Annientamento: la furia del fuoco e della censura.

“È quasi uguale uccidere un uomo che uccidere un buon libro. Chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, immagine di Dio; ma chi distrugge un buon libro uccide la ragione stessa.” – John Milton.

 

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Vicende storiche: nascita dei roghi, propaganda fascista e censura.    

 

‘Fate bene, in quest’ora solenne, a gettare nelle fiamme la spazzatura intellettuale del passato. E’ un’impresa forte, grande e simbolica, un’impresa che proverà al mondo intero che le basi intellettuali della repubblica di Novembre si sono sgretolate, ma anche che dalle loro rovine sorgerà vittorioso il padrone di un nuovo spirito’ – Joseph Goebbels.

 

La caccia alla parola scritta nasce con i roghi, concepiti per eliminare “lo spirito non tedesco”, che vennero organizzati dalla Associazione degli studenti tedeschi. Il più grande rogo avvenne il 10 maggio 1933 nell’ Opernplatz berlinese, quando gli studenti bruciarono più di 25.000 volumi di libri “non tedeschi”, dando de facto l’inizio alla “Censura di Stato”.

MV5BZWMxMTIwN2QtNzc5Ny00MjU3LWE2MDAtNjdlMWI5MzU3MTliXkEyXkFqcGdeQXVyMTk2MzI2Ng@@._V1_Quella notte, nella maggior parte delle città universitarie, gli studenti nazionalsocialisti marciarono in fiaccolate: professori, rettori e studenti furono radunati alla presenza delle autorità naziste in punti d’incontro dove poterono assistere al rogo dei libri non desiderati, gettati dentro i falò, in un’atmosfera di gioia dove erano presenti addirittura  delle orchestre.

Durante quella fatidica notte, il gerarca nazista Joseph Goebbels vi tenne perfino un discorso, dove affermava che i roghi erano un ottimo modo “per eliminare con le fiamme lo spirito maligno del passato“.

Politico, giornalista e scrittore tedesco, la triste storia del nazismo ricorda Goebbels come uno dei più importanti e più fanatici gerarchi del regime; Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945, è stato anche Cancelliere del Reich, successivamente al suicidio di Hitler (30 aprile 1945).

Nel 1928 Goebbels è eletto deputato al Reichstag; l’anno seguente viene incaricato della propaganda su tutto il territorio nazionale. Nel 1933 è Ministro della Propaganda del primo gabinetto Hitler, carica che manterrà ininterrottamente fino alla fine del Terzo Reich. In tale veste Goebbels assume il controllo totale dell’informazione nonché della vita culturale e sociale tedesca (stampa, cinema, teatro, radio, sport), applicando con fermezza e rigore i principi del nazismo. È Goebbels infine il principale artefice delle campagne volte a celebrare la razza ariana in campo culturale, campagne che costringeranno all’esilio centinaia di artisti e scienziati, sia ebrei che non.

4618I roghi dei libri, da lui promossi, sono comunque preceduti da una serie di atti consecutivi: il 6 aprile 1933 il principale ufficio della Stampa e della Propaganda dell’Associazione studentesca della Germania, proclamò una “azione contro lo spirito non tedesco” a livello nazionale, durante la quale si doveva effettuare una “pulizia” della cultura tedesca usando il fuoco. L’8 aprile l’associazione studentesca elaborò infine un trattato, le 12 tesi, in cui affermò il bisogno di una propria cultura e nazione non “infettate” da altre popolazioni.

Il rogo di libri è stato un atto di devastante violenza psicologica poiché assunse i tratti di un annientamento simbolico dell’uomo, del suo sapere, delle sue idee.

 

Da bruciare infatti erano le opere:

  • dei teorici del marxismo.
  • di tutti coloro che esaltavano la Repubblica di Weimar.
  • di tutti coloro che criticavano i fondamenti della morale e della religione.
  • degli autori pacifisti, in particolar modo degli scrittori che condannavano la prima guerra mondiale o che si mostravano scettici nei confronti del valore militare tedesco.
  • di autori di razza ariana.

 

Dal marzo 1933, inoltre, in Germania, sono in realtà già attivi i campi di concentramento per gli oppositori politici. A fine febbraio l’incendio del Parlamento, organizzato dai nazisti e attribuito alle sinistre, è servito a intensificare le azioni repressive di Hitler.

E’ una violenza che crea consenso e consenso attraverso il terrore. Accadrà lo stesso per successivi eventi pubblici come le “arianizzazioni” e come la notte dei cristalli del 1938 quando sono infrante le vetrine di decine di migliaia di negozi ebrei in tutta la Germania.

