It would have been you.

Chiude gli occhi Chat Noir, portandosi una mano alla ferita. Il suo addome sta sanguinando copiosamente e nemmeno la pressione riesce a lenirne la fuoriuscita.

– Sei ferito! – le parole di Ladybug lo raggiungono lo stesso, mentre lei non si cura più del nemico incombente, ma pensa al suo partner. Si piega su di lui, scostando la mano del ragazzo, per accarezzare la ferita profonda che qualcun altro gli ha inflitto.

– È una sciocchezza, M’lady. – sussurra Chat, chiudendo istintivamente gli occhi dal dolore, mentre lei si allontana dal suo corpo spaventata.

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– Me lo avresti dovuto dire, ti avrei protetto, siamo una squadra. – comincia a parlare sconnessa lei, riconoscendo in quella smorfia più di una sciocchezza. Lo sta perdendo, lo può percepire dal sangue che bagna tutto il costume nero. 

– Sto bene. – si sforza ancora, mentre lei sorride amara. Scosta lo sguardo intorno, tastando il terreno: il nemico non si sta avvicinando e si può prendere di cura di lui.

– Devi proteggere Parigi, vai. – le intima lui, nonostante il dolore, nonostante l’amore.

– Non posso lasciarti qui. – la voce di Ladybug è alta, disperata. Che se ne sia accorta? Che finalmente abbia riconosciuto le sue emozioni così, davanti al pericolo di perderlo.

Non mollare Chaton, non mollare.

– Lei ha più bisogno di te, di quanta ne abbia io. – la voce del ragazzo si fa dura, mentre le stringe una mano dolcemente. Percepisce anche lui lo strazio dell’abbandono, ma è ancora l’unico in grado di spronarla.

– Io… – biascica lei, mentre una calda lacrima le bagna la maschera. La può seguire con gli occhi lui, perdendosi nella luce del riflesso. È luminosa, forse più del normale, ma non stenta a distogliere lo sguardo da quella piccola goccia. La guarda percorrere tutta la guancia di Ladybug, per perderla quando si infrange sul terreno.

– Io ti ho avuto, ho passato con te gli ultimi cinque anni della mia vita: venivo la sera a guardare il tuo volto, a sentire la tua voce, a provocare la tua risata. Ti ho meritata per tutto il tempo e tu mi hai curato, nonostante sapessi dei miei sentimenti non corrisposti. Tu mi hai fatto sentire amato, protetto e voluto. Per questo ora, ricomponiti: vai a salvare Parigi. –

Chaton… – le labbra di Ladybug si aprono istintivamente, riconoscendo il dolore al petto come la paura di perderlo per sempre. Lui o Parigi, scegli in fretta Marinette.

– La cosa buffa, è che sei sempre stata tu: tu che ho amato, tu che ho protetto, tu che mi hai fatto battere il cuore. Sei sempre stata e sempre sarai tu. –

La ragazza si piega sul corpo di Chat Noir, avvicinando la sua testa al petto: gli fa sentire il suo cuore per l’ultima volta, mentre sulle labbra di lui si increspa un sorriso amaro.

– Vai, M’Lady. –

 


 

 

Torna Marinette, a cercare qualcosa che più non è: torna a piangere sul corpo dell’unica persona che ha saputo farla crescere ogni giorno negli ultimi cinque anni. Nasconde Tikki dentro la sua borsa, asciugandosi il sangue che fuoriesce dalla ferita sulla guancia.  

– Chat? – il suo è un sussurro, spaccato alla fine: davanti ai suoi occhi la figura di Adrien si staglia, sdraiata su un fianco. Gli occhi si aprono, si ingrandiscono a dismisura, quasi come se le fossero esplosi. Così si comporta anche il suo cuore.

– Adrien… Adrien! – smuove il suo corpo, cerca di riportarlo da lei. Gli accarezza i capelli biondi, baciando la sua fronte fredda, – Eri tu: sei sempre stato tu… Saresti stato tu. Ti avrei amato, ti ho amato. Torna indietro Adrien… Torna indietro. –

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