Dante, vita e opere.

la venuta di dante a forlì ancora presente nello stemma forlivese. -3.jpg21 maggio – 21 giugno 1265 → nasce a Firenze da Alighiero da Belliccione e Bella, in una famiglia di estrazione borghese e di appartenenza guelfa.

1274 → incontra per la prima volta Beatrice, figlia di una ricca famiglia di banchieri.

1285 circa → sposa Gemma Donati, da cui ha poi 3 figli: Pietro, Iacopo e Antonia.

1286 – 1287 → si trova a Bologna, dove probabilmente frequenta anche l’università.

1289 → partecipa alla battaglia di Campaldino.

1290 → muore Beatrice e Dante si avvicina alla filosofia, leggendo il De Consolatione philosophiae di Boezio e il De amicitia di Cicerone

1293 – 1295 → compone la Vita Nova, sua prima vera ed effettiva opera.

1296 – 1298 → compone le Rime Petrose.

1302 → viene condannato in contumacia a due anni di reclusione, poiché inviato come ambasciatore lontano da Firenze, mentre i guelfi neri, legati alla famiglia dei Donati, e suoi nemici, conquistano il potere della città.

Dante era un guelfo bianco, partito politico legato alla famiglia dei Cerchi, e mal vede l’entrata nella città di Bonifacio VIII, che si allea appunto con i guelfi neri e manda in esilio i bianchi e i ghibellini.

1303 – 1304 → scrive il Convivio.

1303 -1305 → scrive il De Vulgari Eloquentia.

1304 – 1308 → compone l’Inferno.

1308 – 1312 → scrive il Purgatorio.

1312 – 1313 → scrive il De Monarchia.

1315 → rifiuta di umiliarsi davanti ai cittadini di Firenze per tornare a viverci e preferisce rimanere in esilio.

1315 – 1317 → scrive la lettera a Cangrande della Scala.

1316 – 1321 → compone il Paradiso.

1321 → muore a Ravenna, tra il 13 e il 14 settembre.

Costanti dantesche.

1 – Sperimentalismo legato sia allo stile che al contesto.

2 – Plurilinguismo → uso del volgare e del latino.

3 – Sperimentalismo metrico.

4 – Difesa del volgare.

6 – Politica → nelle canzoni delle Rime, nel De Vulgari Eloquentia e nella Commedia.

Le rime dantesche → scritte tra il 1282 e il 1307, divise in:

  • rime della giovinezza → fortemente legate all’amico Guido Cavalcanti, poiché Dante personifica qui le emozioni in spiriti e spiritelli e  alleggerisce i suoi termini. Più avanti si avvicina allo stile di Guido Guinizzelli.
  • rime della maturità → di sperimentazione:
    • rime comiche → tensione con Forese Donati.
    • rime petrose → l’amore verso una donna che non si vuole concedere, che è sfuggente. Il sentimento si traduce in uno stile aspro e crudo.
  • rime dell’esilio → allegoriche e dottrinali.

Alcune sono contenute nella raccolta “Sonetti e canzoni di diversi autori toscani”, stampata da Filippo di Giunta nel 1527. La prima edizione completa delle rime risale al 1921, grazie a Michele Barbi. L’edizione a cui si fa riferimento è quella del 2002 di Domenico de Robertis.

download (2).jpgVita Nova → scritto tra il 1293 e il 1295, è il primo caso di prosimetro in volgare italiano.

Si tratta di un’autobiografia amorosa, in cui la prosa serve a raccontare la storia.

Le liriche non sono scritte in maniera cronologica, ma compaiono anche scritti giovanili, come quello del primo incontro tra i due giovani personaggi → per questo motivo la Vita Nova può essere letta come la storia della poesia dantesca e il suo cambiamento stilistico.

L’opera si ispira fortemente al De Consolatione philosophiae di Severino Boezio.

Si ispira anche allo Stilnovo, ad un amore ricco di virtù e che innalza a Dio, a differenza dell’amore di Cavalcanti, che gioca sull’irrazionalità.

  • Beatrice come beatitudine.
  • Numero 9, che è il multiplo di 3, numero della Trinità e quindi segno di perfezione.
  • Vestito rosso di Beatrice, che indica una delle virtù teologali ( fede, speranza e carità ).
  • Politica del saluto della donna, che salva l’uomo → poetica della lode.

