Chose me – Capitolo due.

0a4a9bd21210734e74091542344a47a3Guardare Ron negli occhi non è mai stato così difficile per Harry, che era capitato in camera con la sua dolce – si fa per dire – piccola sorellina, quella sorellina di cui, tra l’altro, il Prescelto è innamorato stracotto.

Deglutisce, passando le mani sul volto pallido, mentre si siede a fianco del suo migliore amico in Sala Comune, – Allora, come ti è andata? – gli chiede piano, nella speranza di far parlare lui ed evadere la confessione.

– Uno schifo. – chiarisce Ron, torturandosi le mani, – Ho sperato di entrare nella camera e di trovare Hermione ad aspettarmi, ma se non Hermione una ragazza qualsiasi. Capisci? Fanno i dormitori misti e io con chi devo capitare? Neville! – Sospira, facendo sparire la faccia dietro al cuscino.

Harry si ostina a non ridere, nascondendo la bocca dietro il palmo e mettendosi a posto gli occhiali, – Mi spiace amico. – gli dice alla fine, anche con sincerità, accarezzandogli la spalla.

Prima che il rosso possa chiedergli qualcosa, Hermione si precipita giù dalle scale, con il viso arrossato, – Come vi è andata? – chiede paonazza, lanciando occhiate per tutta la stanza.

– Ron si è beccato Neville.- la aggiorna Harry, beccandosi un pugno sulla spalla dal suo amico, che sempre più sconfortato si piega poi verso la ragazza, nella speranza di sapere che anche a lei sia andata male.

– Io? Harry non mi ha ancora detto come è andata a lui, andiamo con ordin… Ah, grazie a dio Ginny. – dice alzandosi e facendo una giravolta su sé stessa, per agguantare il braccio della sua amica, – Devo parlarti! –

Il Prescelto, al solo nome della sua compagna di stanza, perde un battito e si gira a guardarla, mentre lei arriva sorridendo e viene agguantata da Hermione. Stropiccia i capelli del fratello e si fissa su Harry, – Alla fine ho scelto il letto vicino alla finestra, per te è un problema? –

Nessuno, per una manciata di secondi, sembra rispondere a quelle parole, chi troppo spaventato, chi troppo felice, chi troppo confuso. Ron, invece, le idee le ha sempre avute ben chiare, – Tu! – urla, indicando lui, – E tu! -, continua, indicando la sorella, – Oh, ma che ho fatto di male?! –

Prima di poter smettere di urlare, qualcuno gli cuce la bocca, spuntando dietro ad Hermione lasciandole in mano un braccialetto, – Ti è caduto questo in camera prima, pensavo lo volessi riavere. – dice uno dei gemelli, sorridendo appena, per poi raggiungere la sua esatta coppia dall’altra parte della stanza.

Ogni paio di occhi rimasto nella scena si ferma su Ron, – Non ho nulla da dichiarare. – mente, stritolando il cuscino che ha tra le mani, cercando in tutti i modi di mantenere la calma, almeno con le parole.

– Sei finita in camera con mio fratello? –  Ginny ride, presa alla sprovvista da questa informazione. Hermione sposta lo sguardo fuori dalla finestra, cercando di non pensare al primo incontro con Fred, alle braccia di lui intorno al corpo o al suo viso a così pochi centimetri, – Tu sei in camera con Harry, che mi dici? – svicola il discorso, focalizzando l’amica su altro.

– Non mi vedi camminare a tre metri da terra? – ride, appoggiando la testa alla spalla dell’amica, – Non mi è sembrato vero, almeno fino a che non mi sono data un grosso pizzicotto sul braccio. –

– Ha fatto male? – Hermione la guarda negli occhi, sorridendole di cuore, perché vedere Ginny così contenta la mette di buon umore.

