Now you’re just a page torn from the story I’m living.

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Ci stiamo baciando, bagnati fradici, sotto questa pioggia imperterrita. Rimbalza sulla tua pelle e ne posso sentire il suono.

 

Tic. Tic. Tic.

 

Le tue labbra umide stanno cercando disperatamente di asciugare le mie, ma le gocce sono troppo veloci e tu ridi sulla mia bocca, passandoti poi una mano fra i capelli.

– Siamo fradici, Hermione. – sussurri, mentre io alzo le spalle a quel cielo grigio e ti seguo nella tua risata.

 

Bagnati, sotto quella pioggia fresca, innamorati, assordati dal ticchettio delle gocce, nulla ci avrebbe potuto scalfire, nulla graffiare.

 

Eppure io ero lì e mentre ti guardavo, mentre ti chiamavo, mentre ti supplicavo, sentivo il sangue sgorgare da ogni poro della pelle, sentivo il respiro lasciarmi, nonostante stessi respirando rumorosamente e profondamente.

 

– Ti ho sentito ridere e mi sembrava strano che non fossi stato io a farti ridere. – mi dici, supponente. Supponevi, quanto supponevi di essere il più bello, il più divertente, il più intelligente. Tu eri più, ti sentivi più di tutti, tranne di me.

– Non sarai sempre tu. – ti rispondo, alzandomi dal prato e guardandoti con aria di sfida, ricercando quel lato bambino che tanto mi piace di te.

Ora mi insegui per il prato di casa tua, mentre le foglie scricchiolano sotto la pianta dei nostri piedi.

 

Frush. Frush. Frush.

 

Ti sto chiedendo di venirmi a prendere, disperatamente, di nuovo, ti sto chiedendo di tornare indietro. Mi sto chiedendo di salvarti, di non lasciarti morire.

Fred, non morire. Non morire. Non morire.

 

Apro gli occhi quando una folata di vento mi risveglia da un sonno senza sogni, mi stringo nel mio cappotto, consapevole che tu non sarai lì a ripararmi dal freddo.

Guardo la tua tomba, mentre una pioggia leggera rimbalza sulla fredda pietra e ne oscura il colore.

 

Tic. Tic. Tic.

 

Goccia dopo goccia stai scivolando via da me, stai allentando la tua presa, stai andando via.

Sento le tue labbra impresse alle mie, il rumore della tua risata, il colore dei tuoi occhi e la morbidezza dei tuoi capelli. Ti sento Fred, mentre le tue dita abbandonano le mie, mentre il tuo odore lascia le mie narici.

 

Sento odore di prato bagnato adesso, sono bagnata. Fradicia.

 

Sto andando via ora, sto per darti le spalle, forse per l’ultima volta. Venire qui fa troppo male, mi sento bruciare dentro, non riesco a trattenere le lacrime che mi hanno risparmiato la notte che sei morto.

Sei l’ultima mia pagina, l’ultimo mio capitolo, l’ultimo mio libro. Devo girarti, finirti, chiuderti, per andarmene. Ti devo lasciare, lasciare scivolare via da me.

 

Eppure so che, quando ci rivedremo, perché so che ci rivedremo, riconoscerò tutto all’istante, come se non fosse passato nemmeno un minuto. Sentirò la tua risata ancora prima di provocarla e le tue labbra ancora prima di baciarle. E allora, solo allora, le nostre parole di amore riacquisteranno quel senso che la tua morte ha reso doloroso e che io sto buttando via.

 

Frush. [1]


[1]  Tendo a fare una minuscola precisazione, perché su internet non ho travato nulla di utile. Frush è il rumore che mi immagino faccia una pagina che viene

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