Chose me – Capitolo cinque.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3– Ho baciato Harry Potter. Ho baciato Harry Potter. Ho baciato Harry Potter. – continua a sussurrare allo specchio Ginny, ricordandosi di respirare.

– E avevi intenzione di non dirmi nulla? – una voce la sorprende alle spalle, ma appena Hermione compare alla sua vista, il cuore della giovane si tranquillizza.

– Non ho avuto modo, non ti trovavo da nessuna parte. – Logico che non la trovasse, la più grande delle due aveva passato tutto il giorno in libreria, nel disperato tentativo di eliminare i propri pensieri.

– Ero occupata con qualche compito. – si scusa, avanzando nella stanza e sedendosi sul letto di Ginny, aspettando che anche l’amica la raggiunga, – Allora? –

– Beh, ieri sera ero seduta a fianco a lui, nella sua parte di stanza, e mi ha baciato un paio di volte. – le guance della giovane Weasley palesano la sua felicità, – Poi abbiamo parlato un po’ di Quidditch e prima di andare a letto sono riuscita a strappargli un altro paio di baci. – confessa, giocando con le proprie dita.

Hermione sorride  all’amica, che finalmente era riuscita a coronare uno dei suoi sogni: non aveva mai smesso di parlare di Harry da quando la conosceva. Lui esisteva e Ginny era felice, lui parlava e Ginny pendeva dalle sue labbra, lui la guardava e Ginny era in paradiso.

Ed ora che Harry l’aveva baciata, è sicura che Ginny sia diventata un angelo.

– Dovresti smetterla di parlare di Lavanda con me e andare a parlare con lei. – si dispera Harry, chiudendo il libro, consapevole di non poter riuscire a leggere. Prega con gli occhi l’amico di lasciarlo in pace: ha già troppi pensieri con cui avere a che fare, non può fare la buona faccia a cattivo gioco.

Deve confessare di aver baciato Ginny a Ron, ma non sa come farlo, perché farlo, dove farlo. L’amico, annuisce alla sua esclamazione, – Hai ragione, devo andare a parlare con Lavanda… Ma se poi non si diverte? – chiede, ripensandoci.

– Tu sei divertente. – suggerisce Hermione, scendendo dal dormitorio, – Dovresti buttarti. –

Ron la guarda, sorridendole dal profondo del cuore: se anche lei glielo consigliava, allora era proprio una cosa che non si doveva rimandare. Si alza, lancia lo sguardo per la Sala Comune, fino a che non la individua in un angolo a parlare con qualche altra ragazza e si fa coraggio, andando verso di lei.

– Grazie, Hermione. – le sussurra Harry, riaprendo il libro, buttando gli occhi tra le righe.

Lei nega, – Come glielo dirai? –

Harry chiude di nuovo la sua lettura, mentre serra la bocca palesamente imbarazzato, – Te lo ha già detto? –  

– Stava sussurrando di aver fatto una certa cosa con una certa persona davanti allo specchio prima, avresti dovuto vedere che sorriso. –

Harry non riesce a non rallegrarsi, maledicendosi, – Non lo so come glielo dico. – sbotta infine, girandosi il libro tra le mani, preso dalla disperazione.

– Lo uccideremo. – constata lei, lasciandosi sprofondare nel divano.

– Tu che hai fatto? – Harry la guarda, mettendosi a posto gli occhiali, facendosi scappare una risata.

Hermione, dal canto suo, si sorprendere: da dove era uscito? Riesce comunque a incrociare le mani al petto, – Sono vostra complice, ho anche io la mia colpa. – spiega tranquilla, mimando ad Harry di poter continuare a studiare.

E mentre lui la asseconda e Ron fa ridere Lavanda dall’altra parte della stanza e Ginny è ancora davanti allo specchio a dire che ha baciato il prescelto, gli occhi di Hermione corrono verso Fred, che è appena arrivato con George.

E lo sguardo viene ricambiato, per un secondo, un minimo secondo. Si guardano e tutti gli altri, intenti nei loro pensieri, non fissano quella scintilla che vola nell’aria e colpisce entrambi che, confusi, distolgono lo sguardo.

– Lavanda è proprio forte. – esordisce Ron, buttandosi sul letto con un sorriso a trentadue denti.

Neville, dall’altra parte della stanza, alza gli occhi verso di lui, chiudendo il suo libro di botanica, ben contento di staccare la testa per qualche secondo, prima di andare a dormire.

– Ti piace? –

Ron si alza sul gomito, con le orecchie arrossate, – Voglio dire, prima c’era Hermione, ma Lavanda è… è diversa. Ma è diversa in buono, anche se entrambe sono stupende. Lavanda è interessante. –

Neville sorride, appoggiando la sua lettura sul comodino, stiracchiandosi, – Chiedile di uscire. –

Ron non risponde, improvvisamente sorpreso da quel consiglio: era arrivato il momento di mettersi in gioco. Se Lavanda era quella giusta, si sarebbe divertito, le avrebbe detto che poteva davvero piacerle, che stava bene con lei.

Si ributta sul letto, con le mani chiuse sul petto, sussurrando quel nuovo nome, constatando che sì, gli piaceva pronunciarlo.

Quando Fred entra in camera, verso tardi, Hermione è già andata a letto. Dà le spalle alla parte di stanza del ragazzo e non lo sente rientrare.

E’ un bene, perché glielo avrebbe fatto notare, gli avrebbe detto che non si fa, che ci sono regole che si devono rispettare e non si può proprio.

