Dino Buzzati: scrittore giornalista.

1612736_madino.jpgMetto insieme giornalismo e letteratura narrativa perché sono la stessa identica cosa”, così commenta Dino Buzzati alla fine della sua vita, in un’intervista che uscirà nel 1973, un anno dopo la sua morte, in un’edizione della Mondadori.

Dino Buzzati comincia a lavorare alla redazione del Corriere della Sera nel 1928, per arrivare a pubblicare in terza pagina qualche anno più tardi, precisamente nel 1933; un salto di qualità che raggiunge grazie al duro lavoro serale e alla sua strategia di scrittura: “Quando c’era un fatto grosso di cronaca, magari dopo quindici giorni io lo riprendevo e ne facevo un racconto fantastico”, confessa ancora a Yves Panafieu.

Un richiamo, forse, al testo del 1954 intitolato “Il Crollo della Baliverna”, in cui, un piccolo fatto di cronaca, si trasforma in un racconto con un protagonista, con delle idee e con delle passioni: una storia fantastica, che sa tuttavia coinvolgere il lettore per la sua verosimiglianza e autenticità, grazie alle domande in coda al testo, incentrate sul ruolo del destino, sul fato e sul valore della responsabilità.

D’altra parte, Dino Buzzati ci sa mostrare la sua maestria di scrittore in molteplici composizioni: è giusto citare l’articolo scritto dal giornalista nel 1947, ambientato nella camera ardente di Albenga, con i corpicini dei bambini morti, i cuori delle madri e dei padri ricolmi di un “assolutissimo vortice di dolore”, di cui a godere è solo la morte, personificata, incattivita, che diventa un personaggio, un esecutore freddo, a ribadire le credenze stesse di Buzzati, che scriveva i suoi articoli con lo scopo di poter “divertire”, ossia portar fuori, commuovere.

Ancora, allontanandoci dalla cronaca, uno dei massimi esempi in cui Buzzati diventa scrittore giornalista è “Riservatissima al signor direttore”, un racconto del 1966 quasi autobiografico, in cui il protagonista, con lo stesso nome e professione dello scrittore del testo, è catapultato verso la fama, scrive in terza pagina, diventa “un caso”, solo poiché i racconti pubblicati a suo nome non gli appartengono: sono quelle storie, quelle emozioni che avrebbe sempre voluto esprimere, che invece sono impresse su carta da Ileano Bissat, un individuo estraneo che, piano piano, gli succhia lo stipendio. Le due anime, per quasi quarant’anni, sembrano essere appaiate: Ileano e Buzzati diventano la stessa persona, scrittore e giornalista coincidono qui perfettamente.

Un’affermazione che può essere estesa a Dino Buzzati stesso, che ha una scrittura libera, ma allo stesso tempo chiara, capace di rendere un testo vitale, infinito, universale, di saper coinvolgere e far innamorare come qualsiasi scrittore, ma che si tiene ancorato ai fatti della vita e alla quotidianità, rendendo, a tutti gli effetti, il giornalismo e la letteratura narrativa una cosa unica.

 

Sia ℘

 

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