Chose me – Capitolo tre.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3La lezione, costata Hermione, sembra essere volata via come il vento: riguarda le pagine piene di appunti e si chiede, ingenuamente, quante ne avrebbe dovute scrivere prima della fine dell’anno. Sospira infine, chiudendo il taccuino e seguendo Ron con lo sguardo, che si alza dal suo posto e raggiunge velocemente Harry.

– Perché sgattaiolate via? – chiedi ai due, appena riesce a raggiungerli nel corridoio, ricolmo di studenti. Harry la guarda, implorando un aiuto, desideroso di uscire da quella situazione scomoda e, prima che lei riesca anche solo a cogliere la richiesta, è Ron che parla.

– Devo fare un discorso a Harry. – dice pratico, implorando alla ragazza di lasciarli soli fino alla prossima lezione.

– Io sono sicura che quel discorso ad Harry non serva. – commenta Hermione, ridendo appena: a volte Ron le sembrava proprio un bambino, uno di quelli che diventa geloso se gli si viene sottratto il suo giocattolo preferito, quello che ama e che vorrebbe sempre proteggere.

– Meglio prevenire che curare. – Ron stringe al petto i libri dell’ultima lezione, – E sappi che nemmeno tu scamperai. –

Hermione alza gli occhi al cielo, sistemando la tracolla e osservando, felicemente, la figura di Harry che si allontana in silenzio, mentre l’amico è distratto. Un “grazie” velato si dipinge sulle labbra in direzione della compagna, qualche secondo prima di scomparire dietro l’angolo, per non tornare più.

– Ronald, non ho bisogno di nessun discorso: sono stata messa in camera con tuo fratello e non hai modo di cambiare le cose e, comunque, sono libera di vivere la mia vita come voglio. – chiarisce, facendo comparire un veloce sorriso sulle labbra, prima di abbandonare anche lei il più giovane dei Weasley, rimasto solo nel corridoio ormai vuoto.

Ø

– Fred. – la mano di George si muove veloce davanti agli occhi del fratello, che per l’ennesima volta sbadiglia, – Devo trovare un modo per tirarti fuori da questa situazione: stare in camera con la Granger ti fa diventare noioso. – dice poi, infilando le mani nelle tasche.

– Non mi sento noioso, mi sento assonnato. –

– Da quando in qua non riesci a prendere sonno? – George si ferma in mezzo al corridoio, sorridendo al fratello, – Di la verità, ti manco? –

– Mi manca Lee. – sbotta Fred, girandosi a guardarlo con il sorriso più malizioso che può sfoggiare.

Quando Angelina li trova, li vede lottare amichevolmente in uno dei corridoi del terzo piano, mentre la luce del sole entra feroce da una delle enormi finestre.

– Non vi posso mai lasciare soli. – commenta, passandosi una mano sul volto, mentre nasconde un breve sorriso.

– Non mi devi mai lasciare solo, ti correggo Angie cara. – George le si avvicina, sorridendo per un attimo al fratello, mettendole poi un braccio intorno alle spalle.

– Ve la state spassando troppo voi due. – sottolinea Fred, mettendosi a posto la cravatta sgualcita.

– Divertirsi non è un crimine. – Angelina si gira verso il suo ragazzo, prendendogli poi la mano penzolante, – Ed è anche piuttosto soddisfacente. –

– Siete disgustosi. –

– Disgustosi, ma felici e soddisfatti. – conclude George, mentre l’ennesimo rintocco dell’orologio suggerisce l’inizio della prossima lezione.

Ø

– Non ti perdono di essertene sgattaiolato via. – Harry alza gli occhi al cielo, nella speranza che Ron possa cambiare argomento, – Volevo solo dirti di stare attento e che, ecco, sono felice che ci sia finito tu in stanza con Ginny, sai, invece che con tutti gli altri. – Il rosso addenta un pezzo di Ape Frizzola e scrive un paio di parole sulla sua pergamena.

Harry vorrebbe dirglielo che non è che sia un bene, ma che possibilmente potrebbe essere la cosa peggiore: perché Ginny è bella, è popolare, è intelligente e ama il Quidditch tanto quando lo ama lui. E insomma, ad Harry, Ginny piace proprio. Però le parole gli muoiono ancora una volta nella gola, incapace di dire la verità, possibilmente sapendo di distruggere la minima sanità mentale di Ron rimasta.

– Afferrato il concetto, scusa. – sussurra, chiudendo il libro che ha tra le mani, – Dove pensi che sia Hermione? Anche lei dovrebbe aver finito le sue lezioni. –

Ed Hermione le aveva anche finite le sue lezioni, ma prima di tornare in Sala Comune si era imbarcata in Lavanda Brown, che l’aveva costretta a sputare il sacco.

– Quindi… Di che Weasley si tratta? – le chiede, sistemando la coda che ha in testa, per farla risaltare al meglio.

– Di cosa stai parlando, Lavanda? –

– Con quale dei fratelli Weasley sei finita in camera? Oh, magari è Ginny… Dimmi che è Ginny. – il tono di Lavanda ha una nota talmente implorante che Hermione comincia a sospettare il peggio, ma prende un bel respiro e si sforza di essere educata.

