Chose me – Capitolo quattro.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3– Prevedono pioggia stasera. – si lagna Ginny, appoggiando la testa contro il divano.

– Mica devi uscire. – le risponde Ron, spostando una pedina sulla scacchiera.

– Però piove, sono sempre triste quando piove. –

– Harry. – chiama il rosso, dopo che ha concluso la sua mossa, – Promettimi di tenere impegnata Ginny con qualcosa stasera, così che almeno non sia triste e possa andare a dormire tranquilla. –

Ed il Prescelto, che già era insicuro della sua mossa, adesso è confuso: cerca di non spostare gli occhi verso la ragazza che gli piace, ma allo stesso tempo non riesce ad aprire bocca.

Ginny invece arrossisce appena sulle guance, allontanando dalla mente la conversazione che avevano avuto in corridoio qualche giorno prima lei ed Harry, una conversazione che poi non erano mai riusciti a portare avanti, a causa della mole di compiti.

– Di che parlate? – si intromette Hermione, appena apparsa dal dipinto.

– Stasera piove. –  si sforza di dire Harry, sbagliando la mossa che non aveva nemmeno ragionato, regalando l’ennesima vittoria all’amico.

Che poi il termine “pioggia” sarebbe anche stato riduttivo, perché a sera inoltrata una leggera pioggierellina si era presto trasformata in una tempesta, con tanto di fulmini e lampi.

– Quello che ha detto oggi Ron… – cerca di aprire il discorso Harry, mettendosi a posto la manica del pigiama.

– Oh, lascia stare, non mi serve qualcuno che mi tenga impegnata davvero. – abbozza un sorriso Ginny, continuando a pettinarsi i capelli lunghi.

– Beh, me lo ha fatto promettere. – le parole pronunciate dal prescelto sono così sbalorditive, che nemmeno lui ci crede per un attimo. Lei smette di sciogliere i nodi delle sue ciocche e fissa gli occhi sul suo compagno di stanza, incuriosita.

– Cosa pensavi di fare? – gli chiede, allargando il suo sorriso e sedendosi sul letto del ragazzo. Un’altra mossa che, agli occhi di entrambi, è troppo impulsiva. Impulsiva come il bacio che Harry le lascia sulle labbra, poco dopo essersela trovata davanti, – Per tenerti impegnata. – si scusa poi, assaporando la sua bocca per una seconda volta.

– Ti ho visto fare colazione con Lavanda stamattina. – grida Neville dal bagno, per cercare di farsi sentire mentre si sta lavando il viso.

Ron si avvicina, stropicciandosi i capelli, – Me lo ha chiesto lei. – è l’unica cosa che riesce a dire, forse perché ancora troppo sorpreso ed emozionato. Era stata una buona colazione comunque, divertente e senza pensieri.

– Piaciuto? – gli chiede Neville, mentre si sta asciugando il volto pulito.

Ron annuisce sorridente, tornando verso il suo letto, pensando al sorriso di Lavanda quando si era sporcata le labbra con il succo di zucca o la sua risata, mentre le racconta della volta che ha passato un pomeriggio a vomitare lumache.

– Sai giocare a scacchi? – chiede poi a Neville, quando l’ennesimo tuono gli impedisce di prendere sonno.

– Vuoi essere battuto? –

– Ho vinto almeno un centinaio di partite contro Harry, non penso che tu possa farmi paura. –

– Contro Harry, non contro di me. –

Quando l’ennesimo tuono squarcia il cielo, la finestra vicino al letto di Fred trema pericolosamente.

– Non dovresti stare lì, non è sicuro. – sospira Hermione, finendo di ricontrollare la pergamena da consegnare alla McGranitt.

– Non credo di avere molte altre alternative, magari la scrivania, ma preferirei un caldo e comodo letto. –

– Hanno detto che stanotte si alzerà il vento. – continua Hermione, fissando gli occhi verso il suo compagno di stanza.

– Stai cercando di spaventarmi? – Fred si siede a guardarla, mentre un lampo illumina la stanza.

– Dovresti essere già spaventato di tuo, io in quel letto non dormirei nemmeno se mi pagassero milioni di galoni. –

– E che faresti? – Fred ride, beffardo, appoggiandosi alla parete dietro di lui, continuando a fissare la ragazza dall’altra parte della stanza, che arrossisce.

