Una vita sottile – Chiara Gamberale.

Il mio nuovo passatempo preferito, quest’anno, è darmi la possibilità di leggere. Più profondamente, tornare a leggere. Mi sto imbastendo di parole, di frasi, di verbi senza una fine. Esco di casa, scelgo un libro, e mi ci immergo fino all’ultima fermata del mio treno. Solo questo: il mio nuovo finestrino sono i mondi in cui mi perdo.

Uno dei primi libri è stato “Una vita sottile” di Chiara Gamberale. Primo romanzo della scrittrice, pubblicato nel 2004.

C’è un’adolescenza “spensierata e forse banale e forse scontata”, e poi c’è la malattia che all’improvviso divora tutto. Alla fine di quello smarrimento, Chiara – la protagonista di questo romanzo, il primo di Chiara Gamberale, che dell’autrice porta il nome e il cognome – sente che per riemergere, per ritrovare il filo dell’identità, non deve insistere a guardare in faccia il buio, ma piuttosto spostare lo sguardo sulle persone che la circondano. Perché non ci esauriamo nel nostro dolore, anzi: forse la nostra vera essenza continua ad agitarsi ai bordi del dolore, che nel caso di Chiara è quello di una terribile forma di anoressia e bulimia, “un dolore lungo e magro, in bianco e nero”.

Così, è un Teatro dell’Assurdo quello in cui il lettore entra all’urlo di “bisogna essere intensi”, una girandola di sogni, amicizie, paure, buio che fa capolino da una sensibilità spiccata e originalissima. Chiara appare attraverso i legami con gli altri, che sia la scrittura dei diciotto diarietti riempiti insieme a Cinzia sui banchi di scuola o l’amicizia quasi d’amore con Emiliano, che sia la professoressa Ricca del liceo Socrate oppure il cane Jonathan, a cui “importa solo che io sia e ci sia”. Gli anni dell’adolescenza scorrono attraverso una scrittura che, com’è stato immediatamente notato dai recensori, “è ariosa, delicata, penetrante, toccata dalla grazia della leggerezza”, ma nello stesso tempo rivela in controluce tutta la sofferenza, la fatica di vivere che riempie ogni storia di senso e di gratitudine.

Questo libro, le parole di Chiara, mi hanno tenuta ancorata alla pagina senza sosta: volevo sapere, sapere del suo cane, del suo primo amore, dei suoi incontri in treno, delle sue risate, dei suoi mostri.

Ho amato il modo fluido in cui le parole scorrono sotto gli occhi. La sua scrittura sembra cullare, scrive un po’ per guarire sé stessa, ma nel frattempo pacifica gli animi dei suoi lettori. Una storia magica, una storia che potrebbero raccontare tutti, ma che Chiara riesce a rendere indimenticabile.

Sia ℘

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