#Fridaysforfuture.

f4eeeb39-e75e-46dd-b372-24e9c9da7419 Essere scesi oggi in piazza non significa aver perso ore di lezione, non significa aver preferito non andare a scuola o a lavoro. Essere scesi in piazza significa voler credere, credere in quel futuro che la terra merita, credere di essere abbastanza rumorosi da aver solleticato le orecchie di qualcuno più in alto, credere di poter sperare per la vita dei nostri figli, non sono della propria.

Essere scesi in piazza, una piazza vale l’altra tra le 178 città – solo italiane queste, perché nel mondo la cifra complessiva raggiunge le 1.659 – che hanno partecipato alla giornata del 15 marzo, vuole dire cambiamento, vuole dire voglia di vivere, voglia di lottare, voglia di respirare a pieni polmoni un’aria non contaminata.

 

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Vuole dire che Greta ha visto giusto, che basta poco per mobilitare un intero pianeta, che basta poco per sensibilizzare l’umanità sui danni che sta facendo: non le saremo mai abbastanza grati per averci aperto gli occhi, per averci dato la scossa che mancava. Perché no, non si stava facendo abbastanza. 

Perché i dati sullo scioglimento dei ghiacci è davanti agli occhi e non si fa nulla, le notizie delle foreste rasate al suolo inorridiscono, come la siccità dei fiumi e la quantità esorbitante di plastica che nuota negli oceani; eppure non si fa abbastanza.

Ci state rubando il futuro“, questo bastava dire, una frase che non minaccia, un dato di fatto sbattuto sulla faccia di quelli che hanno le redini del mondo nelle mani. Ci state rubando l’aria, ci state rubando la vita. Lo volete davvero?

Il punto è che tutti possiamo fare qualcosa: prestare attenzione all’acqua che consumiamo, smetterla di utilizzare una quantità esorbitante di plastica, smetterla di fregarsene. Costruiamo un futuro tutti insieme, per chi c’è ora e per chi, spero, ci sarà ancora tra un milione di anni.

 

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Mentre i ragazzi che manifesteranno oggi, invece, fra 40 anni saranno adulti, coppie, famiglie, avranno avuto dei figli, avranno una casa o un lavoro da difendere, saranno diventati: noi.
Solo, un bel po’ più inguaiati. Anche a causa nostra.
Questo per dire che, forse, questo non è il tempo dei distinguo, ma quello della consapevolezza.
Questo per dire che se, oggi, non volete o non potete scendere in piazza insieme a loro, accanto a loro, almeno evitate di rompere i coglioni a questi meravigliosi ragazzi, che stanno semplicemente facendo ciò che dovrebbe rendere fiero ogni adulto, ogni genitore:
stanno prendendo in mano il loro futuro.
Anche per noi.

Matteo Bussola 

 

Sia ℘

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