– Ti chiederei di poter dormire nel tuo. – sussurra, accarezzando la sua piuma preferita, consapevole di essersi infilata in una brutta conversazione.

– Sfrattandomi? Sei proprio senza cuore. – Fred adesso ride, passandosi una mano tra i capelli rossastri.

– Non… Ah, lascia stare. – conclude lei, alzando gli occhi al cielo ed infilandosi sotto le lenzuola, dandogli le spalle.

– Mi avresti chiesto di dormire con me nel mio letto? – le chiede Fred, alzando il tono della voce, per assicurarsi che la domanda arrivi alle orecchie della sua compagna di stanza.

– Se fossi in pericolo, cer… – non fa in tempo a finire la frase, che il vento fa tremare per l’ennesima volta i vetri della camera.

– Posso dormire con te stanotte, Hermione? –

– Stracciato, Neville mi ha stracciato a scacchi. – il tono di Ron è ricolmo di vera tristezza, mentre appoggia la testa sulla spalla di Harry e allontana il piatto ricolmo della colazione.

– Domani ti farò vincere. –  promette il suo compagno di stanza, mentre batte il cinque a Ginny, seriamente impressionata, – Almeno voi siete riusciti a dormire? – chiede poi agli altri due, servendo del succo a Ron, per fargli passare la tristezza.

Gli sguardi di Ginny e di Harry si incrociano velocemente, colpevoli, dannatamente colpevoli e si allontanano subito dopo, per evitare di palesare qualcosa che per adesso vogliono tenere per loro, – I tuoni mi hanno tenuta alzata per qualche ora, ma poi ho preso sonno lo stesso, Harry era già nel mondo dei sogni da qualche tempo. – ride lei, alzando le spalle.

Ron tira un pugno sulla spalla di Harry, – Ti avevo detto di tenerla impegnata, non di andartene a dormire. – lo rimprovera, accennando poi un sorriso genuino.

– Avete visto Fred? – George spunta improvvisamente dietro di loro, stropicciando amorevolmente i capelli della sorella.

– Adesso che ci penso non è scesa nemmeno Hermione. – nota Harry, lanciando l’occhio al posto che le avevano tenuto occupato qualche minuto prima.

– Staranno per scendere. – ipotizza Ron, mascherando con la mano uno sbadiglio e salutando con l’altra Lavanda, dall’altra parte del tavolo.

Hermione e Fred non stanno per scendere, non hanno pensato di scendere nemmeno per un secondo: non era il momento di scendere.

Si erano svegliati nello stesso letto, abbracciati a cucchiaio, Hermione infilata nel buco che il corpo di Fred le aveva lasciato libero, troppo a contatto con quel petto che aveva già visto senza maglietta.

Ma al di là di esserselo trovato così vicino, in un letto anche abbastanza grande, il guaio era che, effettivamente, durante le notte la finestra si era leggermente incrinata.

– Fred, avevo ragione. –  gli dice, strattonandolo, – Avevo ragione. –

Lui, completamente disorientato, vorrebbe dirle di tornare a dormire, ma alla fine si sforza di guardare verso il muro, osservando poi qualche pezzetto di vetro a terra. Si ricorda poi che Hermione è sopra di lui, appoggiata alla sua spalla, mentre sposta lo sguardo sorridente dal suo volto alla finestra e quindi fissa la sua attenzione su di lei.

– Me lo rinfaccerai per tutta la vita? – le chiede, portandosi alla sua altezza, a qualche centimetro dal viso. Hermione arrossisce, mentre non riesce a staccare gli occhi da quelli del ragazzo.

– Non penso che sia necessario. – conclude infine, sorridendo, cercando di raggiungere la sponda del letto, per guardare che ore siano. Si sporge troppo, impacciata, perché gli occhi di Fred non si staccano da lei nemmeno per un secondo e finisce per perdere l’equilibrio e cadere.

Il braccio del ragazzo riesce ad evitare di farle toccare a terra, ma le lascia il tempo di guardare verso il suo orologio, per accorgersi che l’orario della colazione sta per finire.

