Giovanni Drogo e Dino Buzzati.

718wyqD+i5LIl personaggio di Giovanni nasce, a tutti gli effetti, nel 1933 con la pubblicazione del “Deserto dei Tartari”, ma è a portatore dei sentimenti provati da Buzzati dal 1926 in poi; Drogo è una sorta di personaggio autobiografico trasfigurato in un luogo sconosciuto e in una dimensione senza tempo, che riesce, grazie alla sua universalità, a diventare un personaggio mondo, un personaggio in cui tutti si possono confrontare.

Si tratta comunque delle emozioni di Buzzati, poiché è lui che è alla ricerca di una grande occasione, è lui che ha paura dell’ignoto, è sempre lui che non si sente amato o soddisfatto. La creazione di Drogo gli permette quindi di spiegare il suo dolore e le sue stesse insicurezze, tanche che il desiderio di abbandonare il Corriere della Sera si specchia perfettamente con quello di Drogo di non entrare nella Fortezza Bastiani.

La loro convivenza continua incessantemente, specialmente durante la notte, quando i due uomini sono più propensi alla riflessione e all’incontro, aprendo un varco fra i sue mondi, tanto da permettere quasi un effettivo incontro.

Di simile i due hanno tutto: sono cristallizzati in una realtà sempre uguale, in cui ogni cosa si ripete incessantemente, dove oltre al dolore per non essere capiti, si fa largo la gelosia di non poter essere simili agli altri e il desiderio di voler essere al posto di colore che hanno vissuto una grande occasione.  Un’occasione che arriva per Dino Buzzati, che comincia a pubblicare nel 1933 in terza pagina e che dà vita al suo primo romanzo, “Barnabo delle montagne”.

Anche per questo motivo, le vicende dei due cominciano a divergere, anche se il giornalista rimarrà sempre legato al suo alter ego trasfigurato, tanto da raccontarsi nelle sue sembianze in terza persona nel “Ascari Ghirò Leone” del 1939 in cui Drogo, paradossalmente, incontra finalmente la grande occasione della battaglia, quella che ha sempre cercato dal primo capitolo del “Deserto dei Tartari”.

Buzzati ripropone più volte nei suoi articoli la figura di Drogo, come nella “Frana” o nel “Il mantello”, ma una delle più interessanti caratteristiche del rapporto tra i due si evince dalla decisione, piuttosto singolare, del giornalista di firmarsi, talvolta, come Giovanni Drogo.

Sia ℘

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