato sul volto, “Se i nostri baci saranno per sempre così, non ho intenzione di oppormi.” Hermione scuote il capo e si lascia scappare una risata contenuta. 

Le tende alla finestra della cucina si chiudono improvvisamente, tranciando il naso di Ginny, che si alza turbata, “Scusa?” si porta una mano al volto, massaggiandosi la parte colpita.

“Li abbiamo spiata abbastanza. “la voce di Molly ha un suono più dolce: osservare l’espressione di Hermione distesa per la prima volta dopo la guerra le ha messo felicità e suo figlio, quel figlio che ha creduto di perdere per sempre, innamorato è l’ennesima notizia straordinaria. 

“Ancora un minuto, per favore.” la implora Ginny, osservando i due dallo spiraglio della tenda. 

“Andiamo in salotto?” le propone improvvisamente Harry con un sorriso sulle labbra, “Ho tanto da raccontarti.” Fred ed Hermione spariscono dai suoi pensieri, quando si ricorda che il suo ragazzo è tornato a casa dopo giorni che non lo vede. Gli prende la mano, già a mezz’aria, ed esce dalla cucina camminando a due metri da terra. 

“Ho fatto le ciambelle.” Molly sorride a Ron, accarezzandogli la guancia. 

“Mi era mancata la Tana.” il ragazzo si siede al tavolo, aspettando il piatto che la madre gli appoggia davanti, “E anche le tue straordinarie ciambelle.” 

Le dita di Hermione toccano la gamba di Fred, seguono la profonda cicatrice, raggiungono e superano il ginocchio, salgono sulla coscia. Il gemello, dall’altra estremità del letto, la sta fissando senza sapere cosa dire, cosa fare: il contatto è come aria fresca, cancella mesi di dolore. 

Sull’orlo dei pantaloni, la mano di Hermione si stacca, lanciando gli occhi al petto nudo di Fred, alla seconda cicatrice che lo trancia a metà: tocca anche quella, avvicinandosi, sfiorandolo quasi. Raggiunge il collo e poi bacia l’estremità della ferita, la segue con le labbra all’incontrario, mentre il gemello chiude gli occhi. Dove la bocca di Hermione lo tocca, la pelle diventa incandescente per qualche secondo, poi è come immergersi in un lago ghiacciato. 

La ragazza scende fino all’elastico dei pantaloni e poi torna a baciargli le labbra una, due, tre volte, mettendosi a cavalcioni sopra di lui. La guarda come un’opera d’arte, quando lei si stacca e rimane a fissarlo. La vuole prendere, toccare, leggere, la vuole e basta. Le punta delle loro dita si toccano ed è già magia quella. 

Si mette più dritto sul letto, sfiorandole i fianchi, intrufolandosi sotto alla maglietta per toccarle la pelle della pancia piatta. Non smette di guardarla mai, mentre sale sempre di più, fino a toccare l’orlo del reggiseno. Il respiro di Hermione si blocca, ma i suoi movimenti sono frenetici: prende le estremità della maglia che indossa e la sfila il più velocemente possibile, desiderando di essere toccata ancora. Sono scosse, è un dolore piacevole. 

Le mani di Fred le accarezzano la schiena e corrono a slacciare l’ultimo velo che lo separa dalla pelle nuda: cade sul pavimento della stanza, mentre le dita sfiorano la morbidezza dei seni di Hermione, i cui capezzoli, al contatto con l’aria, diventano già turgidi. Colorano dei cerchi, la toccano come per studiarla, la cercano come per farla ammattire. Poi l’abbandonano, perché la mano del gemello si fissa dietro al collo di lei, per tirarla verso di lui e baciarla. I loro petti nudi si toccano ed è un contatto che li scalda subito, due veli di seta che si incontrano e si fondono insieme. Incastra le dita nei capelli lunghi di Hermione, mentre il bacio diventa sempre più profondo, sempre più concitato. L’altra mano, quella libera, scende sulla schiena, passa sulla spina dorsale e scosta la gonna di lato, per toccare la pelle nascosta. Stringe la presa intorno al gluteo destro e ad Hermione scappa il primo, bassissimo, sospiro. La gira sul lato, facendola cadere sul letto, senza smettere mai di baciarla. 

Le mani di Hermione adesso sono libere di giocare, correre sul suo petto per farlo impazzire, raggiungere biricchine l’elastico dei pantaloni, nascondercisi sotto. Trovano, senza fatica, l’erezione di Fred che le aspetta, che le ha attese da troppo tempo: le dita sono fresche e il contatto fa sospirare lui questa volta, lo accende. 

“Spogialiti.” la voce di Hermione rompe la sua concentrazione, ma non si fa trovare impreparato del tutto.

