Come un sassolino – Capitolo uno.

1. Un’ultima volta, prima di prendere il volo

tumblr_or92d0mF7t1u5z07fo1_640Hermione, almeno fino al suo quinto anno, non ha mai avuto quel sassolino nella scarpa che fa diventare tutto scomodo. Prima di allora correva, correva verso i bei voti, verso i suoi amici, verso una vita semplice – certo piena di impegni -, ma semplice. Poi un giorno, sforzandosi troppo, il sassolino le era entrato dalla scarpa e, da allora, non l’aveva mai lasciata.

Sospira, chiudendo il libro di Trasfigurazione che ha davanti, consapevole di non poter studiare in quella situazione, non con la mente piena di pensieri, di interrogativi e di… inutili speranze? Alza gli occhi, passandosi poi una mano fra i capelli arricciati, spostando lo sguardo verso il paesaggio dietro la vetrata: gli alberi stanno già riprendendo un colore vivo, mentre nei prati spuntano i primi fiori. E più foglie crescono, si trova a pensare, meno tempo ha.

Perché ha sempre saputo che sarebbe stato flebile, stupido, impercettibile. Sarebbe passato, come passa tutto: una valanga, che prima poi, ormai allo stremo, si ferma davanti ad un ostacolo di poco conto. L’avevano deciso entrambi, consapevoli di non poter plasmare il tempo sotto le loro mani, consapevoli di non volerlo dire a nessuno, perché era diverso, strano, nuovo. E a loro piaceva così.

Hermione si sforza di riportare la mente alla realtà, fermando una ciocca dietro l’orecchio e raccogliendo i suoi libri sparpagliati per il tavolo della biblioteca.

Il punto è che, al di là della consapevolezza, lei ora lo sente il sassolino nella scarpa, che le da noia: si dice di andare avanti, che scompare, ma il dolore, ad ogni passo, è sempre più pungente. Fred allo stesso modo, mentre la bacia, è pungente.

§

A cena, Hermione alza lo sguardo verso di lui una sola volta, forse per fissare nella mente il colore dei suoi capelli visti da lontano o per accertarsi che non se ne sia ancora andato.

– Tra qualche giorno me ne andrò. – le sussurra, baciandole la schiena nuda, abbracciando i suoi fianchi con le mani, per impedirle di scappare. Ma non sarebbe servito a nulla, lei, lontano da lui, non sarebbe mai stata bene.

 

Fred, che sente lo sguardo pressante della ragazza sul suo corpo, si gira per sorriderle. Ed è un sorriso pieno di scuse, pieno di sofferenza, di discorsi lasciati a metà. Un sorriso pieno di baci che non arriveranno mai. Non distolgono la vista, mentre una scintilla percuote il loro corpo per l’ennesima volta, facendoli sentire vivi, invincibili, eterni. Ed Hermione lo sa, anche innamorati. Ma non glielo può dire, non glielo vuole dire: se ne andrebbe comunque.

Ron le richiama l’attenzione, chiedendole di fargli vedere il compito di Trasfigurazione, solo per accertarsi di non scrivere qualcosa di stupido, ancora una volta. Ma Hermione nega, improvvisando un sorriso: come può fargli copiare un foglio vuoto?

§

Le tremano le gambe quando Fred le si piazza davanti, durante la ronda. Si fissano per qualche secondo, senza fiato, ma con mille parole da dirsi. Rimangono a studiarsi, illuminati dalla luce dalla luce della luna che entra dalla finestra, nella speranza di non dimenticare quell’istante di tensione.
Poi, il sassolino sotto il piede di Hermione le si conficca nella carne nuovamente, quando non riescono a fermare il loro desiderio, trascinandosi affamati verso la Stanza delle Necessità. Un’ultima volta, solo quella.

Si baciano, di nuovo, come se fosse la prima volta. Le loro lingue non si danno tregua, in astinenza, bramose di volere di più. Fred le passa una mano tra i capelli, mentre con l’altra comincia a sbottonarle i bottoni della camicia, uno alla volta, con lentezza, passandole le dita sulla pelle scoperta volta per volta. Hermione sospira sulle sulle sue labbra, imitando quei gesti, per toccare il petto delineato del gemello, disegnando sul suo addome dei piccoli cerchi concentrici, provocando anche a lui una serie di brividi lungo la spina dorsale.

