Chose me – Capitolo nove.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3La vigilia di Natale era passata tranquillamente: Sirius e George erano stati ben avvisati di evitare un qualunque tipo di altro scherzo, o Molly si sarebbe presa cura di loro. Così la mattinata, tutti si erano svegliati in pace, preparando la casa, impacchettando gli ultimi regali rimasti dimenticati in fondo alle valigie.

La Signora Weasley si era data alla cucina tutta la giornata, preparando una delle cene più ricche che avesse mai fatto, cercando di tirare su gli animi dei giovani ragazzi, sul procinto di tornare a scuola.

Verso le dieci sera, si erano riuniti tutti in salotto, portando con loro i vari pacchetti di regali, da smistare sotto l’albero addobbato da loro stessi qualche giorno prima. Le palline, di colori diversi, erano state sparse un po’ ovunque e, alla fine, si era optato per mostrare alla vista la parte decorata da Hermione, anche se definita proprio da lei la più noiosa.

Quando la mezzanotte era scoccata, gli auguri erano piovuti da destra a sinistra, accompagnata poi dallo scarto dei regali. Tutti avevano trovato, da parte di Molly, un maglione alla Weasley, con la propria lettera in centro, seguiti poi da una manciata di dolcetti per Ginny, qualche pergamena nuova e una piuma per Hermione, dei nuovi guanti da cercatore per Harry, Ron invece si era ritrovato tra le mani una serie di riviste legate al Quidditch. I gemelli avevano fatto una scorta considerevole di sconti per Zonko.

Ed il resto delle vacanze se ne era volato placido, ricordando ai giovani di dover terminare i compiti prima di tornare a scuola, senza quindi lasciare spazio a nuove sciocchezze, nemmeno minime.

Harry e Ginny avevano trovato il tempo di incontrarsi più volte nella casa, nelle stanze vuote, per strapparsi un paio di baci, per poi allontanarsi, quando Ron entrava, alla ricerca di compagnia. Hermione si era immersa nelle sue letture preferite, evitando al massimo ogni tipo di rapporto con i gemelli, che, con somma sorpresa, non avevano provocato ulteriori danni insieme a Sirius.

Infine erano stati accompagnati al treno da Molly, che li aveva salutati tutti, con le lacrime agli occhi, raccomandandosi di non prendere freddo e di mangiare, per non essere mai a corto di forze.

Sul treno di ritorno, Hermione si perde a guardare fuori dalla finestra, incapace di dare un freno ai suoi pensieri: a breve avrebbe dormito a fianco di Fred ancora una volta, nella stessa stanza, gli avrebbe parlato, avrebbero riso. Però qualcosa sembra essersi incrinato: durante gli ultimi giorni entrambi avevano cercato di evitarsi, forse perché ancora imbarazzati.

– Hermione? – la richiama Harry, mentre Ginny esce dallo scompartimento, alla ricerca del vassoio dei dolci, – Torna nel mondo dei vivi. –

– Dove sono andati tutti? – chiede lei, cercando Ron e sua sorella, che giura, erano seduti proprio a fianco a lei.

– Uno è andato a salutare Lavanda, Ginny credo sia andata a cercare qualche dolce. – Harry le si avvicina, inclinando il volto, – Va tutto bene? –

– Solo solo un po’ stanca. – mente, sorridendogli di rimando.

– Stanca di Fred? – la domanda di Harry la istiga, costringendola a guardarlo sorpresa, spalancando gli occhi, – Non è colpa mia se la tua amica non si tiene per sé i segreti. –

Hermione sospira, ormai scoperta, – Non so cosa fare. – gli confessa, stringendo le spalle in segno di resa, – E’ proprio lì, tutto il tempo. –

– Puoi venire da noi, quando ti sentirai alle strette. –

– Posso venire davvero? – gli occhi della ragazza cominciano ad illuminarsi, saltando al collo di Harry, per ringraziarlo.

– Cosa mi sono perso? – chiede Ron, passandosi una mano tra i capelli, guardando i due amici con curiosità.

Quando Fred si gira per cercare il suo gemello, questo si è già precipitato in camera, seguendo Anglina su per scale. Sospira, lasciandosi ricadere su una sedia, continuando ad ascoltare Lee, che gli sta parlando da una decina di minuti di come la prossima partita di Quidditch sarebbe dovuta essere indispensabile.

– La partita è tra circa due mesi, lo sai vero? – gi ricorda, soffocando le risate quando qualcuno le tocca la spalla.

– Credo che stasera tornerò tardi, cercherò di fare più piano possibile. – lo informa Hermione, affrettandosi poi a raggiungere, che la sta aspettando dall’altra parte della sala.

Gli occhi di Fred la seguono, fino a che anche la sua schiena sparisce dietro al dipinto. Fuori ad aspettarla c’è anche Lavanda, stranamente senza Ron.

– Fred? – lo chiama Lee, mettendogli davanti lo schema dell’ultima partita di Tassorosso.

– Ti ricordi che il capitano della squadra è Angelina? –

– Quella che è stata rapita dal tuo gemello qualche minuto fa? – Lee sorride malizioso, – Dovrebbero darsi una calmata, se ne stanno sempre in camera. –

Fred alza gli occhi al cielo, – Meglio in camera loro, che da qualche altra parte. –

Ron guarda verso l’alto, cercando di impegnare la mente, del tutto annoiato: Lavanda gli aveva detto che non ci sarebbe stata quella sera, ma che avrebbe passato del tempo con Hermione e Ginny, tanto per cambiare.