L’opera contiene tre momenti: il primo in cui Beatrice concede il saluto al poeta, la seconda in cui essa non lo concede ( momento di grande dolore per il poeta ) e la terza in cui Beatrice è ormai morta e il rapporto che viene narrato è tra le anime dei protagonisti. La prima edizione completa viene stampata a Firenze dal princeps nel 1576: qui la parola beatitudine, viene spesso sostituita con felicità.La prima edizione critica risale al 1932, grazie a Michele Barbi.

danteconviviogrande.jpgConvivio → scritto tra il 1303 e il 1304, si ispira proprio al convivio, al momento del banchetto in cui si sta tutti insieme → infatti il tentativo di Dante è quello di nutrire il popolo con il cibo della sapienza, attraverso la scrittura di canzoni seguite dal commento prima letterario e poi da una interpretazione allegorica.  

Il piano originale prevedeva 15 trattati, di cui uno introduttivo e altri quattordici come commenti alle canzoni, ma Dante riesce solo a scrivere il primo, seguito da altri tre.

La lingua è il volgare, utilizzata per raggiungere il maggior numero di lettori, ha un tema filosofico, più vasto. Dante con questa opera vuole raggiungere anche le donne.

La prosa è lucida e coerente, sintassi rigorosa che dimostra la duttilità del volgare.

  • Secondo trattatoVoi che ‘ntendendo il terzo ciel movete → parla di un amore per una donna, che riesce a rincuorarlo dopo la morte di Beatrice. La donna è per lui la filosofia, una scelta che carica il suo testo di una forte allegoria.
  • Terzo trattatoAmor che nella mente mi ragione → la donna è sempre definita come filosofia, la quale è intesa a sua volta come sapienza.
  • Quarto trattato Le dolci rime ch’io solia → nobiltà dell’individio come gentileza, non com sangue nobile.

Nel Convivio Dante parla dei quattro sensi della scrittura:

  • Letterale → prima chiave di lettura del testo.
  • Allegorico → rivela verità nascoste del testo.
  • Morale → insegna come comportarsi.
  • Analogico → interpreta i fatti reali come segni di realtà eterne e spirituali.

La prima stampa del trattato è più antica rispetto alle altre opere e ha datazione 1940. La prima edizione scientifica risale al 1826, anche se l‘edizione di riferimento è del 1995.

pic778029.jpgDe Vulgari Eloquentia → scritto tra il 1303 e il 1304, Dante si lega al tema della lingua, volgendosi a favore del volgare, nonostante la stesura dell’opera in latino, scritta appositamente per le persone più dotte. Il latino difatti è dotto, immutabile.

L’opera provvederebbe solamente quattro libri, ma Dante riesce a scrivere solo fino al quattordicesimo capitolo del secondo libro.

  • Primo libro → si concentra sulla storia della parola, tracciando la nascita della lingua nell’ebraico, una lingua che è inizialmente universale, ma che si divide poi in idiomi. I tre idiomi principali diventano la lingua del sì – da cui deriva il volgare – , il provenzale d’oc e il francese d’oil. Dante di concentra sul primo idioma, alla ricerca di una lingua che possa essere utilizzata da tutto il popolo italiano. Essa dovrebbe essere curiale – basata su criteri di ragione e di misura – , cardinale – punto di riferimento delle altre lingue – e aulica – da potersi utilizzare in una corte, come quella di Federico II -. L’esempio più adatto è per lui il bolognese.
  • Secondo libro → divide lo stile  tra quello alto tragico, il basso elegiaco e il medio comico. Il primo stile è caratterizzato da un volgare illustre, dalla canzone endecasillaba e tratta di argomenti elevati.

Solo nel 1513 Gian Giorgio Tristissimo rimette in circolazione l’opera, tradotta poi nel 1529 in italiano. L’edizione più aggiornata è del 1968.

f06ba020684a0a843f834c7e9dc06892_orig1De monarchia → datazione incerta:

  • 1308 → stesura contemporanea a quella del Convivio.

  • 1313 – 1318.

  • 1312 – 1313 → anni della lotta tra Bonifacio VIII ed Enrico VII, l’imperatore che Dante stesso credeva potesse salvare l’Italia.

Primo libro → la monarchia universale per il benessere del mondo.

Secondo libro → Impero Romano voluto da Dio, poiché Gesù nasce e perisce sotto di esso, accetta di essere condannato e si sacrifica, incarnandosi nel periodo di massimo splendore dell’Impero.

Terzo libro → rapporto tra Chiesa e Impero. L’autorità imperiale deriva direttamente da Dio, quindi colui che detiene il potere non deve sottostare alle leggi del Papa, ma rispettare esso come figura sacra.