Come ogni assolutismo iconoclasta, i roghi sono  una fuga dalla realtà. In questo caso l’avversione alla cultura mostrata dai nazisti maschera la preoccupazione del mantenimento del consenso.

Il dominio del Partito nazista è certificato dalla costruzione di un articolato apparato di simboli. Il lavoro, ad esempio, è innalzato a elemento sacro in funzione della nazione e del popolo, ma spogliato di ogni diritto. Quanto all’accesso all’istruzione, il nazismo non manca di ribadire gerarchie razziali arrivando a negare l’accesso alla scuola per gli ebrei e a proibire la letteratura e ogni rudimento di alfabetizzazione per gli slavi nei territori occupati durante la guerra.

 

Bertolt Brecht: vita, esilio volontario e opere anti – naziste.   

 

“A Berlino, nella Opernplatz, non brucia la carta, bruciano le parole. Bruciano i libri con le poesie di Bertolt Brecht.”Paco Ignacio Taibo II.

Uno fra i primi autori censurati e di le cui opere verranno bruciate, è Bertolt Brecht che nasce il 10 febbraio 1898 ad Augusta (Baviera) come primo di due figli di Berthold Friedrich Brecht e Sophie Brezing, in una famiglia benestante. Il padre è cattolico, sua madre protestante, i genitori decidono di educare il giovane Brecht nella fede protestante. Già a partire dal 1913 comincia a scrivere poesie e testi per un giornalino della scuola. Compone canzoni, suona con la chitarra, e organizza scorribande notturne.

bertolt-brechtNel 1917 ottiene il diploma d’ emergenza, concesso anzitempo a causa della guerra. Nello stesso anno si iscrive all’Università di Monaco di Baviera studiando, ma in modo discontinuo, medicina e filosofia

Brecht vince il Premio Kleist per la sua opera “Tamburi nella notte”. All’inizio del 1933 la rappresentazione de “La linea di condotta”, primo vero dramma didattico di Bertolt Brecht,  viene interrotta da un’irruzione della polizia e i produttori vengono accusati di alto tradimento.

Consacrato dall’elezione di Adolf Hitler a cancelliere nel 1933, il regime nazionalsocialista non condanna tuttavia ufficialmente Bertolt Brecht all’esilio, ma lui lascia comunque la Germania, seguito dalla propria famiglia: è il 28 febbraio 1933.Nessuno lo manda via, nessuno lo caccia, nessuno lo estromette ufficialmente, ufficialmente, invece, ne hanno circoscritto, arginato, accerchiato la libertà di uomo e di auto. Quando Brecht sceglie la via dell’esilio, quando assurge volontariamente alla condizione di esule, egli è stato di fatto già esiliato.

Ne parlerà nella celebre poesia del ’37 “Sulla denominazione emigrante”:

 

“Falso quel nome assegnatoci sempre trovai:

emigrante.

Significa esule, si sa. Ma noi

esuli non eravamo per libera scelta,

scegliendo altro paese. E non andavamo

in altra terra per restarvi possibilmente per sempre.

Noi fuggivamo scacciati, banditi.

Né è una nuova patria, esilio è la terra

che ci accoglie.”

 

È un uomo in continuo movimento – in incessante fuga – il Brecht esiliato, un uomo a cui le contingenze storiche impongono mutate ed aggravate condizioni lavorative come la lontananza fisica dal teatro, la precarietà della condizione finanziaria, la quotidiana incertezza del domani, un uomo a cui, nel 1935, il Reich Nazista ritirerà la cittadinanza tedesca.

L’esilio non zittirà Brecht: al contrario lo anima di una vitalità espressiva che, mai come tra il 1933 e il 1948, sarà quantitativamente e qualitativamente più ricca.  Pubblica il saggio sulle “Cinque difficoltà nello scrivere la verità”, l’allegoria del razzismo nazista “Teste tonde e teste a punta”, il dramma “Terrore e miseria del Terzo Reich” segnano di fatto tappe fondamentali lungo la prima linea del suo impegno politico.

Mentre continua a pubblicare numerose opere. Quelle già diffuse vengono bruciate una ad una nelle piazze tedesche: qui forse viene spinto a scrivere una delle poesie più significative della sua produzione, carica della frustrazione per le parole bruciare, compone “Il rogo dei libri”.

 

“Quando il regime ordinò che fossero arsi in pubblico

i libri di contenuto malefico, e per ogni dove

i buoi furono costretti a trascinare

ai roghi carri di libri, un poeta

(uno di quelli al bando, uno dei migliori)

scoprì sgomento, studiando l’elenco degli inceneriti,

che i suoi libri erano stati dimenticati.