“Anche tu.” le risponde infatti, desiderando toccarla più di qualsiasi cosa. Si separano per quarantacinque secondi, che sembrano interminabili. Hermione, facendo scivolare la gonna lungo i suoi fianchi, lo cerca con lo sguardo, osserva i boxer del gemello che cadono a terra. Può guardare, per la prima volta, dove finisce la cicatrice lungo la gamba: si arrampica sul letto, stringendo il corpo di Fred al suo, come per proteggerlo e gli bacia le labbra profondamente. Deve avergli fatto un male eterno, deve aver pensato che non avrebbe più riavuto indietro la gamba, deve aver pensato di essere spacciato. La carezza che si infrange sulla sua guancia, lo sguardo dolce che Fred le lancia sulla pelle, le fa capire che adesso non prova più dolore. 

Si stendono di nuovo sul letto, le mani del gemello la toccano per primo, le solleticano l’interno coscia, per poi aprire le labbra e cercare il clitoride. La tocca come mai nessuno prima, è un tocco pieno di amore. 

“Fred… ” Hermone parla piano, ma suona comunque assetata, affamata, disperata. 

“Dimmi, dolcezza.” la voce del gemello è la stessa di un ubriaco, è energica, divertita, innamorata. La osserva dall’alto, lanciandosi in quegli occhi che lo stanno implorando di avvicinarsi, di toccarsi fino in fondo. Le sorride, illuminando la stanza, “Cosa c’è?”

Hermione arrossisce sulle guance e desidera scomparire nel materasso del letto, sparire, piuttosto che trovare un modo per dirgli che lo vuole sentire. Apre la bocca, la richiude. La mano di Fred la sta facendo impazzire, le impedisce persino di pensare. Alla fine lui si abbassa, le lascia un veloce bacio sulle labbra, “Ogni tuo desiderio, anche mio in questo caso, è un ordine.” le sussurra all’orecchio, prima di succhiarle il lobo e mandarla su di giri. Hermione viene sotto le sue dita, si inarca, sospira. Le bacia la fronte, mentre aspetta che lei si rilassi di nuovo e poi entra dentro di lei, all’inizio il più lentamente possibile per sentirne la sensazione. Poi aumenta la velocità, stringendo il seno sinistro di Hermione tra le mani. Scende a baciarla, mentre le mani della ragazza percorrono tutta la superficie del suo corpo. Ogni secondo, è come prendere fuoco. Ogni secondo, è come innamorarsi di nuovo. Ogni secondo, è per sempre. 

“Hai tutto?” Molly si mette a contare i bauli che Ginny si è tirata dietro nel carrello, preoccupata di aver dimenticato qualcosa a casa. 

“Sono abbastanza sicuro che abbia più del necessario.” commenta George ironicamente, nascondendo le mani nelle tasche del maglione. 

“Non posso sapere cosa potrebbe accadere”. Ginny incrocia le braccia al petto, addolcendosi solo nell’abbraccio in cui Harry la intrappola. Il treno per Hogwarts intima agli alunni di sbrigarsi e tutti i Weasley si girano preoccupati ad osservare l’entrata al binario. Sono in ritardo, come ha previsto Molly. Fred ed Hermione erano partiti le ultime settimane delle vacanze estive per andare in Australia, a recuperare i genitori della ragazza. All’ennesimo sbuffo del treno, i due compaiono dal muro e si affrettano a raggiungere la famiglia, mano nella mano. 

“Ero sicuro che non ce l’avreste fatta.” li rimprovera Ron, scuotendo il capo. 

“Non accetto ammonimenti dal fratello che ha raggiunto Hogwarts guidando una macchina magica sopra la città di Londra.” Fred gli sorride a trentadue denti, lasciando la mano di Hermione, aiutandola a caricare i bagagli. 

“Ci vediamo tra due settimane, ma nel caso avessi bisogno di me… ” le dice, spingendo il baule della ragazza il più infondo possibile. 

“Ti terrò aggiornato continuamente.” conferma Hermione con un sorriso, passandosi la tracolla attorno al collo, “Non ti preoccupare.” 

Il treno ricorda a tutti di salire velocemente: è un ammasso di abbracci, di baci e di carezze. Harry stringe Ginny il più possibile, aspettando poi il turno con Hermione, avvinghiata nella presa di George. Il gemello, il più in debito con lei di tutto il mondo, non ha intenzione di lasciarla andare presto. Molly li divide, raccomandandole di stare attenta, e presto segue un buffetto sulla guancia da Ron. 

“Scrivi.” le dice Harry, “Avremo anche del lavoro da fare, ma vogliamo sapere come vanno le cose al castello.” 

“Sarà fatto.” conferma lei con un sorriso stampato sul volto, prima di girarsi a guardare Fred per l’ultima volte. Si alza sulle punte e gli lascia un timido bacio sul lato della bocca, “Ci vediamo tra due settimane.” gli sussurra. 

“Due settimane.”


Prima o poi, lo prometto, smetterò di scrivere su Fred ed Hermione. Più poi, che prima. Ringrazio tutti i miei lettori, ringrazio anche le persone più silenziose. Spero di aver chiarito ogni angolo della storia. 
A presto, 
Sia ❤

2 pensieri riguardo “There’s this whole soul mates reuniting story, worked up in the head

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