– Siamo in ritardo, ci staranno cercando tutti! – esclama, riprendendo l’equilibrio, correndo verso l’uniforme, pronta a cambiarsi sul posto. Per nessuno dei due è chiaro chi questi “tutti” siano, ma è buon espediente per uscire da una situazione complessa, complicata, imbarazzante, diversa.

– Posso tenere gli occhi aperti o preferisci che vada in bagno? – chiede Fred, appoggiando la testa sul braccio, distendendosi per godersi al meglio lo spettacolo.

C’era da dire che, se Hermione non si era nemmeno resa conto di essere stata sorretta dalla forza di Fred, lui aveva sentito tra le sue braccia un corpo leggero, snello, così piccolo, ma allo stesso tempo bello da abbracciare.

– Fred, piuttosto che perdere tempo, vedi di riparare il vetro. – dice Hermione, arrossendo palesemente sulle guance, rendendosi improvvisamente conto di tutto quello che era successo, cercando di scacciare dalla mente il numero delle lentiggini del gemello.

images (1)– Ti credevo morta. – Harry fissa Hermione, che compare al suo fianco nel corridoio, provando a mettere a posto la tracolla.

– E’ bello vederti anche per me. – fa sarcasmo la ragazza, dando una forma ai capelli.

– Non hai sentito la sveglia? – le chiede Ron, sbadigliando per l’ennesima volta.

Hermione non è che non avesse sentito la sveglia, ma non l’aveva nemmeno impostata, troppo presa a controllare il battito del suo cuore, mentre la sua schiena era a contatto con quella di Fred. La sveglia non esisteva nella sua mente, non era nulla, tutto era Fred, il suo respiro, il suo profumo.

Scuote il capo, accorgendosi di aver lasciato vagare i pensieri più del dovuto, – Si era rotta la finestra della camera e ho dovuto ripararla, tutto qui. –

– Ci vogliono letteralmente due secondi per ripararlo, tu hai saltato un’intera colazione, Hermione. – le fa notare Harry, sorridendole.

E se lei avesse potuto uccidere qualcuno, oltre a Silente e a Fred, adesso avrebbe aggiunto anche il suo migliore amico.

– Me lo ero dimenticata, a volte può capitare. – sbotta con ansia, aumentando il passo: si sente schiacciata da tutti i lati, mentre l’unica cosa che pensa è che ha dormito con Fred Weasley e si chiede se, chi la sta guardando in faccia, lo riesce a capire che ha davvero dormito con Fred Weasley.

Ron lancia uno sguardo a Harry, intimandogli silenziosamente la pazzia dell’amica, seguendola poi nell’aula di lezione.

– Quando ieri ti ho lasciato, non mi sembravi stupido, ti ha colpito un tuono? – George si piazza davanti a Fred, che sta ancora cercando di mettersi a posto quella maledetta cravatta, che oggi non sembra proprio voler stare al suo posto.

– E’ bello vedere anche te. – risponde sorridendo Fred, trattenendo a mala pena una risata.

– Hai litigato con la cravatta? – insinua di nuovo il gemello, liberando le sue mani e aiutando l’altro a sistemarsi, per sembrare almeno decente: non può certo permettere che la sua brutta coppia vada in giro trasandato.

– Hai mangiato simpatia a colazione? –

– Io almeno colazione l’ho fatta. – conclude George, dando un paio di schiaffetti sulla guancia del fratello, – Non è che la Granger ti ha stregato? O che hai battuto la testa contro uno stipite? Siamo alti, dobbiamo stare… –

– Si è rotta la finestra in camera, quella sopra il mio letto, allora ho dormito nel letto di Hermione, ma non abbiamo sentito la sveglia e quindi abbiamo fatto tardi. – confessa Fred, provando una strana morsa al cuore, pronunciando il nome della sua compagna di stanza.

– Hermione? Hai dormito con Hermione? – sussurra George, non riuscendo a trattenere un sorriso beffardo, desideroso di voler sapere di più, di conoscere gli ultimi gossip della famiglia, ma Fred comincia ad avanzare verso l’aula, – Non mi puoi lasciare a bocca asciutta.-

– Ti ho detto tutto quello che dovevo dirti. – conclude l’altro, alzando le braccia al cielo, per poi fermarsi poco più avanti, girandosi indietro, – Però sono contento di non aver fatto colazione. –

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