– Sei proprio una perfettina. – sussurra lui, allargando le labbra in un sorriso, pensando alla sua voce, al suo volto crucciato. Si avvicina poi, per rimboccarle le coperte, che si sono già  sgualcite nelle poche ore di sonno e osserva i capelli scomposti sul suo volto.

Non resiste, glieli sposta, per osservare meglio il suo profilo dolce, bello, interessante. Si alza infine, mettendosi una mano nella tasca e scompigliandosi i capelli con l’altra.

Miseriaccia.

La prima ad aprire gli occhi è Hermione, che alzandosi sposta immediatamente lo sguardo sul suo compagno di stanza, che è nel suo letto, assopito come un bambino. Se fosse sempre così, se non se ne andasse in giro a notte fonda, se non facesse tutti quegli scherzi, sarebbe… Come sarebbe, Hermione?

Scuote i ricci, spostando lo sguardo, messa in difficoltà per l’ennesima volta: da quando? Come? Perché? Sospira, mettendosi a fare il letto in tutta fretta, cercando di essere pronta il prima possibile per scappare da quei pensieri pressanti. Tieniti impegnata, Hermione, che è meglio. E’ meglio vero?

images (1)– Buongiorno. – lo stuzzica Ginny, avvicinandosi al letto del prescelto, accovacciandosi a terra a qualche centimetro dal cuscino. Harry si gira verso di lei, dimenticando di infilarsi degli occhiali inutili: sa come è il volto della ragazza che gli piace, sa che è bello, lo conosce a memoria. Sa dove sta il suo piccolo naso e glielo accarezza, conosce quelle guance morbide e ci passa le dita, solleticandola e ha imparato anche la posizione delle sue labbra.

– Buongiorno. – le risponde, sollevandosi poi in posizione seduta, stiracchiandosi, mentre uno sbadiglio gli scappa dalle labbra, – E’ per forza un buongiorno se quando apro gli occhi ti trovo davanti. –

Ginny sorride, cercando di nascondere un palese arrossamento sue guance, giocando poi con i bottoni del cuscino che si trova davanti, imbarazzata.

Harry le scompiglia i capelli, inarcandosi verso di lei, lasciandole un bacio sulla fronte.

– Lo penso anche io. – sussurra infine lei, sconfitta, desiderando rimanere così per tutto il giorno, per tutta l’eternità.

George si stiracchia, guardando fuori dalla finestra, mentre i primi fiocchi di neve cadono dalla finestra: sono già passati due mesi da quando convive con Angelina?

Due mesi da quando la bacia ogni settimana, da quando ci parla ogni secondo della giornata e da quando non riesce, è proprio impossibile, farne a meno.

Quando era entrato in camera per la prima volta davanti al suo letto, aveva lasciato andare a terra la valigia e si era avvicinato a lei, prendendole il volto tra le mani, baciandola e baciandola sempre di più, incastrandola contro il muro.

E lei si era insinuata sotto il suo maglione, ridendo ai suoi sospiri, complimentandosi per quei capelli rossastri, per quella bocca così esperta e chiedendo, per la prima volta, qualcosa di più. E George non é mai stato il tipo da tirarsi indietro: l’aveva trascinata per il fianco, portandola su uno dei due letti, posizionandosi su di lei, senza smetterla di baciarla. Poi le aveva infilato lui la mano sotto la maglietta, cercando quel seno rotondo, che avrebbe sempre voluto accarezzare, giocando con il suo capezzolo già turgido.

– Due mesi – si dice, nascondendo un sorriso, mentre l’intensità della neve fuori sta aumentano. Smette di pensare ad Angelina, quando dall’altra parte del corridoio spuntano Lavanda e Ron, mano nella mano, mentre lei cerca di rimettergli a posto il ciuffo sgangherato che dalla mattina non aveva minimamente pensato ad ubbidire.

– Servirebbe qualche incantesimo, credi che Hermione abbia qualcosa? – suggerisce infine lei sconfitta, sistemandosi il mantello. Di sicuro, Hermione di incantesimi ne aveva a bizzeffe, in lungo ed in largo, infiniti praticamente, ma da qualche giorno era finita in infermeria, raffreddata.

– Lasciala riposare, ho comunque un certo fascino con questo. – fa ironia Ron, mentre si indica il ciuffo, salutando poi con un gesto George, che torna a guardare verso la finestra, facendosi prendere da un brivido di freddo.

Due mesi da quando praticamente Ron si era fidanzato con Lavanda, da qualche parte nel castello e da quel momento i due erano stati entrambi inseparabili. Mai che, se ci fosse uno dei due, l’altro non lo seguisse.

Anime gemelle, cozze, ecco cos’è meglio chiamarle.

– Se ne sono andati? – gli chiede poi una voce da dietro, facendo finta di essere preoccupata.

– Piccioncino uno e due hanno appena girato l’angolo. – afferma, guardando con un sorriso Fred, che si avvicina, camminando rasente al muro.

– Troppo amore, sono disgustosi. – commenta, sistemandosi meglio la tracolla sulla spalla, facendo cenno al fratello di alzarsi, che era l’ora di seguire la prossima lezione.

– Dove sei stato? Mi hai lasciato tutto solo nel corridoio. – George incrocia le braccia al petto, facendo finta di essere stato offeso.

– Credevo dovessi vederti con Angelina. – si scusa l’altro, alzando le braccia verso l’aria, passandogli poi una mano fra i capelli, – Ti sono mancato? – Fred evita di dirgli che è passato due secondi in infermeria, per lasciare un libro ad Hermione, quel libro che era sicuro che lei stesse leggendo in camera prima di sentirsi male, ma l’aveva trovata addormentata.

– Mi manchi sempre. –

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