Una serie di sfortunati eventi.

 

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La storia di “Una serie di sfortunati eventi” nasce dalla contorta mente di Daniel Handler e diventa ben presto così amata – grazie anche alle strategie di marketing – che viene presto trasformata ( almeno per quanto concerne i primi tre libri ) in un film nel 2004 e successivamente in una serie televisiva marchiata Netflix.

Lo ammetto, c’è voluto qualche tempo prima che io cominciassi ad amare questa serie – sia di libri che televisiva -, ma con il tempo sono riuscita a ingurgitarmi tutti i libri e tutte le puntate. Una serie che ho amato con passione, che ho seguito con ardore e che ho cercato di consigliare a tutti per la sua spontaneità e per la sua diversità. Una serie che mi ha attaccato ai valori famigliari, all’amore e anche ad un po’ di sfortuna. Ma quella, infondo, non serve sempre un po’? 

 

La storia ruota intorno ai Baudelarie, tre fratelli rimasti orfani, che vanno a vivere da un misterioso parente, il Conte Olaf.

Violet, Klaus e Sunny, i tre bambini, scopriranno presto che il loro tutore non è che un uomo malvagio che sta cercando in tutti i modi di impossessarsi della loro fortuna e, per tale motivo, decidono di scappare.

Sono affidati, tra i vari libri, a tanti loro zii o conoscenti, ma il Conte Olaf riesce sempre a mettere un bastone tra le ruote alla loro felicità. Allora i tre, vista l’insistenza dell’uomo, cominciano ad indagare: la storia sembra essere più intricata di quanto lo era in partenza.

Chi è il Conte Olaf? Come conosceva i loro genitori? Ma sopratutto, uno di loro è ancora vivo?

Tra le tante domande che si pongono, presto ad una ottengono una risposta: sia il Conte, che i loro genitori, che tutti i loro vecchi tutori erano volontari.

“Noi crediamo nell’aristocrazia, non in una aristocrazia di potere, basata sullo status sociale o sulla ricchezza, ma in un aristocrazia del sensibile del rispetto e del coraggio. I nostri soci ricorrono in tutte le nazioni, tra tutte le classi sociali da tempo e c’è una intesa segreta tra noi quando ci incontriamo. Noi rappresentiamo la vera tradizione umana, quella vittoria perenne sulla crudeltà e sul caos. Noi siamo un’armata invincibile, ma non vittoriosa. Abbiamo avuto diversi nomi nella storia, ma tutte le parole che ci descrivono sono false e tutti i tentativi atti a classificarci falliscono. Ora ci chiamiamo V.F., ma i nostri scismi e i nostri litigi potrebbero causare la nostra scomparsa. Ma non sarà importante. Persone come noi si fanno sempre distinguere. La nostra vera casa è l’immaginazione e il nostro regno e il mondo intero.”

 

 

Si tratta di una vicenda intricata, con milioni di personaggi coinvolti e che, a loro modo, hanno tutti una parte nella sfortunata sorte dei Baudelaire. Ognuno con i loro gesti, con le loro parole, con le loro invenzioni influenzano un minuscolo particolare, che sembra effimero all’inizio, ma che nell’ultimo libro o nell’ultima puntata assume senso.

Una storia, che capirete, ho seguito con interesse e con amore, che ho divorato in poco tempo e che non riesco a comprendere come possa essere così bella. Decisamente, una serie da non perdere.

Ti amerò, non importa quanti errori faccio quando provo a ridurre le frazioni, e non importa quanto sia difficile memorizzare la tabella periodica. Ti amerò come il lamantino ama la testa di lattuga e come la macchia scura ama il leopardo, come la sanguisuga ama la caviglia di un trampoliere e come un cadavere ama il becco di un avvoltoio. Ti amerò come l’iceberg ama la nave, e i passeggeri amano la scialuppa di salvataggio e la scialuppa di salvataggio ama i denti del capodoglio, e il capodoglio ama il sapore delle uniformi navali. Non voglio starti lontano mai più, eccetto che al lavoro, al bagno o quando uno di noi è a vedere un film che l’altro non vuol vedere.

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Sia ℘

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