– Ne è valsa la pena. – conclude la più giovane, sorridendole. Essere in camera con Harry Potter è surreale: poter continuamente sentire il suo profumo, poterlo vedere la mattina che si sveglia, potergli sorridere e potergli parlare, così, tranquillamente, è qualcosa che non si sarebbe mai sognata, nemmeno nel suo sogno più bello.

– Hermione. –

– Mh? –

– Sono felice. –

– Va tutto bene? – Neville si affaccia al letto di Ron, che è disteso a pancia in giù, forse nella speranza di soffocare.

– La mia faccia ti sembra quella di uno a cui va tutto bene? –

– Non ti vedo la faccia. –

Ron si siede sul letto, sbuffando, – Va meglio adesso? – glielo chiede con, forse, troppa cattiveria. Si sente in colpa subito, perché in fondo il suo compagno di stanza non c’entra nulla e non hanno fatto niente nemmeno i suoi amici e la sua famiglia, – Scusa, è stata una lunga giornata. –

– Ti pesa che Harry sia in camera con tua sorella? O che io sia in camera con te? O che Hermione dorma nella stessa stanza di Fred? – le domande, pensa con un po’ di ritardo, sono probabilmente troppo dirette.

– Non sei così male come compagno di stanza. – risponde Ron, ridendo appena, quando le guance di Neville diventano più rossicce, – Vuoi un Ape Frizzola? – gli chiede poi, aprendo il cassetto del comodino e prendendo il pacchetto di dolcetti.

Rimangono così per un po’, parlando del più e del meno, conoscendosi meglio di quanto avessero mai fatto e accettando, per la prima volta, la loro nuova condizione: se erano finiti in camera insieme, allora, ci dovevano essere delle ragioni.

– Buonanotte Neville, grazie per stasera. –

Hermione, quando Harry era arrivato in camera per dormire, aveva lasciato gli amici. Si passa una mano fra i capelli, allentando la cravatta della divisa, solo per respirare un pochino di più. Il quinto anno, lo deve ammettere, è iniziato nel modo più stravagante possibile: abitare con un ragazzo? Ma in quale tipo di mondo alternativo e distopico si stava svolgendo la sua vita corrente?

Forse, se fosse stato Harry, sarebbe riuscita a sopravvivere: con lui avrebbe parlato fino a notte tarda, avrebbe scherzato, si sarebbe fatta quelle risate che ogni tanto le servivano e, soprattutto sarebbe stato felice. Perché con Harry tutto sembra normale, sono come fratello e sorella.

Con Ron tutto sarebbe stato complicato: il confine labile tra loro amicizia e l’amore è un terreno che non è pronta ad affrontare  e che, soprattutto, non vuole sperimentare. Ma stare in camera con uno dei gemelli? Sospira, aprendo la porta della sua camera.

Fred, che è rientrato già da qualche minuto, si gira a guardarla, senza maglietta. Se ne sta fermo e immobile, mentre lei non riesce ad allontanare gli occhi da corpo del ragazzo che le sta seminudo davanti.

– Perché… Vestiti! – gli urla lei, imponendosi di spostare lo sguardo verso il soffitto.

Fred sorride malandrino e recupera la maglietta del pigiama che non era riuscito ancora ad indossare, – Sei diventata tutta rossa. – le canticchia.

Hermione alza gli occhi al cielo, avvicinandosi a Fred con estrema spavalderia, – Non cominciare. – gli dice, a qualche centimetro da lui.

– Non ho fatto assolutamente niente! – ride Fred, tranquillamente, passandosi una mano fra i capelli. Ed è mentre la risata rimbomba nella testa di Hermione, che lei è sempre più sicura di voler impalare Silente da qualche parte, – La prossima volta, bussa e vedrai che non succederà nulla. –

– La prossima volta, cambiati in bagno come ogni persona. – taglia corto lei, interrompendo il gioco di sguardi iniziato poco prima.

Mentre lei si rintana con il pigiama nell’unica altra stanza della camera, Fred rimane fuori a sospirare, buttandosi poi sul letto.

