Solo se ti fidi di me – 7. Insieme.  

Solo se ti fidi di me.


7. Insieme.

4d3da04ec691d9b67a17e669178c52cdFred osserva le spalle di Hermione che sobbalzano piano, salgono di così poco che neanche lo direbbe che delle lacrime stanno cadendo pesanti dai suoi occhi. Eppure lo sa, le ascolta silenzioso da quella mattina alle tre. Entrambi in pigiama, attaccati alla cuccia di Grattiastinchi, lo fissano senza parole, lo fissano senza un briciolo di luce negli occhi: quel gatto rossastro, con la vita straordinariamente lunga e con il miagolio addolcito dall’età, li ha lasciati andare.

Fred azzarda un passo nel salotto, osservando il colore dei capelli di Hermione, che cambiano sfumatura con la luce aranciata dell’alba e si ferma ad accarezzarglieli leggermente, per poi lasciarle un bacio sulla guancia.

– Sono qui, mi prendo cura di te. – le sussurra, mentre il volto di lei lo guarda direttamente, scoprendo due occhi rossastri, bagnati e troppo stanchi.

– Non mi sarei mai dovuta fidare di te. – accusa Hermione con il mano il nuovo collare che Fred ha comprato a Grattastinchi.

– Io lo trovo appropiato. – storce il naso lui, trattenendo le risate e prendendo tra le mani la palla di pelo arancione.

– Non gli metterò al collo questo.  – ride anche lei tuttavia, leggendo la scritta sul ciondolo, – “Non sono figo quanto il mio padrone.” –

– Allora cosa ne dici se ci scriviamo, “Il mio padrone è figo quanto me”? –

Appoggia il bicchiere d’acqua nel lavandino e si dirige verso il salotto, ancora assonnata. Una ciocca di capelli le ricade sul volto, permettendole comunque di intravedere il corpo di Fred seduto sul divano, con in mano la copertina di Grattastinchi. Il cuore di Hermione si stringe appena, mentre combatte con le sue lacrime, pregandole disperatamente di rimanere dove stanno, di lasciarle il volto asciutto.

Scuote il volto, avvicinandosi al ragazzo, appoggiandogli una mano sulla spalla, – Fred? – gli sussurra, mentre le sue stesse parole l’assordano in quella casa straordinariamente vuota.

La luce della lampada stordisce i loro occhi stremati, ma lui riesce a guardarla lo stesso, perdendosi in quella smorfia incoraggiante.

– Me l’ero dimenticato… L’ho cercato fuori in giardino per due minuti. – ammette stancamente, mentre lo sguardo si sposta da lei alla cornice di tutti e tre insieme.

– Andiamo a letto Fred, mi prendo io cura di te. – conclude Hermione, spostandogli i capelli da un lato e appoggiando la copertina sul tavolino.

Fred la attira a sé, abbracciandole i fianchi e affondando la testa nel suo busto, assaporando il profumo di pulito del pigiama e le carezze di lei. Si alza in piedi poi, inglobando il corpo di lei tra le sue braccia e accarezzandole la schiena.

– Passerà, sei tu quella che devi essere tirata su. – le dice dolcemente, dandole un buffetto sulla guancia sinistra.

Hermione sospira, perdendosi nel sorriso di Fred, che sembra allo stesso tempo genuino e forzato, lasciandogli un bacio sull’angolo della bocca, – Ci saremmo dovuti abbracciare prima, avremmo dovuto condividere entrambi il dolore, avremmo dovuto piangere insieme, saremmo stati meglio. – suggerisce poi.

– Io non piango. – la contraddice, lanciando lo sguardo lontano da lei.

– Dillo al Fred che è caduto dalla scopa da due metri, dillo al Fred al matrimonio di George, dillo al… –

– Hai chiarito il punto, Hermione. – ride lui, baciandola appena, – Andiamo a letto adesso. –

Erano pochi i momenti in cui poteva vederli assieme, calmi, tranquilli. Ed Hermione adorava perdersi in quei momenti, fissarli nella mente e nel cuore.

Sorride mentre guarda Fred accarezzare il muso di Grattastinchi, assopito al suo fianco.

– Che fai lì in piedi? – le sussurra, osservandola dal letto, – Sdraiati qui con noi. –

– Avevo ragione quindi. –

– Ragione in cosa? – chiede Fred, alzando un sopracciglio insieme alla zampa del gatto.

– Che sareste andati d’accordo. –

– Hai ragione, mi sarei dovuto fidare di te. –

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