Chose me – Capitolo sei.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3Harry e Ginny stanno ridendo alla tavolata, mentre tutti i loro amici non sono ancora arrivati. Non gli interessa sapere dove siano, è la prima volta che possono essere loro stessi anche davanti ad un piatto di cibo.

– E allora gli ho detto di stare calmo, che non può sempre essere il centro dell’attenzione. – conclude Ginny, servendosi un po’ di acqua.

– Ti ha ascoltato? – Harry la fissa dall’altra parte del tavolo, sorridendole, senza avere timore di far vedere qualcosa di intimo. Vuole sorriderle, vuole accarezzarle il volto, vuole baciarla, vuole sapere che cosa ha fatto leu in ogni minima parte della giornata.

– Figurati, si è girato dall’altra parte, continuando il suo fastidioso discorso sulle… –

– Di che parlate? – si intrufola Neville, scaldandosi le mani e sedendosi a fianco del ragazzo.

– Nulla di che. – tronca Harry, sorridendogli, – Tutto bene? –

– Adesso che si è messo a nevicare è più difficile cercare qualche erba in giro, quindi passo le mie giornate esclusivamente nella sera. Non è un granché – confessa, mentre gli occhi corrono verso Luna, che non riesce più ad incontrare così spesso, visto che passa tutto il suo tempo libero tra le piante.

– Resisti ancora qualche giorno, che tra poco iniziano le vacanze natalizie. – gli fa coraggio Ginny, che osserva la figura di Hermione comparire, – Sei tornata in vita? – le chiede, facendole posto.

L’altra annuisce, spostando gli occhi sul cibo davanti, – Mi era proprio mancato. – afferma, – Ron dov’è invece? –

– L’ho visto in giro con Lavanda da qualche, prima o poi arriverà anche lui, direi che comunque possiamo cominciare a mangiare. – constata Harry, sorridendo all’amica che è appena tornata: non la vedeva da qualche ora, perchè i compiti e Ginny lo avevano come dire… Davvero tenuto occupato.

Nessuno se lo fa ripetere due volte e quando Ron li raggiunge, loro sono quasi a metà delle loro pietanze, – Certo che potevate aspettarmi. – commenta amaramente, probabilmente offeso. Harry e Neville gli lasciano una pacca sulla spalla, accusando la sua lentezza, non la loro scelta.

– Ginny, sei stata tu portarmi un libro in infermeria? – sussurra Hermione all’amica, mentre gli altri sono occupati nelle loro conversazioni intricate, nella speranza di non farsi sentire da nessun’altro.

La rossa nega con il volto, poiché ha la bocca piena, ma quando finalmente è libera di parlare si sporge di nuovo verso di lei, – Chi chiedi sia stato? – il sorriso che ha sul volto è malizioso.

Prima di poterle rispondere, i gemelli si mettono a ridere dall’altra parte del tavolo, acquistando l’attenzione di qualche persone, compresa Hermione.

Me lo hai portato tu il libro Fred, vero?

– Quando saremo a casa non potremmo dividere la camera. – si lamenta Ginny, seduta all’estremità del letto del ragazzo.

– Ci stai già pensando? – le chiede Harry, sorridendole appena.

– Certo che ci penso! Oramai sono abituata ad addormentarmi con te a fianco, come posso resistere per più di una settimana? E poi la casa è piena di persone. –

Harry le se avvicina, facendole appoggiare la testa sulla spalla, per poi lasciarle un bacio sui capelli rossastri, – Vorrà dire che approfitteremo di tutti i momenti possibili. – le sussurra, prendendole la mano e accarezzandogliela.

– Verrai a casa nostra queste vacanze? – le chiede Fred, che di spalle sta mettendo a posto il suo armadio.

Il cuore di Hermione, quando lui le rivolge parola, perde un battito, – Me lo ha chiesto Ron qualche settimana fa, sto aspettando la lettera di mia madre. – dice, cercando di placare il suo tono di voce, ringraziando Merlino di non guardarlo in volto.

