Punto di rottura.

Ho raggiunto il punto di rottura. Quel punto in cui anche mettersi a scrivere qualcosa, mi dava fastidio, mi stancava. Io, io che amo scrivere da quando ho undici anni, ecco che ad un tratto ne ho piene le tasche, mi sento affogare.

Ogni parola in più – detta o scritta – al giorno è troppo, fa venire il vomito. Perché c’è troppo, troppo impegno, troppa devozione, troppo amore, troppo odio.

Si dice che, a furia di curare il malato, si finisce per ammalarsi. La mia malattia, oltre allo stress, a degli attacchi di pianto, è quella di aver abbandonato la scrittura, sono appassita, ho perso quello che amavo fare.

Tutto è diventato un eccesso, ho perso l’amore, ho perso una parte di me stessa. Guardare, curare una persona che sembra essere ignara del suo male, che vede zucchero e caramello ovunque, mi ha invece mostrato cioccolato amaro e limone.

Curare una persona con demenza senile non è il mio lavoro, ma lo è diventato. Ed è diventato anche la ripetizione, continuare a fare le stesse cose, dire le stesse cose, vedere le stesse cose. Si entra in un circolo che non ha una uscita, che non ha una pausa, che non ha niente. Si ha tutto e non si ha niente.

L’anima si è ammalata. Perché a volte, dopo sette mesi di dodici ore di lavoro ogni giorno della settimana – di ripetizione – ci si ammala. E si lascia indietro lo studio, l’amore, la gioia, la felicità.

E la scrittura, mi ha logorato dentro doverla abbandonare, ma non avevo più tempo, più voglia, più dedizione. Provavo solo nostalgia, mancanza, ma non c’era niente in me che spingesse per scrivere, per buttare giù due righe.

La verità è che, voler seguire un altro progetto, ora, mi sembra grande. Fa paura non avere tempo per sé stessi, per sentirsi bene.

Eppure scrivere oggi mi fa bene, mi ha fatto bene: forse perché finalmente mi sento libera, mi sento più tranquilla. Magari non sarò presente come gli anni scorsi, magari mi metterò a scrivere solo quando ne avrò voglia, magari.

Prendetevi il vostro tempo, amatevi, respirate, che fa sempre bene. Quello che ho imparato è guardarvi intorno, cercare aiuto e se questo aiuto non arriva, allora prendete in mano la situazione. Perché si è sempre più forti di quello che si pensa.

Sia ℘

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