Corse al suo scrittoio, alato d’ira,

e scrisse ai potenti una lettera:

«Bruciatemi», vergò di getto, «bruciatemi!

Non fatemi questo torto! Non lasciatemi fuori!

Non ho forse sempre testimoniato la verità, nei miei libri?

E ora voi mi trattate come fossi un mentitore!

Vi comando: bruciatemi!”

 

Tornerà a Berlino Est solo nel 1948,  per stabilirsi a Weissensee. Negli otto anni che gli restano da vivere, continuerà a dire la sua senza, a ben vedere, aver mai smesso, senza che mai siano riusciti a farlo tacere.

Nel 1956 Brecht è già da tempo in cattive condizioni di salute. All’inizio di maggio si fa ricoverare in ospedale per curare i postumi di un’influenza da virus. Muore il 14 agosto 1956 a causa di un infarto cardiaco.

 

 

Censura scientifica: dalla fisica ariana a quella giudaica.

 

Lenard ed i suoi amici sostenevano che tutta la vera ed autentica fisica proveniva dalla razza ariana e che la fisica ‘giudaica’, come le assurde teorie della relatività di Albert Einstein, non erano altro che una cospirazione ebraica internazionale intesa a distruggere la fisica e ad elevare il popolo ebreo”. – Mark Walker.

 

La censura nazista non si ferma nemmeno davanti al progresso scientifico tanto che, con la legge del 7 aprile 1933 si prevede il pensionamento forzato di tutti i pubblici dipendenti che non siano di discendenza ariana, seguita dalle leggi di Norimberga del 1935 per la “protezione del sangue e dell’onore tedesco”, a causa della quale gli ebrei vengono banditi da tutti gli impieghi statali, dagli ordini professionali e da ogni attività economica di qualche rilievo.

Nell’ambiente universitario ciò provoca le dimissioni  di circa milleseicento insegnanti universitari, molti dei quali emigrano all’estero, provocando un evidente impoverimento della ricerca scientifica e della didattica nelle università tedesche.

Forte della sua grandissima fama ed autorevolezza, Planck, il fisico che aveva dato avvio alla “fisica quantistica”, si rivolge a Hitler dicendogli che la fuga degli scienziati ebrei sarebbe stata assai dannosa per la Germania, ma questi reagì violentemente asserendo che se la loro dimissione “poteva causare l’azzeramento della scienza tedesca contemporanea, allora noi faremo a meno della scienza per alcuni anni”.

Finiscono così tra le fiamme le opere di Albert Einstein: nel 1920, in un articolo sul quotidiano berlinese Tägliche Rundschau, quest’ultimo è già stato accusato di avere plagiato idee di altri scienziati e la sua teoria della relatività era stata definita priva di buon senso, solo a causa della sua origine ebrea.

A seguito delle leggi razziali, Einstein, che nei primi mesi del 1933 si trova negli Stati Uniti, protesta pubblicamente ed in modo deciso contro il nuovo regime che limita la libertà e i diritti dei cittadini.

Anche dopo la sua partenza verso l’America, il fronte nazista anti-Einstein prosegue la sua azione diffamatoria, sempre però con minore successo in quanto i fisici tedeschi continuano  ad insegnare la nuova fisica senza farsi coinvolgere dalle teorie sulla ‘scienza ebraica’.

Werner Heisenberg, ad esempio, uno dei fisici più brillanti dell’ultimo secolo, fondatore della meccanica quantistica, condivide il patriottismo di Planck e nel suo campo di ricerca difende la meccanica quantistica e la relatività, osando citare pubblicamente il nome di Einstein e ricevendo per questo le reprimenda delle autorità. Durante la guerra, tuttavia, Heisenberg si astiene dal citare Einstein nelle conferenze che tiene per diffondere la cultura tedesca nei territori occupati, ed è uno dei principali attori nei progetti per realizzare la bomba atomica nazista.

ensitein-conSul fronte americano, Szilard è il primo ad agire, cercando di convincere il governo americano ad organizzare l’impiego bellico della nuova bomba che la scoperta della fissione lascia intravedere. La notizia che i nazisti hanno improvvisamente vietato l’esportazione di uranio dalle miniere della Cecoslovacchia occupata, convince Szilard che la Germania sta preparandosi a costruire la bomba.

