George Weasley non lo sa.

George Weasley non lo sa, nemmeno lo sospetta che, quando suo fratello sparisce per quei dieci minuti al giorno, lo fa solo per accertarsi che sta respirando davvero. 

Fred si alza dal letto, dal divano e, nel caso sia già in piedi, esce semplicemente dalla porta sul retro della Tana e cammina sul prato, guarda il cielo con le mani in tasca e respira. Respira

L’essere quasi morto per qualche secondo è qualcosa che ha lasciato il segno. Perché Fred sa cosa vuole dire non respirare, provare con tutte le forze, ma non riuscirci. Fred sa ed è per questo che dieci minuti al giorno, con il sorriso sulle labbra, si chiude la porta della Tana alle spalle e respira. 

Ma George Weasley non lo sa, nemmeno lo sospetta. Non lo vorrebbe sapere, considerato che lui quei dieci minuti al giorno li passa a torturarsi le mani: perché mentre Fred non stava respirando, era George che piangeva sul suo corpo quasi morto. Quei dieci minuti al giorno sono come averlo perso davvero. 

Fred lo sa che si tortura le mani, perché quando torna sono tutte arrossate e gliele medica, di tanto in tanto, per convincerlo che non se ne va, che è vivo.  

Solo Hermione sembra essersi accorta dei suoi dieci minuti: lo vede dalla finestra della sua camera, che si passa una mano fra i capelli, che tocca l’erba fresca sul terreno, che sorride, che osserva l’azzurro del cielo. Ogni giorno, per dieci minuti. Ed è quando lui esce, che chiude il libro che ha tra le mani, per osservare la meraviglia umana. Osserva Fred ed è come se lui stesse respirando anche per lei, come se le mani che toccano l’erba siano anche quelle di Hermione. E l’erba – immagina – deve essere sia ruvida, che morbida al tatto. 

Per quello, conclusasi l’ennesima cena di famiglia alla Tana, esce in giardino, con un misero maglione sulle spalle ed osserva il cielo stellato sopra di lei e cammina per qualche minuto, sentendosi così stupida. Perché non sono i suoi dieci minuti di cura, sono quelli di Fred: non funziona per tutti allo stesso modo, perdere il respiro, non è come perdere i genitori. 

Eppure Hermione, imbarazzata, lancia gli occhi al terreno sotto ai suoi piedi, all’erba già fresca della notte e l’accarezza per un briciolo di secondo

Ma Fred ha imparato ad apprezzare anche i bricioli di secondi e guardare Hermione dalla finestra toccare l’erba del prato come una bambina alla scoperta del mondo, lo fa sorridere, gli fa sentire il ricordo del tocco sulla sua mano, lo riporta in vita più di qualsiasi rituale dei dieci minuti. 

George Weasley non lo sa, e nemmeno lo sospetta che Fred è andato in camera di Hermione, per chiederle di accompagnarlo a fare un giro nel prato della Tana. E non sa nemmeno che lei ha chiuso il libro, per seguirlo al piano di sotto, al di là della porta, a sentire la consistenza dei fili del prato. 

“Mi dispiace.” sussurra, passandosi una ciocca di capelli dietro all’orecchio, riparandosi dalla luce del sole che le brucia  la pelle. 

Fred, che è accovacciato a terra, si gira sorpreso, “Per cosa?”

Si guarda intorno, meravigliata, “Questo, tutto questo, ogni filo del prato, è tuo: non avrei mai dovuto rompere… “

“Non hai rotto nulla.” la ferma, tornando a guardare l’erba davanti a lui, “Ero stanco di venire qua da solo, ci si perde troppo nei pensieri a sentire il silenzio.” le dita di lui giocano con un filo, che si arrotola quasi fino alla nocca dell’indice, prima che lui torni in piedi, “D’altronde, fa sempre piacere essere accompagnati da una bella donna.” 

Hermione scrolla il volto, mentre un tiepido sorriso si staglia sul suo volto, “Noto che non hai perso la tua lingua lunga.”

“Avresti preferito?”

La mente di Hermione, mentre gli occhi di Fred sono di nuovo fissi sul suo volto, corre a due anni prima, a quando i gemelli erano la sua sfida quotidiana, il pane per i suoi denti. Non c’era giorno – in casi speciali ore – in cui non si sentisse in dovere di fermali, di rimetterli in riga e in cui loro – specialmente Fred – le rispondevano in tono, non per prenderla in giro, ma cercando una sfida. Ma sfidare il prefetto della propria casa, l’hanno capito alla fine, portava solo a quei cinque, dieci punti in meno. 

Eppure, a due anni di distanza, Hermione è grata per tutti quegli inseguimenti, per quelle risate – perché ce n’erano state, anche parecchie -, è grata di essere stata il prefetto di Fred e George Weasley. 

“No, non l’avrei preferito.”