Teoria dei due soli → papato e impero sono affiancati per governare il mondo, il primo sul piano spirituale – felicità eterna – e il secondo sotto quello temporale – felicità terrena -.

Nel 1329 il libro viene condannato al rogo perché considerato portatore di idee eretiche e nel 1559 incluso nell’Indice dei libri proibiti fino al 1881. Ha un discreto successo nel XVI secolo, come arma contro la Chiesa di Roma: la prima edizione è del 1559. Oggi si fa riferimento all’edizione  del 1965.

Le Epistole → principalmente temi politici.

Epistola V → invita i detentori del potere a accogliere Enrico VII per cacciare Bonifacio VIII e unificare l’Italia.

Epistola VI → lancia un violento attacco ai fiorentini che sono stati ciechi all’arrivo del papato.

Epistola XIII → lettera a Cangrande della Scala sull’argomento, sulla finalità, sul titolo, sul genere e sulla polisemia della Commedia.

Riprende il discorso dei quattro sensi e contrappone il senso letterale ai tre sensi mistici diversi della lettera, dichiarando che la Commedia è un’opera polisemica. Ritiene inoltre che l’allegoria del poema è quello dei teologi, poiché ciò che narra è realtà → i personaggi che incontra sono storici, benché ciascuno di essa mantenga un significato allegorico → Virgilio è la ragione, Beatrice la teologia, Catone la libertà.

La Commedia non va letta come le favole dei poeti, ma come la Bibbia, senza tralasciare l’interpretazione letterale.

La prima edizione critica delle Rime è del 1920. Per L’epistola a Cangrande della Scala è in auge l’edizione del 1995.

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Commedia → 14233 versi in totale, suddivisi in 100 cantiche, 33 per ogni libro e 1 proemio.

Inferno → 1304 – 1308, rilasciato nel 1314 e composto da 4720 versi.

Purgatorio → 1308 – 1312, rilasciato nel 1316 e composto da 755 versi.

Paradiso → 1316 – 1321 e composto da 4758 versi.

Titolo → L’Inferno nasce sotto il nome di Comedia, ha uno stile povero e tratta di materia paurosa e fetida. Diventa materia santa e viene denominata dallo stesso Dante materia “divina”. Nel 1555 viene pubblicata per la prima volta con il nome di Divina Commedia dall’editore Gabriele Giolito.

Metrica → Terzine incatenate con schema di rime ABA/BCB/CDC/DED ecc…

Numerologia → numero 3 come numero di Dio e perfezione. Specularità del Purgatorio, che indica l’equilibrio dell’opera stessa.

Tema → A 35 anni Dante si smarrisce nella Selva Oscura per peccato mortale. Si tratta di un viaggio nell’aldilà, ripieno quindi di allegorie. L’io viaggiatore si tramuta in io narratore, che racconta il suo percorso salvifico per salvare il mondo intero. Il viaggio avviene nel 1300 e dura 7 giorni ( alcuni ritengono dal 7 aprile, altri dal 25 di marzo ).

Fonti

  • Il VI libro dell’Eneide, dove Virgilio descrive il viaggio di Enea nell’aldilà.
  • Seconda lettera ai corinzi, nella quale San Paolo narra di essere stato rapito in paradiso.
  • Autori classici come Ovidio ( Metamorfosi ), Lucano ( Farsaglia ), Cicerone ( Sogno di Cicerone ).
  • Testi apocrifi, come il Vangelo di Nicodemo per la discesa agli inferi, la Navigazione di San Brandano, il Purgatorio di San Patrizio, la Visione di Tundalo, la Leggenda aurea.
  • L’opera in volgare “Libro de’ vizi e delle Virtudi” di Giamboni.
  • Il Tesoretto di Brunetto Latini, il cui inizio ricorda la Commedia di Dante.
  • il pensiero filosofico dell’opera si basa su Aristotele, filtrato dalle opere di San Tommaso e da quelle di Alberto Magno, forse più legato al neoplatonismo. La conoscenza che Dante ha di Platone è totalmente indiretta
  • Dante conosce anche i principali commentatori arabi di Aristotele → Avicenna e Averroè.

Topografia → Sistema tolemaico in cui la Terra è ferma al centro dell’universo e attorno ad essa ruotano nove cieli, immaginati come sfere concentriche. Ai cieli dei pianeti Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno si aggiunge il cielo delle stelle fisse e l’Empireo, che è immobile e sede di Dio, degli angeli e delle schiere dei beati.