Si rivolge, per mobilitare il governo, a colui che è considerato il più grande fisico vivente: Albert Einstein, che scrive il 2 agosto 1939 una lettera indirizzata al presidente Roosvelt, nella quale lo informa della possibilità di costruire il nuovo tipo di bomba e lo sollecita ad avviare al più presto le necessarie ricerche.

Roosvelt raccoglie, seppur con qualche ritardo, la sollecitazione di Einstein, dando disposizioni per l’avvio di un progetto di studio e di realizzazione per la nuova arma. Inizialmente il progetto stenta a decollare, ma con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, nel dicembre del 1941, il governo americano da un deciso impulso alle ricerche sull’atomica, e nell’estate del 1942 viene creato un nuovo distretto del Genio, alle dipendenze dell’esercito, con il compito di sviluppare il programma nucleare detto “progetto Manhattan“.

Negli ultimi mesi del 1942, mentre vengono costruiti i nuovi laboratori, un gruppo di scienziati guidati da Fermi, in un locale ricavato sotto le gradinate di uno stadio di Chicago, sta costruendo una pila atomica o “reattore“, per dimostrare concretamente la possibilità di avviare una reazione a catena e di controllarla.

Il reattore è una grande costruzione cubica di mattonelle di grafite pura entro la quale sono disposti alcuni cilindri di uranio naturale.

L’uranio naturale è per la quasi totalità composto da isotopi stabili, ma contiene anche in piccolissima percentuale un isotopo, uranio 235, che è un materiale fissile, cioè è soggetto spontaneamente a fissione, e dunque è una sorgente di neutroni che, a due per volta, dopo ogni fissione si proiettano nell’ambiente circostante.

Energia+dai+nuclei+l_energia+di+legame+varia+al+variare+del+numero+di+nucleoni+presenti+nel+nucleo.

 La grafite ha il compito di rallentare i neutroni, particelle presenti nel nucleo di un atomo e scoperte dallo stesso Fermi nel 1932, emessi dagli atomi di uranio soggetti a fissione, in modo da renderli adatti a colpire e scindere altri atomi di uranio, dando luogo così a una reazione a catena.

Il controllo del sistema è ottenuto con delle sbarre di cadmio, sostanza capace di assorbire i neutroni liberati, immerse nella massa: estraendo le sbarre si sarebbe innescata la reazione a catena, inserendole di nuovo questa avrebbe dovuto arrestarsi.

Più in generale, gli elementi con un alto numero atomico ( Z > 92 ), tendono a decadere: quando il nucleo pesante assorbe un neutrone molto lento, si scinde in due nuclei più leggeri, rilasciando inoltre energia e due o tre neutroni: si da appunto inizio ad una reazione a catena.

L’esplosivo nucleare utilizzato nelle bombe a fissione americane era costituito da uranio e plutonio, due materiali fissili. Ogni qual volta un nucleo si divide per l’urto con un neutrone, produce almeno due nuovi neutroni, che nel caso di un’esigua massa di materiale fissile, sfuggono senza indurre ulteriori fissioni. Se però si accumula una quantità di plutonio e uranio arricchito, sufficientemente puro e tale da superare la cosiddetta massa critica, si innesca un processo a catena incontrollata, in cui le fissioni di nuovi nuclei si susseguono. La liberazione di energia che ne deriva ha carattere esplosivo.

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È necessario però che la massa critica rimanga insieme per un tempo sufficientemente lungo prima di disperdersi nell’esplosione, in caso contrario si avrebbe l’esplosione imperfetta con resa molto bassa.

Al di là della grandezza della scoperta della “fisica giudaica” e della lentezza della “fisica ariana”, le conseguenze della bomba furono disastrose, tanto che anche Albert Einstein, istigatore del progetto Manhattan, assumerà una posizione del tutto contraria alle armi atomiche, dichiarando:

“Se avessi saputo che i tedeschi non sarebbero riusciti a costruire la bomba atomica, non avrei mai alzato un dito.”

 

Arte degenerata: mostre e massimi esponenti.    

 

“E se avesse potuto, Adolf Hitler avrebbe raccolto in una stanza Pablo Picasso, Marc Chagall, Vasilij Kandinskij, Henri Matisse, Francisco Goya e tutti gli altri esponenti di impressionismo, surrealismo, cubismo o, come ripeteva lui per screditarli “delle arti degli – ismi”, e avrebbe detto loro: “Io vi dichiaro guerra”.” – Giulia Echites.

