Chose me – Capitolo dieci.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3Quando Fred entra in Sala Grande, nota Ron, gli occhi di Hermione si perdono nella ciotola davanti, sforzandosi di rimanere calma. Ginny cerca di parlarle, ma lei non alza gli occhi, fa finta di essere inesistente, anche quando oramai il gemello li ha superati. E gli viene in mente che non è la prima volta che abbassa lo sguardo, quando lo incrociano per i corridoi.

Da quando Hermione abbassa lo sguardo?

Ron si slancia verso di lei, che ha ancora il volto nascosto nella tazza, – Tutto bene? – le chiede, amareggiato per non averglielo chiesto prima, troppo preso da Lavanda. Gli occhi di Hermione lo fissano fino in fondo all’anima, perché lo nota, sono così tristi, vuoti.

Annuisce lei, prima di essere chiamata da Ginny, che le vuole far leggere un articolo della Gazzetta del profeta.

Ron allora sposta gli occhi su Harry, che gli fa segno di lasciare perdere, che magari non è il momento giusto, magari anche lei ha bisogno di tempo. E allora al più piccolo dei Weasley non resta altro che andare a scambiare un paio di chiacchiere con il fratello maggiore, durante un cambio dell’ora.

– Tu hai idea del perché Hermione sia così triste, quando passi tu? –

E per Fred, che quando lei gli parlava era sempre raggiante, quella domanda è come una doccia fredda, – Triste? –

– Sono stato un pessimo amico? – Ron si lascia andare nella poltrona, dopo aver sbagliato l’ennesima mossa, regalando la vittoria ad Harry.

– Di che parli? –

– Non mi sono più preoccupato di Hermione, mentre lei non ha mai smesso di fare il tifo per me. –

Il Prescelto sorride, incapace di fare altro: come può dirgli che tanto Hermione non la può aiutare, che sarebbe controproducente, – Cerca di non pensarci troppo, verrà a parlarci quando se la sentirà –

L’attenzione di Harry viene poi conquistata completamente da Ginny, che entra dal dipinto e vede solo lui, salutandolo velocemente con la mano. E anche qui Ron, osservando la luce negli occhi del suo amico, comincia a rendersi conto di essersi perso più cose di quelle che avrebbe voluto.

– Tu credi che a Harry piaccia mia sorella? – Ron sussurra ad Hermione, mentre stanno facendo il loro giro per i corridoi.

Hermione indirizza lo sguardo il più lontano dall’amico, nella speranza di non palesare qualcosa che non dovrebbe essere lei a rendere noto, – Perché –

– Io credo che le piaccia. – continua il rosso, mettendosi le mani nelle tasche, – Ed è probabile che anche a Ginny piaccia lui, Harry è un bel ragazzo. –

– Stai bene? – Hermione si ferma in mezzo al corridoio, costringendo Ron a guardarla di nuovo in volto, per la seconda volta in una giornata.

– Sto bene. – conclude il ragazzo, accettando quella dura verità, maledicendosi per essere sempre stato cieco, – Mi dispiace. –

– Per cosa? –

– Non voglio che soffrano per colpa mia, se… Se si piacciono, possono fare quello che vogliono . –

– Ron, cosa hai mangiato questa sera a tavola? Dovresti andare a stenderti da qualche parte. –

Il ragazzo però non si muove e non cambia nemmeno la sua espressione, – Non lo dovresti dire a me. – dice infine lei, sostenendo lo sguardo, – Dovresti parlarne con loro. –

Ron sorride, stroppicciandole i capelli, – Volevo che lo sentissi anche tu. – dice, sorpassandola.

– Io cosa c’entro? –

– Muoviti, o non andremo mai a dormire. –

– Da quanto? – lo sguardo indagatore di Ron si posa sul volto di Ginny, che lo guarda confusa.

– Da quanto cosa? –

Harry appoggia il bicchiere sul tavolo, prestando attenzione alla conversazione, mentre Hermione fa finta di non essere presente.

– Da quanto stai con Harry? – la domanda è così schietta che, per un attimo, rimangono tutti in silenzio, perfino Neville, che di solito avrebbe perlomeno commentato, sorpreso.

– Tre mesi e mezzo. – risponde il Prescelto, fissando lo sguardo sul volto dell’amico, preoccupato della sua reazione.

– Certo che potevate anche dirmelo prima. – sbotta Ron, lasciandosi andare in una risata levata, passandosi una mano fra i capelli.

– Non te lo volevamo tenere nascosto, ma tu sei… – Ginny cerca di riprendere posto nella conversazione.

– Lo so come sono, ma se siete felici, non posso farci nulla. – Ron stringe le spalle, facendo cadere velocemente l’occhio su Hermione, prima di servirsi una parte della sua colazione.

In Sala Comune, George non è l’unico a stupirsi, mentre Ginny è seduta sulle ginocchia di Harry, leggendo la stessa rivista di Quidditch.

– Volete essere uccisi? – intima ai due il gemello, indicando Ron dall’altra parte della stanza, in una simile posizione con Lavanda.

– Ci ha dato il suo permesso. – commenta sua sorella, alzando lo sguardo con felicità. Poter stare attaccata ad Harry anche fuori dalla loro camera, è la sua nuova cosa preferita. Si tenevano per mano nei corridoi, gli faceva il tifo a pieni polmoni sugli spalti del campo da Quidditch e, rare volte, qualche bacio scappava.

– Hai stregato tuo fratello? – si intromette Angelina, appoggiando il mento alla spalle del suo ragazzo.

– Non gliel’avrei mai permesso. – Hermione si avvicina al fuoco, scaldandosi le mani infreddolite, – Ha fatto tutto da solo. – continua, sorridendo a Ron, la cui attenzione era stata, a quel punto, catturata.