La terra è divisa in emisfero settentrionale, con il suo centro in Gerusalemme e totalmente sommerso dalle acque, e quello meridionale, più vicino ai cieli e con le terre emerse.

La Bibbia racconta che Lucifero, un cherubino, fu scaraventato dal cielo da Dio a causa della sua superbia, una caduta che provoca un cambiamento radicale → tutte le terre emerse, per evitare il contatto con lui, si spostarono nell’emisfero meridionale costituendo il monte del Purgatorio.

Lucifero rimase conficcato al centro della Terra, nel luogo in cui il Peccato è massimo creando la voragine infernale.

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Struttura dell’Inferno → Dopo un vestibolo, la voragine dell’inferno è costituita da nove cerchi concentrici. Le pene sono correlate alle colpe attraverso la regola del “contrappasso” → la pena è simile alla colpa per analogia o la pena richiede una condizione opposta a quella del peccato per contrario.

I dannati si dividono in due:

  • gli incontinenti, che hanno agito senza ragione.
  • i peccatori che hanno agito con malizia, con la consapevolezza di fare del male, suddivisi al loro volta in:
    • violenti e fraudolenti, divisi in fraudolenti verso chi si fida e verso chi non si fida.

Il primo cerchio è occupato dal limbo → nel medioevo venivano distinti due tipi di limbo:

  • quello occupato dai bambini morti prima del battesimo.
  • quello abitato dagli ebrei giusti, vissuti prima della venuta di Cristo, ma nell’attesa costante del Messia.

Dante prevede un limbo unico, costituito dai bambini e dagli uomini virtuosi nati prima di Cristo, che non meritano però il Paradiso → Virgilio, Platone, Aristotele.  

Struttura del Purgatorio → l’idea del Purgatorio come un luogo in cui le anime pentite vengono purificate è messa a punto durante il concilio di Lione del 1274.

All’inizio c’è un antipurgatorio, costituito dalla spiaggia, dalle prime due balze del monte e da una valletta, in cui si raccolgono le prime anime che hanno tardato a pentirsi.

Il monte è suddiviso in sette cornici, in ognuna delle quali si purga un peccato capitale ( superbia, invidia ira, accidia, avarizia, gola e lussuria ).

Quando Dante entra nel Purgatorio, un angelo gli imprime sulla fronte 7 P, che spariscono man mano sale, per compiere il cammino di purificazione.

Si procede dal peccato più grave a quello meno grave → la montagna si innalza dalla terra verso il cielo, capovolta rispetto alla voragine infernale.

In cima alla montagna vi è il paradiso terrestre.

Struttura del Paradiso → i beati risiedono nell’empireo, ma Dante immagina che essi gli vengano incontro mano mano, nei cieli che hanno influenzato maggiormente la loro vita → ogni cielo porta negli uomini una predisposizione.
Le anime non godono di una maggiore o minore beatitudine a seconda che il cielo sia più o meno vicino a Dio, ma hanno tutte la stessa beatitudine.

Nell’Empireo c’è la candida rosa di tutti i beati che adorano Dio.

Interpretazione figurale → gli avvenimenti storici, secondo la visione cristiana del Medioevo, non esauriscono la loro portata sulla terra, poiché sono il riflesso del disegno divino. Ogni fatto reale può essere interpretato come prefigurazione.  

  • La fuga dall’Egitto del popolo ebraico è allegoria di redenzione dell’umanità e Mosè, che organizza la spedizione, è figura di Cristo, che è adempimento del fatto storico.

Erich Auerbach è lo studioso tedesco che ha più approfondito l’interpretazione figurale, che stabilisce fra due fatti o persone un nesso in cui uno di essi non significa soltanto se stesso , ma anche altro, che l’altro comprende. I due poli della figura sono separati nel tempo, ma si trovano entrambi nel tempo, come fatti reali.

  • Virgilio è per Dante un faro letterario, una guida imprescindibile nella sua attività poetica: il ruolo del poeta Virgilio come guida stilistica di Dante autore è figura, che si adempie nel Virgilio guida del personaggio Dante nell’aldilà.
  • Catone è un personaggio storico, che si uccide a Utica nel 46 a.C. per non essere vittima della dittatura di Cesare → Dante sia lo punisce, che lo premia, perché l’amore per la libertà, trova il suo logico adempimento nel ruolo di custode del regno della libertà, svolto dal Catone dantesco.