La spinge sul divano, comparso dietro di loro, posizionandosi sopra di lei, accarezzandole le gambe, insinuandosi sotto la gonna, solleticandole anche l’interno coscia. Lei, con la mente annebbiata, si inarca verso di lui, per assaggiare le sue labbra ancora una volta, cominciando a lasciare degli impercettibili baci caldi sul suo collo, scendendo verso il petto. Fred, inebriato, si toglie la camicia, denudando presto anche lei.

Osserva dall’alto Hermione per l’ultima volta, che priva di imbarazzo, lo sfida con lo sguardo. Le sorride, toccandole il seno sinistro, stimolando il suo capezzolo, accarezzandole il ventre piatto, scendendo sempre più in basso, fino ad arrivare all’orlo della gonna.

Sorride anche lei, afferrandolo per i fianchi, scambiando le loro posizioni. Da sopra può osservare meglio l’addome del ragazzo, che si abbassa e si alza velocemente, allo stesso ritmo del cuore impazzito, ubriaco. Passa il dito sul suo petto, solleticandogli l’ombelico, fino ad infilare, improvvisamente, la mano sotto i suoi pantaloni, costringendo Fred a mitigare un sospiro.

– Vieni qui. – le sussurra, baciandole le labbra, mentre lei fa aderire il proprio corpo a quello del ragazzo, sentendosi di nuovo viva, in volo, felice. La mano di Hermione, impacciata sotto la stoffa, viene preso avvantaggiata, quando i pantaloni finiscono a terra con un calcio, insieme alla sua gonna e al suo intimo.

Anche Fred impegna le sue dita, prestando attenzione ad Hermione che, bramosa, si spinge verso di lui nel momento in cui la tocca. I baci, tra loro, non si fermano: si confondono tra i morsi, tra i sospiri, tra le grida dissipate. Si perdono definitivamente, in quella danza segreta che tanto amano, bruciando di una passione fin troppo repressa.

Hermione comincia ad affogare sempre di più nell’oblio, desiderosa di portarlo con lei per sentire la sua risata ogni minuto, i suoi baci bollenti, le sue mani esperte, che continuano a darle, ogni istante, sempre più piacere.

Fred smette di baciarla, inumidendo il capezzolo della ragazza, dandogli qualche morso, per sentirla sospirare ad alta voce, impossibilitata a zittirsi, non certamente mentre si inarca verso di lui, con il viso paonazzo, scottata dal suo tocco, inebriata dalla sua presenza, persa nella speranza che lui non si stacchi mai, di rimanere in quella ebbrezza per sempre. L’accontenta, posizionandosi sopra di lei, silenziando il suo verso con un bacio, scivolandole facilmente dentro, appoggiando le mani ai lati del volto di Hermione, per aiutarsi nel movimento prima lento e poi sempre più veloce.

E si abbandonano entrambi, persi in un labirinto senza uscita, dal quale comunque nessuno dei due vorrebbe allontanarsi, dal momento che insieme stanno bene. Perché Hermione, quando lo ha affianco, ha il cuore il più leggero, la testa libera dai pensieri e Fred, guardandola, si sente a casa.

§

 

Le mani di Fred stanno giocando ancora con i boccoli di Hermione, quando lei si decide a lasciargli l’ultimo bacio sulle labbra, chiedendo pietà per il suo cuore, per la sua anima, cibandosi del frutto proibito, desiderando ricordarne il sapore per il resto della sua vita.

– Sorridimi. – le chiede, prendendole il volto tra le mani, per imprimere quella espressione nella mente.

– Sei disonesto. –

– Lo so, ma voglio davvero vedere il tuo sorriso. – Fred appoggia la fronte contro quella della ragazza, lasciandole poi un veloce bacio e stringendo il suo corpo contro quello di lei.

– Non posso sorridere, non adesso, non così. – sussurra Hermione, serrando gli occhi, mentre il battito di lui la culla, instancabilmente, per l’ultima volta.

§

Lo sguardo di Hermione segue la scopa di Fred prendere il volo con una strana morsa al cuore: è finita? Abbassa gli occhi, cercando di rimanere coi piedi per terra, facendo finta di essere forte.

Ron, al suo fianco, le dice di leggere la scritta in cielo, che è una cosa spettacolare. Ma nulla di quei fuochi d’artificio è spettacolare.

Spettacolari sono quelli che le scoppiano nello stomaco, quando le labbra di Fred le toccano la bocca, o quando le mani di lui disegnano dei piccoli segni sul suo corpo. Spettacolare è Fred, non la sua firma in cielo.

Annuisce comunque, fingendo di ridere, cercando con gli occhi la figura del suo aguzzino, ormai sempre più lontana, ma ancora troppo presente, pressante, come un sassolino nella scarpa.

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