– Ho un animo buono infondo. –

– Di animo buono certo, ma non è che a volte sei… – azzarda George, prendendo la mano di Angelina, cominciando a solleticarla.

– Sono tempi andati. – Ron sembra essere categorico, – Accetto che il mio migliore amico stia con mia sorella e accetterei anche la cosa opposta. – sottolinea, mentre Hermione è l’unica che abbassa gli occhi al terreno, imbarazzata.

– Hai preso una testata da qualche parte? – Fred, che era impegnato in una conversazione con Lee, aveva cominciato ad interessanti dell’altra conversazione, quando Hermione aveva voluto dire la sua. E l’aveva osservata da lontano, mentre la sua espressione si faceva imbarazza, tanto che non aveva resistito, abbandonando Lee alle sue teorie.

– Non che mi ricordi. – Ron appoggia le mani sullo schienale del divano, scuotendo il capo.

– Sarebbe una spiegazione logica. – Angelina ride, scrollando i lunghi capelli, per poi salutare George con un bacio veloce, per andare a parlare con Lee, abbandonato da tutti.

– Perché, invece, non accettate semplicemente che abbia cambiato idea? – Ginny si intromette, incrociando le braccia al petto. Hermione le sorride, convincendosi a sedere sulla poltrona vicino a Fred, cercando di non guardarlo troppo negli occhi, per evitare di arrossire.

Sente, improvvisamente, il suo profumo più intensamente, quel profumo che le era mancato e che, se avesse potuto, avrebbe voluto sentire tutto il giorno, senza sosta. Quando si volta, Fred è accovacciato a fianco lei, con le il viso appoggiato allo schienale del divano, – Va tutto bene? – le sussurra, mentre l’altra conversazione va avanti tra Ginny e George.

Annuisce lei, perdendosi per un attimo negli occhi del ragazzo, che sono di nuovo così vicini, così chiari, così trasparenti. Si dimentica di respirare, mentre lo sguardo di lui non si stacca, fissato probabilmente prima sui suoi capelli sui suoi grandi occhi nocciola, sul suo piccolo naso e su quelle piccole labbra che avrebbe già voluto rubarle più volte.

– Perché? – si affretta a chiedere Hermione, inumidendo la bocca.

– Chiedevo, tutto qua. – Fred le sposta una ciocca di capelli dietro l’orecchio e si congeda, raggiungendo quel Lee, che aveva lasciato da solo qualche minuto prima.

images (1)Il fuoco, davanti agli occhi di Ginny, continua a bruciare la legna senza sosta. Scuote il capo, mitigando uno sbadiglio, per poi intimando ad Harry di andare a letto.

Il suo ragazzo è ancora preso da una conversazione con Hermione, una delle poche ancora rimasta a parlare in Sala Comune.

– Sei stanca? –

Ginny annuisce, salutando l’amica da lontano, trascinandosi verso le scale, aspettando che Harry la raggiunga.

– Vuoi dormire con me anche questa sera? – le sussurra all’orecchio, solleticandole il collo e provocandole un brivido lungo la parte destra del corpo.

– Speravo che me lo chiedessi. – Ginny gli passa un braccio intorno alle spalle, affrettandosi verso la camera, nella speranza di addormentarsi presto tra le braccia di Harry.

Mentre, al contrario, Hermione è rimasta seduta su una delle poltrone, mezza addormentata, desiderando di raggiungere il letto senza dover muovere un passo. Cerca di alzarsi, ma il calore del fuoco le ha già intorpidito le braccia.

Si dice che può rimanere lì ancora un po’, che tanto non succede niente. Si toglie la cravatta, stringendola poi nella mano, accovacciandosi al meglio, appoggiando la testa sullo schienale, chiudendo gli occhi.

– Solo qualche minuto ancora. – sussurra, addormentandosi.

– Non mi avrebbe detto che sarebbe rientrata tardi. – insinua Fred, guardando la pianta che è tornata sulla scrivania di Hermione, – Me lo poteva almeno dire, almeno non mi sarei preoccupato. –

– Non che mi debba preoccupare, è la strega più forte che abbia mai conosciuto, ma voglio dire… – Fred si zittisce, passandosi una mano nei capelli rossastri, rendendosi conto, ancora una volta, che quella conversazione non può giungere da nessuna parte.

– Lascia perdere. – sussurra, chiudendosi la porta alle spalle, scendendo le scale, verso la Sala Comune. Lì, i suoi occhi vengono rapiti dal volto illuminato dal fuoco scoppiettante di Hermione, che è addormenta su una delle poltrone.

– Ma che diavolo stai facendo? – Fred le sorride, accovacciandosi davanti a lei. Cerca inutilmente di spostare gli occhi dal collo di Hermione, più scoperto del solito. Si accorge di volerlo baciare e assaporare, di volerlo accarezzare tutto il giorno e di volerla sentire ridere mentre lo fa.

Distoglie lo sguardo, improvvisamente in difficoltà.

– Vieni a letto? – le chiede poi, cercando di svegliarla.

Hermione apre gli occhi con fatica, ancora assonnata, – Fred? Cosa succede? –

– Andiamo in camera. – le intima di nuovo, allontanandosi, per poi offrirle la mano, che accetta, finendo a pochi centimetri dal volto del ragazzo. Fred  le sfiora il volto con la labbra, per poi appoggiare il mento sui capelli di lei, censurando i suoi stessi movimenti.

– Perché sei qui? – Hermione cerca invano di dare un contegno al proprio cuore, abbassando lo sguardo verso il terreno.

– Non mi avevi detto che saresti tornata tardi, mi sono preoccupato. – confessa lui, lasciandola andare, avviandosi poi per le scale, – Dovresti dormire di più –

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...