 

A bruciare nei terribili roghi del 1933 non sono solo i libri, ma prendono fuoco anche alcuni dipinti, catalogati sotto il nome di “Arte Degenerata”.

dada-entartete-kunstI nazisti decidono poi di utilizzare le opere d’arte superstiti per allestire una mostra, inaugurata nel 19 Luglio del 1939 a Monaco e di arricchirsi attraverso la vendita di quadri. La mostra di Arte Degenerata ( Entartete Kunst ) inaugura una nuova tipologia organizzativa per le esibizioni internazionali di arte e registra il più alto numero di visitatori per un’esibizione sino ad allora.

Entrando nel merito della mostra, le correnti artistiche colpite sono tutte quelle legate all’avanguardia, dal Die Brücke al Cubismo: dopo aver saccheggiato i musei che espongono queste opere tanto disprezzate, i nazisti ne raccolgono 650, destinate alla distruzione.

La mostra parte da Monaco e viene aperta da Joseph Goebbels in persona. Pochi giorni prima si tiene invece, nelle immediate vicinanze, una Grande mostra dell’arte tedesca, assolutamente celebrativa dell’arte gradita al regime. Ma l’esibizione dell’arte degenerata si rivela un successo paradossale, favorendo indirettamente, e contro le intenzioni iniziali, la conoscenza e la diffusione di un’arte che si voleva invece censurare e destinare all’oblio, inaugurando inoltre una nuova tipologia di mostra itinerante, che gira l’Europa sino al 1941 e registra oltre un milione di ingressi.

L’arte degenerata, partorita da “quelle combriccole di dilettanti e imbroglioni”, ha minato l’unità della Nazione, insinuando i propri “slogans” tra i critici d’arte e gli “incolti borghesucci”, con il preciso intento di ottenebrare l’intelligenza dei tedeschi e camuffare i segni di una dissoluzione politica, economica e culturale senza precedenti. In contrapposizione Hitler persegue un ideale estetico ellenizzante: i posteri dovranno ammirare qualcosa di “bello”: si tratta di tele che rappresentano uomini dai fisici perfetti, sani e nerboruti o di edifici maestosi e imponenti, tali cioè da riecheggiare la grandezza dello Stato che li ha eretti.

28 (1)La prima opera con la quale il visitatore si trova faccia a faccia è una grande scultura lignea di Ludwig Gies raffigurante un Cristo sofferente e contorto. Realizzata nel 1921 per commemorare i caduti della Prima guerra mondiale, la scultura proviene dalla Cattedrale di Lubecca.

Gli autori delle opere proibite, dichiarati “malati”, sono per la maggior parte espressionisti, gli stessi riconosciuti poi come maestri del ‘900: Otto Dix, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Ernst Ludwig Kirchner, Edvard Munch, senza escludere Pablo Picasso.

Munch, ad esempio, conosce le prime persecuzioni naziste nel 1937: il regime decreta come “degenerate” ben 82 opere dell’artista esposte nei vari musei pubblici della Germania e ne dispone la vendita. Ernst Ludwig Kirchner, dopo la presa del potere dei nazisti in Germania, vede centinaia di sue opere sequestrate e rimosse dai musei, molte di queste sono dapprima mostrate a Monaco del 1937 e poi distrutte. Questi avvenimenti, a cui si aggiunge un forte aggravarsi delle condizioni fisiche, provocano nel pittore un forte shock, fino al suicidio avvenuto il 15 giugno 1938.

A salvare 74 di quelle opere, di cui farà parte anche “L’urlo” ( 1893 ), sarà il vicino di casa di Munch, nascondendole presso la città di Oslo.

Alla mostra vennero esposte anche 50 opere di Wassily Kandinsky, che negli anni precedenti aveva insegnato alla scuola del Bauhaus, ma una in particolare divenne l’oggetto di una battaglia legale tra i nazisti e la famiglia dell’artista.

“La vita variopinta” ( 1907 ) venne venduto senza permesso nel 1940 ad un prezzo effimero, anche se il suo valore si aggirava intorno ai 60 milioni.

“La vita variopinta”, che dipinge la vita della Russia del passato, diventa un’allegoria della vita e della morte, con i suoi drammi e le sue gioie, con il buio della guerra e la luce dell’amore, la paura della morte e la fede nella resurrezione.

Il culmine di questa caccia al dipinto avviene tra il 5 e il 10 Maggio del 1945, quando la Flakturm Friedrichshain prese fuoco e distrusse circa 417 dipinti, fra i quali 158 d’arte italiana, 89 d’arte olandese, 54 d’arte fiamminga, 67 di arte tedesca, oltre a molti altri capolavori d’arte spagnola, francese, inglese.

 

Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini.  – Heinrich Heine.

 

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