Come un sassolino – Capitolo cinque.


5. Piangere, nelle sue braccia

Quando gli occhi di Fred incrociano quelli di Hermione, comprende che il mondo sta per rivoltarsi di nuovo. Quasi un anno, si dice, è passato quasi un anno dall’ultima volta che l’ha vista, eppure è come se fosse passato un giorno. Il tempo, si accorgono in quel secondo, non è mai stata una barriera, come la distanza: dovunque si trovassero, qualunque ora fosse, i loro pensieri erano diretti l’uno verso l’altro. 

Lei distoglie lo sguardo, stanca, addolorata, triste

Fred nota che è cresciuta, che si muove con più consapevolezza. Adulta ad una età sbagliata, a causa di una guerra. Lo sa che ha appena dovuto dire addio ai suoi genitori, lo sa che sta stringendo i denti per non piangere, per non fare una scenata e più ci pensa, più è logorato dentro. 

Ron gli chiede il pane, riportandolo improvvisamente alla cena di famiglia, una cena che, a discapito delle buone intenzioni di Molly, sembra essere sempre più cupa. 

Silente era morto qualche mese prima, Fred e George avevano dovuto chiudere il negozio, Hermione aveva abbandonato casa e ora, tutti insieme, stanno aspettando il segnale per andare a recuperare Harry, nel tentativo di portarlo al sicuro.

Nessuno parla più, concentrati nei propri pensieri colmi di speranze e tormenti, fissando gli occhi nel piatto davanti a loro. 

Ginny è la prima ad alzarsi, precipitandosi in camera, con il cuore ancora in subbuglio: dopo che Harry l’aveva baciata in Sala Comune si era sentita volare a tre metri dal cielo. L’aveva sognato così tanto da piccola che, quando le labbra del Prescelto si erano appoggiate alle sue con passione, tutto le era sembrato surreale, impossibile. Ma Hermione gliel’aveva continuato a ripetere ed Harry, per qualche tempo, aveva continuato a confermarglielo. 

Poi, quando la prima faccia della guerra si era mostrata ai loro occhi, in modo crudele, quasi barbarico, si erano ritratti, persi. E Ginny, con il cuore distrutto, adesso pagava le conseguenze di essersi illusa, di aver sorriso, di essersi innamorata per davvero. 

Hermione la segue presto al piano di sopra, sedendosi al suo fianco, per abbracciarsi a vicenda, curando l’una le ferite dell’altra. 

“Non dovresti cercare di tirarmi su il morale.” le sussurra Ginny, appoggiando la fronte alla testa della sua amica, “Le mie pene d’amore non sono nulla.”

Ma Hermione, che le pene d’amore le continua a provare da più due anni, sa che non è vero, che il dolore non deve essere ignorato. Chiude gli occhi, impotente, mentre la stretta affettuosa di Ginny le ricorda che, alla fine, non è del tutto così sola.

 §

Quando Hermione scende le scale, il volto di Fred si gira verso di lei, focalizzandola alla perfezione, nonostante la luce fioca della luna. Non si parlano, preferiscono essere cullati da un silenzio pesante mentre, nella loro mente, il mondo si sta ricostruendo. 

Si alza dal divano, stringendola tra le sue braccia, facendole capire di potersi sfogare, di potersi fidare come aveva fatto in passato, di poter piangere, che lui le avrebbe asciugato le lacrime una ad una, che le avrebbe impedito di non rimanere più sola di quanto non fosse stata due minuti prima. 

Ed Hermione si aggrappa a quelle frasi mute, stringendo il maglione di Fred con forza, fino a che le sue dita non diventano bianche e doloranti, ma non le importa. Il profumo del ragazzo abbatte le sue ultime difese rimaste e sente, senza poterle fermare, le prime lacrime che abbandonano i suoi occhi e che cadono un po’ sulle sue mani e un po’ sul pavimento. 

Comincia a sussultare, presa dal ricordo pressante della voce dei suoi genitori che pronunciano il suo nome, che le sorridono, che le dicono che le vogliono bene e che sono fieri di lei, per quello che, contando solo sulle proprie forze, è diventata. 