Quando i gemelli riaprono il negozio, alla fine della guerra, gli affari ci mettono qualche settimana a decollare. La gente ha ancora bisogno di piangere, ha ancora bisogno di sentire la mancanza, la morte. Ron è uno di quelli che non mette piede dentro i Tiri Vispi, perché il pensiero di Lavanda morta in uno dei corridoi del castello è ancora pulsante nel suo cervello: se fosse arrivato prima, se avesse deciso di stare con lei, se avesse? Il punto che Ron non ha e non vuole andare ai Tiri Vispi. 

Harry ha provato a convincerlo, Hermione è stata lì, ma ad un certo punto ha capito che non serve a nulla costringere: Ron sarebbe venuto, magari tra un giorno, una settimana, un anno. Sarebbe venuto, gli serve solo lo spazio e il tempo per pensare. Uno dei primi a tornare è Percy, che per la prima volta lo vuole vedere il negozio, dopotutto ha appena sviluppato la sua vena ironica, ha bisogno di coltivarla. Per questo George gli vende qualche Crostatina Canarina e un paio di Merendine Marinare, tanto per cominciare. 

“Gli avete almeno detto come funzionano?” chiede Hermione, mentre osserva Percy parlare tutto contento con Bill, che si trattiene dal ridere. 

“Neanche per sogno.” George sorride, chiudendo la cassa con entusiasmo. 

“Non sarebbe divertente.” continua Fred, alzando le spalle con tranquillità. 

“Siete incorreggibili.” si lascia scappare un sonoro sospiro, prima di scuotere di nuovo il capo. 

“Oh no, Fred lo ha fatto di nuovo.” comincia uno dei due gemelli, piuttosto preoccupato. 

“Hermione, cosa abbiamo detto dei lunghi sospiri e di quel davvero deprimente movimento della testa?” Fred alza un sopracciglio, piuttosto risentito.

“Ma voi… “

“Hermione.” l’ammonisce Fred, incrociando le braccia al petto, imitando la posizione che assumeva ogni volta lei, per sgridarli. 

“Niente depressione, niente magone, se non vuoi un enorme pacco di carbone.” conclude lei, sconfitta per l’ennesima volta. 

George annuisce, allontanandosi soddisfatto per aiutare Angelina con un pacco di Pasticche Vomitose. 

“Tu lo sai, vero, che non ha un briciolo di senso?” chiede Hermione, avvicinandosi a Fred, che si abbassa per sentirla meglio, ma non le risponde. Semplicemente le scompiglia i capelli, sorridendo senza pensieri, prima di andare a servire l’ennesimo cliente. 

George Weasley non lo sa, ma lo vorrebbe sapere perché Fred quel giorno non torna da più di dieci minuti. Si tortura le mani, mentre l’ennesimo campanello del negozio gli dà alla testa, ma prima di potersi far più male di così, sente la mano di Angelina che si incastra con la sua, per tenerla occupata. 

Fred, alla Tana, sta tenendo stretta quella di Hermione. Gli dispiace essere in ritardo, ma gli dispiace di più lasciarla piangere da sola, in camera, perché ha mangiato la crostata all’albicocca, che è il dolce preferito di sua madre e perchè, si è ricordata poco dopo, una madre lei non ce l’ha più. 

“Non sei andato in giardino e sei anche in ritardo al lavoro.” gli fa notare, asciugandosi una guancia con il lato della mano libera, che è comunque già inondato dalle lacrime. 

Fred non le risponde, passandole un dito sul volto ancora bagnato, lasciando che il silenzio dica più di mille parole. Perché Fred lo ha capito che non gli serve più passare dieci minuti a respirare, se può toccare un altro essere umano, se può sentire un tipo diverso di intimità, che sia anche solo di amicizia. E lo sa, che Hermione in quel momento non vuole davvero che se ne vada, ma lo ha detto solo per fargli un piacere, per non farlo sentire incatenato. 

Si appoggia alla spalla di Fred, tirando su con il naso, “Grazie.”

George Weasley non lo sa, ma mentre le soffici labbra di Angelina si posano sul lato sinistro della sua bocca, non gli interessa sapere dove sia Fred per una volta, anzi, spera che non si faccia vedere ancora per qualche minuto. 

La risata di Ron colora il tramonto intorno alla Tana. Sono passati esattamente tre mesi, cinque giorni e sette ore – Molly ne ha tenuto il conto – da quando Ron non ha riso.

L’aria, intorno a loro, sembra meno rarefatta, meno carica di odio, più leggera. E il rosa, il rosa del tramonto accentua il rosso dei capelli dei Weasley. 

George, caduto a terra a causa del fango sul prato, non si arrabbia, ma ride anche lui con il fratello. Ginny si asciuga una lacrima sotto gli occhi, Harry scuote il capo divertito, Molly stringe al petto il mestolo da cucina che tiene tra le mani, mentre è ancora sulla porta. Fred si gira per guardare Hermione, che prima osserva Ron con un certo sollievo e poi ricambia il gesto. Il rosa, il rosa del tramonto rende tutto più caldo, anche quel semplice sguardo. 

George Weasley non lo sa, e nemmeno lo vorrebbe sapere che qualche volta suo fratello ha gli incubi e si sveglia di notte, sudato fradicio, perché ha sognato ancora una volta di morire davvero. E quando si sveglia, il dolore al collo gli fa pensare che forse è quasi successo di nuovo. 