Perché proprio Hermione? Quell’Hermione che, nota, nelle sue braccia è straordinariamente piccola e che, a quanto pare, si incastra molto bene. Scuote il capo, cercando di abbandonare quei pensieri, e si gira dall’altra parte del letto. Sarebbe stata una lunga notte.

images (1)– Ho dormito come un angelo in quel letto. – chiarifica Neville, quando Harry si siede al tuo fianco, – La tua notte come è andata? –

Il prescelto alza gli occhi verso Ron, che lo guarda immediatamente, desideroso di sapere com’è andata la prima nottata con la sorella, – Io? Tutto bene. –

Omettere di non essere riuscito a prendere sonno per qualche tempo non era il luogo e nemmeno la persona giusta a cui rivelarlo. Perché era vero, pensare di dormire a fianco di Ginny, a così pochi metri da lei, nella stessa stanza, sembrava qualcosa di estremamente surreale.

Prima di poter instaurare un nuovo discorso, le due ragazze si siedono alla tavola dei Grifondoro, non degnando i tre di un minimo sguardo, troppo prese dalla loro conversazione.

– E quindi te ne sei andata? – chiede Ginny, versandosi il succo di Zucca, cercando di reprimere una risata.

– Non è divertente. – sussurra Hermione, rubando il bicchiere che l’altra ha appena finito di versare come segno di protesta.

– Scusate, esistiamo anche noi. – Ron reclama attenzione, già allo stremo delle sue forze. Aveva dormito male: da una parte Harry lo aveva tenuto sveglio perché sì, insomma… Era in camera con Ginny. E poi c’era Hermione, di cui non era nemmeno sicuro di essere innamorato, ma che era rinchiusa in una stanza con uno dei suoi fratelli più pestiferi.

Ginny fa un breve cenno della mano, ma Hermione viene distratta da Fred, che le ruba velocemente lo stesso bicchiere che precedentemente lei aveva sottratto all’amica.

– Quello è mio! – dice severa verso il ragazzo, che si è appena materializzato dietro di lei.

– In verità sarebbe mio. – corregge Ginny, appoggiando la guancia alla mano, alzando gli occhi al cielo, mentre Harry, guardandola, nasconde a malapena un sorriso.

– Avevo sete. – si scusa con lei, dopo aver bevuto tutto il succo e aver appoggiato il contenitore sul tavolo.

– Potevi versartelo da solo. –

– Era il tuo pegno per aver guardato troppo ieri sera. – le sussurra all’orecchio, stroppicciandole poi i capelli, lasciandola a bocca aperta, dirigendosi infine verso il gemello, che è seduto a fianco ad Angelina, la sua – con grande fortuna – compagna di stanza.

Hermione distoglie lo sguardo, sbuffando arrabbiata, cercando di mantenere la calma: se avesse messo le mani su Silente e, a questo punto anche su Fred, sarebbero morti entrambi.

– Hai dormito bene ieri sera? – Harry si affianca alla più piccola Weasley, appena la becca in corridoio, mentre sta camminando da sola verso la prossima aula di lezione.

Annuisce piano, sorridendogli, – Tu, tutto bene? –

Ad Harry le parole muoiono in gola: ha dormito come se fosse stato in paradiso solamente perché lei era con lui. Comincia a torturare il libro che ha tra le mani, ma alla fine riesce a tornare in sé stesso, – Non ho mai dormito meglio. –

Ginny ride e il Prescelto, è sicuro, che quella risata abbia avuto una lunghezza eterna, così lunga da permettergli di contare tutte le lentiggini sul suo volto. Distoglie lo sguardo, per evitare di arrossire e prende un bel respiro.

– Senti… – azzardano entrambi, zittendosi poi pochi attimi dopo.

– Te lo dico un’altra volta. – taglia corto lui, incapace di starle ancora accanto, perché il cuore gli sta scoppiando nel petto, – Ci vediamo stasera, buone lezione Ginny. –

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