Fred le lascia dei piccoli baci sui capelli, continuando ad accarezzarle gentilmente la schiena, permettendole di spezzare tutte le catene del suo cuore, ascoltando incessantemente quel fiume di lacrime che, probabilmente, ha cominciato a crearsi già qualche anno prima. Perché oltre ai suoi genitori, Hermione si ricorda di essere bloccata tra delle braccia calde, sicure, delle braccia che ha sognato durante tutto l’anno passato. 

“Mi dispiace, mi dispiace di non essere venuto prima.” le sussurra, mentre i singhiozzi di lei si placano. 

“Non dovevi, non erano questi… ” si sforza di dire la ragazza, venendo interrotta dal corpo di Fred, che la stringe fino a quasi non farla respirare più. 

 §

“Quello ti ha fatto perdere parecchi punti.” le sussurra Fred, passandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio. Hermione lo guarda, confusa: da quand’è che esistevano dei punti? Punti per contare cosa poi? 

Fa per aprire la bocca, ma ha già la sensazione che lui non le risponderebbe. 

“Ha il suo fascino McLaggen.” si sforza di controbattere, nella speranza di essere stata convincente. 

“Dove sarebbe collocato tutto questo fascino? Nelle sue labbra bavose che cercano le tue sotto il vischio o nel rigurgito di palle di drago per terra?”

“Quando hai avuto il tempo di diventare una vecchia pettegola?” gli occhi di Hermione si specchiano in quelli di Fred, che si lascia scappare una risata. 

Sembra che, da quando si sono allontanati dalla Tana, per sedersi sull’erba fresca sotto al cielo stellato, i loro animi si siano purificati. 

“Te lo concedo, hai vinto tu.” alza le mani al cielo il ragazzo, sorridendole. 

Il silenzio li avvolge di nuovo, ma non è pesante questa volta, è un silenzio che sa di mille sorrisi, di mille risate: perché su quel prato fresco si sono ritrovati, come se fossero stati catapultati due anni prima. 

Hermione, nascondendo il pensiero dei suoi genitori e della guerra, vive il momento, osservando il volto di Fred con più attenzione, studiando il taglio fine dei suoi occhi, il naso pronunciato, ma non fastidioso e le labbra, quelle labbra indimenticabili. Simile è il pensiero di lui, che ripassa le fattezze del viso sottile della ragazza. 

Si specchiano uno nell’animo dell’altro, comprendendo di essere sempre allo stesso punto vuoto, su un precipizio senza fondo: se si fossero presi adesso? Quanto tempo sarebbe passato, prima di doversi separare di nuovo? Avrebbe fatto male ancora una volta? 

Queste domande turbano il loro silenzio di pace, ma non riescono a respingerle più, carichi di un’energia accumulata durante tutto l’anno precedente. Tuttavia, quando Fred alza la mano per accarezzarle il volto, la ritrae poco dopo, ancora prima di arrivare a toccarle la pelle. Perché il frastuono della guerra è più rumoroso dei suoi interrogativi.

E, immaginando di doversi separare da Hermione ancora una volta, capisce che avrebbe fatto male, probabilmente più male di sempre. 

Distoglie lo sguardo lei, leggendo quei pensieri negli occhi di Fred, comprendendoli. Se ne sarebbe andata, non serviva immaginarlo. Presto o tardi avrebbe lasciato la Tana con Harry e Ron, senza avere la certezza di tornare mai più, senza avere la certezza di poter rivedere Fred un’altra volta e lì, proprio lì, il dolore le avrebbe punto il cuore fino a sfinirla definitivamente. 

“Dovremmo andare a dormire, comincia a fare freddo.”

Mentre Hermione si alza in piedi, pulendosi dal verde dell’erba, muovendo il primo passo, osservando da dietro la schiena di Fred, sente che qualcosa ricomincia a darle fastidio: quel sassolino nella scarpa, che per un breve periodo si era spostato in una posizione meno dolorosa, adesso le punge di nuovo la carne, con più ferocia di prima come se, nel frattempo, si fosse appuntito. 


Sia ℘

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