Lingua e stile → Dante si serve come base, sul piano fonetico e lessicale, del fiorentino di fine Duecento → usa forme toscane, non fiorentine, forme settentrionale.

Gli influssi più importanti sono quelli dalle lingue galloromanze, le lingue d’oc e d’oil e il latino → i latinismi sono frequentissimi, appartengono a linguaggi specifici, come quello filosofico o astronomico e nella Commedia ci sono espressioni o interi versi in latino. I latinismi servono per alzare il tono del racconto.

Compaiono moltissimi nomi propri, che hanno spesso un valore simbolico → i nomi sono conseguenze delle cose, si legano alle caratteristiche delle persone che li portano. Altri nomi sono puramente espressivi.

Dante è un grande inventore di parole, soprattutto di verbi → si infittisce nella terza cantica, luogo dell’ineffabile, dell’indicibile.

Nella Commedia incontriamo il linguaggio tecnico del trattato filosofico, teologico o scientifico, il linguaggio popolare e dialettale, il latino e il provenzale → inventore di un idioma letterario universale.

Il pluralismo non è fine a se stesso, ma è al servizio dello stile:

  • stile umile, a cui corrisponde il genere della elegia.
  • stile mediocre, a cui corrisponde la commedia.
  • stile sublime, a cui corrisponde la tragedia.

La Commedia dantesca sfugge a qualsiasi classificazione, poiché rappresenta una summa letteraria, scientifica, filosofica → resoconto di viaggio, trattatistica, cronaca cittadina si intrecciano per formare un’opera mai vista prima.

Il risultato è una straordinaria commistione di stili e linguaggi diversi a seconda delle situazioni e dei personaggi presentati nel corso dell’opera.

Figure retoriche

  • Similitudine → l’uso che ne fa è un omaggio all’opera classica dell’Eneide di Virgilio. Le trae dalla mitologia, dalla Bibbia, dalla vita quotidiana e dal mondo naturale. La figura ha il compito di avvicinare quello stato psicologico o quell’idea astratta all’esperienza del lettore. A volte ha lo scopo di anticipare un motivo o un’immagine.
  • Metafora → comparazione implicita, soprattutto nella metafora continuata, con la quale Dante costruisce immagini complesse.
  • Anafora, poliptoto, anadiplosi → frequenti sono le figure della ripetizione, tipiche della mentalità medievale.

Dante personaggio e Dante autore → Il protagonista – l’agens – della vicenda parla in prima persona, è un personaggio reale, identificabile sul piano storico – Dante Alighieri, nato a Firenze nel 1265 -. L’avventura che lo vede coinvolto diventa esemplare per tutti, si tratta infatti di un percorso dal peccato alla grazia. Non di rado tuttavia viene a galla anche il Dante scrittore – l’auctor -, essenziale per tramandare il valore didattico – morale ed edificante della storia.

Vengono messi per iscritto non solo gli episodi, ma anche i sentimenti dello stesso Dante, che permettono al lettore di identificarsi.

Il narratore interviene spesso per parlare di sé in quanto scrittore, in coincidenza con ammissioni di insufficienza poetica nel ridire le esperienze vissute.

I verbi riservati al personaggio sono al passato remoto, quelli riservati all’autore sono al presente o al futuro.

Frequenti sono gli appelli al lettore, che sottolineano il ruolo di guida che l’autore assume nei confronti di colore che leggeranno l’opera

Profezie e invettive → Dante si serve del linguaggio poetico per denunciare la corruzione del mondo, della Chiesa e dell’Impero.

La profezia è associata all’invettiva, soprattutto quando attacca la curia romana, negli anni della cosiddetta “cattività avignonese” ( 1309 – 1371 ). L’esempio più lampante di questo tipo di invettiva lo si trova nell’Inferno XIX, quando nella terza bolgia dell’ottavo cerchio vengono puniti i simoniaci, cioè coloro che in vita hanno fatto commercio di oggetti sacri.

La scelta del 1300 come anno permette a Dante di fare quelle profezie che si dicono post eventum, cioè enunciate dopo che il fatto profetizzato è già accaduto. In numerosi casi si lancia andare anche a profezie ante eventum, nonostante il linguaggio di queste ultime sia difficile ed enigmatico.

Esistono anche profezie senza invettive e viceversa → ex. quelle politiche, contro l’Italia, il papato e Firenze in Purgatorio VI.