Presto, a guardare il soffitto, si era aggiunto anche Harry, sdraiandosi sul letto dell’amico.

– Che stai facendo? – gli chiede, confuso.

– Mi annoio. – conclude Ron, lasciando uscire un profondo sbadiglio.

– Neville? –

– Credo che sia ancora in Sala Grande a parlare con Luna, non lo vedo tanto ultimamente. –

– Mh. –

Il silenzio li abbraccia, del tutto impossibilitati a trovare un nuovo argomento: avevano giocato a scacchi tutto il pomeriggio, dopo aver finito i compiti per il giorno dopo.

Qualche secondo dopo, dall’altro lato di Ron si sdraia Fred, – Che state facendo? – chiede ai due.

– Ci annoiamo. – lo informa Harry, sistemandosi meglio gli occhiali sul volto, – Che ci fai qui? –

– Lee è andato a letto, George si è barricato nella sua camera, Hermione ha detto che sarebbe tornata tardi. –

– Ti senti solo? – gli chiede sorpreso Ron, mentre Harry focalizza la sua attenzione sulle ultime frasi del gemello.

– Mi ignorano tutti, non sono abituato ad essere ignorato. – sbotta Fred, cercando di cancellare la sua conversazione con la pianta che Hermione teneva sulla scrivania, che aveva avuto qualche minuto prima, pur di parlare con qualcuno.

– Quindi le stiamo aspettando tutti e tre insieme – conclude Harry, coprendo il suo volto con il braccio.

– Perché dovreste aspettare Ginny ed Hermione? – Ron si innalza e comincia a guardarli, insospettitosi.

Harry e Fred si guardano velocemente, comprendendo di poter essere nei guai, – Perché se vado a dormire ed Hermione mi entra in camera facendo baccano, ci metto troppo a riaddormentarmi. – conclude il secondo, imitato poi anche dal Prescelto.

Ron si ributta giù, in mezzo ai due, continuando a vedere il soffitto, – Allora sì, le stiamo aspettando tutti e tre. –

Guardando in alto ancora per qualche tempo, ma raggiungo presto il loro punto di rottura: i due ospiti si alzano e si congedano dal proprietario della camera, augurandogli una buona notte.

– Senti, – esordisce Fred, cominciando a dirigersi verso la sua porta, – Davvero mi sveglio e dormo male, se Hermione mi sveglia. – chiarisce, per evitare che Harry possa pensare male.

– Recepito, tranquillo. – gli sorride il più giovane, proseguendo verso la propria stanza, – Buonanotte, Fred. –

images (1)Quando Ginny rientra in camera, Harry è già andato a dormire. Si avvicina al suo letto, accarezzandogli i capelli nerastri, desiderando ardentemente di immergendosi in tutte quelle ciocche morbide.

Lui si gira, svegliandosi, – Sei tornata tardi. – constata, baciandole la mano che era prima persa nel suo ciuffo.

– Ero giù in Sala Comune, non ho fatto nulla di illegale. – gli sussurra, baciandogli la fronte e cercando di andare a cambiarsi.

– Dormi con me Ginny, mi sei mancata. –

Hermione chiude silenziosamente la porta dietro di sé, lanciando uno sguardo veloce verso il suo compagno di stanza, che si è addormentato con una fiammella accesa vicino al volto e, nota, la sua pianta è spostata sul comodino di Fred.

– Tu cosa ci fai qui? – sussurra al vasetto, dandosi presto della stupida, cercando di parlare con qualcosa di inanimato.

Butta un’ultima volta gli occhi sul ragazzo, chiedendosi come sia stato senza di lei, se si fosse sentito solo, se invece fosse stato contenta. Sposta una ciocca dietro l’orecchio, lasciandosi scappare un sorriso, indugiando lo sguardo sulle labbra di Fred, chiedendosi improvvisamente come potrebbe essere baciarle. Dolce? Emozionante?

Scuote la testa, lasciando la pianta dove l’ha trovata, avvicinandosi al suo letto, alla ricerca del pigiama. Deve smetterla di credere, di pensare. Quello che le serve è una pausa da Fred, evitare di pensare al suo petto, al suo sorriso, persino alla sua voce.

Perché se lo sente, in fondo al petto, che lei non ha nemmeno una chance ed è per questo che anche la sera dopo, mentre una morsa le divora il petto, si costringe a trovare l’ennesima scusa.

– Torno tardi, non aspettarmi alzata. –

E Fred non l’aveva aspettata, la prima, la seconda volta e anche la terza. Aveva cercato di mettersi il cuore in pace, convincendosi oramai che Hermione avesse parlato con il ragazzo che le piaceva e che uscisse con lui la sera, nascondendosi da qualche parte. Perché lo nota ogni volta, che quelle che lei gli propina, sono solo delle maledette scuse.

E più gli mente, più a Fred fa male. La guarda allontanarsi, convincendosi di non avere più una chance di abbracciarla, di toccarle i capelli, di baciarla.

Miseriaccia

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