Per questo si toglie la maglietta del pigiama con un gesto di rabbia, per scendere in cucina a prendere un bicchiere d’acqua, nella speranza, quasi sempre vana, di lavare via anche quel ricordo. Quella notte, gli scalini sotto i suoi piedi sembrano i tasti di un pianoforte e come una sinfonia annunciano ad Hermione che qualcuno sta scendendo.

Quando i loro occhi si incontrano, c’è una certa incertezza, dovuta alla stanchezza, all’imbarazzo di lei a vederlo a petto nudo. 

“‘Mione” biascica lui, passandosi una mano sull’occhio destro, “Che cosa ci fai sveglia a quest’ora?” chiede, ignorando l’ora. 

“Stavo leggendo.” risponde lei a bassa voce, spegnendo la luce della sua bacchetta e appoggiando sul tavolino il libro che ha sulle gambe, per girarsi completamente verso di lui, “Tu?” 

Il ragazzo si avvicina, ma rimane in piedi, “A volte mi capita di fare un sogno e non è sempre… “

“Fred, tu stai respirando.” gli dice, alzandosi sulle ginocchia per stare quasi alla sua altezza, prendendo la sua mano per appoggiarla sul suo petto, “Il tuo cuore sta battendo, sta battendo anche piuttosto forte. Non stai morendo.” 

La poca luce non permette ad Hermione di osservare il lieve imbarazzo che colora le guance di Fred, che sente le mani di lei sulla sua pelle nuda per la prima volta. Sono calde, morbide, più morbide di qualsiasi filo d’erba. L’abbraccia, accostando il volto di lei al suo corpo, immergendosi nei suoi capelli appena lavati, assaporando il suo profumo. Dolce, ma forte allo stesso tempo, in qualche settimana quello è diventato il sapore di casa, senza essere davvero casa. Hermione è il centro, senza essere il centro di niente. 

Il volto di lei prende fuoco, al contatto con la pelle di Fred, ma non si scosta. Ha bisogno di quell’abbraccio più di qualsiasi altra cosa quella notte, dato che tra le pagine del libro tiene nascosta da qualche giorno l’immagine dei suoi genitori. 

“Mi dispiace io non avrei dovuto… ” cerca di scostarsi lui poco dopo, sforzando sé stesso per allontanarsi da lei, che non lascia la presa. 

“Ancora qualche minuto, Fred, ancora qualche minuto.”

George Weasley non lo sa, e  lo vorrebbe sapere perché il letto di suo fratello è vuoto alle tre di notte. Se solo scendesse in soggiorno, avrebbe la sua risposta, troverebbe Fred che sposta una ciocca di capelli di Hermione, facendola ridere per la forma della fiamma nel focolare. Troverebbe Hermione che appoggia il capo alla spalla di Fred, che tra le mani ha la foto dei genitori di lei. Troverebbe Fred che le bacia sui capelli, prima di farle quel poco di spazio per sdraiarsi uno a fianco all’altro, per raccontare ancora la storia di quella volta che sono rimasti chiusi nello sgabuzzino per due ore ad Hogwarts.

Troverebbe che casa ha tante forme. 

Una mattina, nota prima di tutti Harry, una delle mani di Hermione è impossibilitata a girare la pagina del libro che sta leggendo, perché sta accarezzando la testa di Fred, che ha socchiuso gli occhi. 

Un pomeriggio, nota Molly, Fred si alza e aiuta Hermione a lavare i piatti dopo pranzo, lavandola con qualche goccia d’acqua per farla ridere. 

Una sera, nota Ginny, Fred ed Hermione si alzano dal divano ed escono dalla porta, per andare sul prato a guardare le stelle in cielo, seduti uno a fianco all’altro. Fred, di tanto in tanto, gioca con i capelli di lei sulla schiena e le bacia il capo. 

George lo sa, lo capisce prima di tutti, che Hermione non lo accarezza solo per farlo stare bene, che Fred non la bacia solo per sentire la presenza di qualcuno, ma per sentire la presenza di lei, che con lui sta bene. George Weasley lo sa, che hanno qualcosa, che sono l’uno il respiro dell’altro. Fred non ha bisogno di nessun altro per sentirsi davvero vivo, Hermione ha smesso di sentirsi sola. 

Per questo, quando passa in cucina e l’occhio gli cade su suo fratello, fuori nel prato insieme ad Hermione, che prende il volto di lei tra le mani e la bacia, scuote il capo e sospira, non perché sia depresso, abbia il magone e gli stia per arrivare un grosso pezzo di carbone, ma scuote il capo e sospira perché è felice, perché sente che, mentre Ron ride al piano di sopra con Harry, mentre Ginny insegue Percy per la casa per fargli vedere l’ennesima idea geniale per uno scherzo, mentre la lettera di Angelina lo aspetta al piano di sopra, per una volta lo sa e lo vuole far sapere a tutti, che finalmente si sta bene. 

Sia ℘

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