– Sarebbe bello averti lì. – continua lui, stringendo le labbra, per evitare di sorridere, – Certo, non mi potrai togliere nessun punto, ma penso che ti terrò impegnata anche lì. –

– Le chiamano vacanze per un motivo, non potremmo rilassarci? – Hermione alza gli occhi su di lui, che si gira a guardarla. In piedi entrambi, così vicini.

Sono tre mesi che vanno avanti a battute, a litigi, a sospiri, a silenzi imbarazzi. Vanno avanti a complimenti velati, a piccoli gesti: Hermione a volte gli lascia qualche appunto sugli incantesimi che lui prova in camera, Fred invece cerca di rispettare le regole il più possibile, ma con lei a fianco, a volte è difficile non toccarla, non baciarla, non accarezzarle i capelli.

Come si possono dire che vogliono dormire insieme ancora una volta? O che si desiderano ormai da troppo tempo?

Fred appoggia la sua fronte su quella di Hermione, che chiude gli occhi, imbarazzata: è arrivato il momento? Ma nessuno dei due ha il coraggio di fare una mossa, chi perché impacciato, chi per paura di non riuscire a staccare la labbra da quelle dell’altro.

– E’ tardi. – sussurra poi lui, dandole di nuovo le spalle, cercando di calmarsi, – Dovresti andare a dormire. –

Come se fosse facile dormire, adesso.

Quando Neville entra in camera quella sera, Lavanda è ancora a fianco a Ron, con la camicetta appena sbottonata e la sua cravatta è appoggiata sul comodino.

– Buonasera. – esordisce imbarazzato, mentre gli altri due si salutano con un breve bacio, separandosi per la notte.

– Come mai sei rientrato così tardi? Di solito a quest’ora ti sei già cambiato. – constata infine Ron, mentre il colore delle orecchie si attenua.

– Dovevo finire un compito di domani. – confessa Neville, sbadigliando. Logico come fosse indietro con i compiti, se dopo aver curato le piante, si fosse precipitato a fare una conversazione con Luna, che lo stava aspettando da una decina di minuti, – Comunque non che ti sia dispiaciuto. – commenta infine, riferendosi a Lavanda.

– Solo questa volta. – si scusa, mentre il suo compagno di stanza gli lancia il cuscino in faccia, per poi iniziare una vera e propria battaglia. Mancavano pochi giorni prima delle vacanze, bisognava approfittare di ogni momento.

images (1)Angelina comincia a disegnare sul petto di George qualche cerchio, alzando poi il volto verso di lui, – E quindi finalmente posso evitare di vederti per qualche tempo. –

Il suo ragazzo si lascia scappare una risata soffocata, accarezzandole i capelli, – Il tuo tono è stranamente contento. –

Anche Angelina soffoca una risata, inarcandosi poi per cercare le labbra del ragazzo, nel disperato tentativo di fargli capire che no, non è felice di doversi seprare, ma che può sopravvivere.

– Vedrò di fare il possibile in questi giorni, in modo che tu non soffra troppo la mia mancanza. – le sussurra lui, spostandosi sopra di lei, per baciarla sulle labbra con passione una, due, tre volte. E non importa se questo ricordo servirà solo ad aumentare il desiderio e la mancanza, adesso si bramano entrambi. Angelina sorride, avvicinando il corpo del ragazzo al suo, attirandolo con le mani appoggiate sulla sua schiena.

– Vieni qui. – gli dice poi, spostando la mano verso il basso, insinuandosi nei pantaloni di George, per toccargli il membro già in erezione. Il sospiro, mentre la mano fresca di lei lo tocca, si silenzia quando le labbra si toccano per l’ennesima volta.