– Con uno dei gemelli. – dice, mettendosi a posto la tracolla, accorgendosi per un attimo come sia strano non aver detto…

– Fred, è in camera con Fred. – chiarisce appunto Ginny, sbucando da dietro l’angolo con un sorriso a trentadue denti, – Quindi sei completamente libera di dedicarti a Ron. –

– Ron? – la voce di Hermione è fin troppo sorpresa, tant’è che le altre due ragazze la guardano immediatamente,  – Avete frainteso, nono. Felicitazioni e buona fortuna. – si affretta a dire, spostando una ciocca dietro ai capelli.

– Non diteglielo per favore. – conclude Lavanda, mentre le sue guance si colorano di un leggero rosso.

Ø

– Sei tornata tardi. – constata Fred, mentre chiude il libro che sta leggendo. E’ già passata la mezzanotte quando Hermione entra in camera, cercando di fare il minimo del rumore, per non infastidire il suo compagno.

– Dovevo fare il giro dei corridoi. – si scusa, appoggiando la cravatta e la bacchetta sul comodino, rovistando sotto il cuscino per cercare il pigiama, – Come mai non dormi? –

Fred alza le spalle, davvero insicuro di poterle dare una risposta. Il punto era che quando era entrato in camera l’occhio gli era caduto sulla parte di camera di Hermione e aveva pensato al suo viso mentre dorme, quello che ha sbirciato la mattina prima di uscire, o al suo profumo di pulito o ai suoi libri ben disposti sulla scrivania o altre mille cose e, per un motivo o per l’altro, non poteva e non riusciva proprio a dormire.

– Beh, almeno non ho corso il rischio di svegliarti, ti avviserò in futuro comunque, se dovessi tornare tardi. – dice sorridendo lei, avanzando verso il bagno. E mentre si avvia, gli occhi non li stacca da Fred, quel Fred che le sorride di rimando, che ha in mano lo stesso libro di incantesimi che aveva consultato lei qualche tempo prima.

– Ti piace? – gli intima, con la maniglia della porta ancora in mano.

Fred annuisce, cercando la pagina da lui segnata il pomeriggio, – E’ molto interessante, ma non mi riesce bene questo qua. –

Ed Hermione abbandona l’idea di cambiarsi e di fare qualsiasi altra cosa: in mente adesso ha solo di prendere la sua bacchetta.

– La devi muovere così, se no non ti verrà mai. –

– Ma non c’è scritto. – si lamenta Fred, rileggendo un paio di righe prima, sicuro di non essersi perso niente.

Hermione nega sorridendo, perchè sa benissimo che il libro non lo dice, e si ricorda la sua ora persa a cercare la risposta in libreria, ma questo non glielo dice, non le sembra una cosa divertente, – Tutta questione di pratica. – sparisce poi in bagno, recuperando il pigiama nel tragitto.

Quando oramai è pronta ed esce, Fred è ancora sveglio, seduto sull’orlo del letto, ad aspettare, – Quanto ci hai messo a trovare la risposta in libreria? –

Le guance di Hermione arrossiscono appena, – Andiamo a dormire. –

Ø

images (1)Quando Ron scende in Sala Grande, pronto per l’ennesima colazione, ad aspettarlo trova Lavanda, che lo guarda sorridendo e lo saluta già da lontano.

– Ti serve qualcosa? – le chiede, del tutto sorpreso, mentre entrambi si dirigono verso la tavolata dei Grifondoro.

– Pensavo che, se ti va, potevamo fare colazione insieme. – si affretta a dire lei, sedendosi poi, con il volto arrossato.

Ron all’inizio non capisce cosa gli sia appena stato comunicato, ma quando lo comprende, anche le sua orecchie si scaldano: una ragazza gli ha appena chiesto di fare qualcosa insieme?

Si siede a fianco a lei, impacciato per una delle prime volte, confuso su cosa poter mangiare davanti a lei, spaventato forse che, se scegliesse troppo cibo, lei ne rimarrebbe disgustata.

Eppure Lavanda lo osserva già da qualche tempo, non serve che lui faccia finta di essere qualcuno che non è: Ron le piace com’è sempre stato, ma ha troppo paura per dirlo e così, quando lo vede mettere nel suo piatto solo un paio di cose, si sforza di riempire il suo di piatto, per aiutarlo a sciogliersi.

– Perché Ron sta mangiando con Lavanda Brown? – chiede Harry, osservando il suo amico a qualche decina di posti lontano da lui.

– Perché non dovrebbe? – sussurra Ginny, facendo sparire le labbra nella tazza che ha davanti.

Hermione evita l’argomento, girando la pagina del libro che ha scelto di portare a tavola, addentando una fetta di pane.

– Solo che… Da quando? –

– Non dovresti chiederlo a noi, non ne sappiamo niente. – continua Ginny a bassa voce, mentre la bevanda le va di traverso, – Giuro che noi non sappiamo niente. –

Hermione chiude il libro che ha davanti, comprendendo di dover dare una mano alla sua amica, – Questa è la prima volta che li vedo mangiare la colazione insieme, suppongo sia da oggi e Ron non avrà avuto modo di avvisarci perché sarà stata una cosa organizzata su due piedi. –

– Scusa? – Ginny si sporge verso di lei.

– Ron ha le orecchie arrossate, è imbarazzato, è stato preso di sorpresa. –  dice Hermione, sorridendo appena, svuotando il suo bicchiere di succo.

Harry la guarda e poi fissa gli occhi su Ron, – E a te sta bene? –

Lei annuisce, finendo la sua fetta di pane, – Certo che mi sta bene. –

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