La commedia dei poeti → Nella Commedia Dante approfitta di alcuni personaggi per rimettere a fuoco non solo la propria storia di letterato, ma anche l’intero svolgimento della poesia volgare e dei suoi precedenti.

Attraverso le parole di Oderisi da Gubbio, miniatore orto nel 1299, Dante traccia un sintetico quadro della pittura e della poesia italiana → Giotto ha superato Cimabue nella pittura e un Guido ha scalzato l’altro. Si ritiene che Guido Cavalcanti abbia tolto la gloria della lingua a Guido Guinizzelli, che a sua volta supera Guido delle Colonne, poeta siciliano.

Nel centro di Purgatorio XXIV campeggia la definizione dello Stilnovo, grazia anche a Bonagiunta Orbicciani → secondo quest’ultimo, Dante ha prodotto qualcosa di nuovo in poesia: la novità delle rime nuove, consiste nel fatto che i poeti che le scrivono si lasciano trasportare dall’Amore, che entra in loro; l’ispirazione diretta di Amore è ciò che è mancato alle generazioni precedenti a Dante, come a Giacomo da Lentini o Guittone – capostipite della poesia siciliana -.

Dante usa Bonagiunta perché meno legato alla scuola siciliana.

In Purgatorio XXVI Dante incontra Guido Guinizzelli, che viene definito padre, iniziatore vero e proprio della poesia che ha raggiunto l’apice con Dante. Il canto si chiude con Arnaud Daniel, uno dei più noti trovatori provenzali ( 1180 e 1210 ). Viene definito da Guinizzelli il più grande poeta d’oc.

Nella Commedia fanno comparsa anche scrittori in versi, come Pier delle Vigne o il trovatore Bertran de Born.

Dante incontra anche poeti latini. Il più importante Virgilio, che svolge il ruolo di guida attraverso inferno e purgatorio, è il maestro, colui dal quale si impara il bello stile. Virgilio rappresenta per Dante il culmine della letteratura classica, il punto più alto della poesia pagana.

Virgilio è considerato un cristiano in pectore, grazie all’interpretazione allegorica che viene fatta della quarta egloga delle Bucoliche.

Quanto più Dante e Virgilio si avvicinano affettivamente, tanto meno il poeta latino può influire sulla realtà poetica della Commedia: l’influenza dell’altissimo poeta pagano si affievolisce man mano che ci si avvicina al Paradiso.

Di fatto Virgilio viene sostituito da Stazio, autore della Tebaide, dove riconosce l’altezza poetica dell’Eneide, e dell’Achilleide. Stazio è il poeta pagano che si converte al cristianesimo e rappresenta la guida perfetta per l’ultima parte del cammino purgatoriale: Stazio accompagna Dante e Virgilio dal canto XXI fino alla fine della cantica e aiuta il primo nei riti della purificazione nel fiume Letè.

La fortuna dell’opera → le prime due cantiche cominciano a circolare per intero già durante la vita dell’autore, mentre il Paradiso dall’autore stesso viene diffuso ad una cerchia di amici man mano che viene ultimato.

Il poema gode fin da subito di un gran successo → a dibattere del valore dell’opera sono già Petrarca e Boccaccio. Il primo trova il limite nel fatto che l’opera sia scritta in volgare, il secondo vi ritrova la poetica classica.

Nel 1502 Pietro Bembo da alla luce la sua edizione stampata della Commedia.

Durante il Secolo successivo l’opera viene quasi dimenticata, poiché ritenuta rozza. Giambattista Vico vede in lui, tuttavia, l’Omero del Duecento, il cantore appassionato di una mitica età primitiva.

L’Ottocento riporta il poeta fiorentino al centro dell’attenzione, come simbolo del Risorgimento → l’orgoglio di Dante esule diviene un punto di riferimento di passionalità romantica.

La poesia di Dante”, libro di Benedetto Croce del 1921 segna un’ulteriore tappa sulla linea critica desanctisiana, proponendo una lettura basata sulla contrapposizione poesia/non poesia.

A dimostrare come la cultura medievale di Dante sia parte integrante e fondativa del suo capolavoro, è il critico tedesco Erich Auerbach, che legge la “concezione figurale”.

Dall’inizio del Novecento si succedono numerose edizioni critiche: da quella di Giuseppe Vandelli del 1921 a quella di Mario Casella del 1923, da quella di Giorgio Petrocchi del 1966 – 1967 a quella di Federico Sanguineti del 2001.

Sia ℘

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