La maglietta di Angelina cade a terra, presto seguita dal suo reggiseno. La bocca di lui si distanzia per un attimo, per andare ad inumidire i capezzoli già induriti, aumentando sempre di più il desiderio di lei, che gli abbassa i pantaloni, fino a farglieli scivolare giù dal letto, seguiti presto anche dalla sua gonna.

Le dita di George indugiano per un secondo sul clitoride della ragazza, fino a quando il suo volto non si imporpora, segno che è pronta a riceverlo dentro di lei.

Le sussurra di non fare rumore, entrando piano piano dentro di lei, aumentando ad ogni secondo la sua velocità, tornando qualche volta ad un ritmo più lento.

Non c’erano dubbi, sarebbe stato ancora più terribile aspettare di rivedersi.

– Hai preso tutto? – Ginny si affianca ad Hermione, che spaesata si gira verso di lei, riportando la sua mente alla realtà.

– Credo di sì, ho ricontrollato un paio di volte per sicurezza. – commenta la più grande, mettendo in borsa la lettera dei suoi genitori, che le permettevano di passare il Natale a casa dei Weasley per la prima volta, – Tu? Hai preso tutti i libri? – indaga infine.

Ginny alza gli occhi al cielo, contenta che l’amica non si smentisca mai, – Tutti, puoi chiedere anche a Harry. –

– Cosa dovresti chiedermi? – si infila nella conversazione, dopo aver appoggiato i bagagli nella stiva del treno.

– Se ho preso tutti i libri, per non essere indietro con lo studio quando torno. –

– Sei incorreggibile, sono vacanze. – sbotta Ron, facendo due pacche sulla spalla dell’amica, che scrolla il viso, definitivamente sconfitta.

– Non provate a lamentarvi con me quando saremo tornati a scuola, non ho intenzione di darvi una mano. – Harry e Ron si guardano velocemente, consapevoli di quella bugia: Hermione non si sarebbe mai tirata indietro, li avrebbe aiutati a qualsiasi costo.

– Vado a salutare un attimo Lavanda, ci vediamo più tardi. – si congeda poi Ron, uscendo dallo scompartimento del treno dove sono seduti gli altri tre.

Hermione avrebbe volentieri seguito l’esempio, lasciando un attimo di intimità ai due davanti a lei, ma non ha altro posto dove andare. Sorride ai suoi amici, convincendosi poi ad alzarsi, facendo finta di dover andare a incontrare Luna, che è entrata poco prima di loro sul treno.

Non che sia un sacrificio indispensabile, perché poco dopo la partenza, Ginny è già crollata assopita sulla spalla di Harry, che si è messo a leggere la Gazzetta del Profeta.

Mentre Hermione cammina lungo il corridoio, alzando lo sguardo si trova davanti Fred, che sta cercando di raggiungere proprio la posizione opposta.

Da dentro gli scompartimenti, quelli che li stanno guardando – chi interessato, chi per noia – li osserva, mentre praticamente in silenzio cercano di evitare il minimo contatto. Fuori cercano di mascherare la più totale indifferenza, mentre dentro Fred vorrebbe solo fermarla lì in mezzo, fermarla contro la finestra e baciarla.

– Ci vediamo in camera. – gli dice Hermione infine, per congedarsi, arrossendo poi alle sue stesse parole, dimenticando di essere in viaggio verso la sua casa e non a scuola.

Fred si lascia scappare una risata contenuta, guardandola con una luce diversa negli occhi, – Saresti la benvenuta. – gli sussurra, per evitare di essere sentito da troppe persone, mimandogli poi un veloce “sempre”, prima di darle le spalle e continuare verso la sua destinazione.

Hermione, che da un po’ aveva eliminato i suoi pensieri omicidi, si ricorda di dovergeliela far pagare ancora, per quando l’ha presa tra le braccia, per tutte le frecciatine che le ha lanciato durante l’ora dei pasti e per i suoi misfatti. Miseriaccia, Fred, vattene via dalla mia testa.

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