Credo di essermi innamorata di te.

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Sospiri, chiudendo gli occhi. Ti ritrovi da solo nel corridoio del terzo piano, dopo aver perso il tuo gemello qualche scala più giù: o lui è lento, o Angelina lo ha rapito alle tue spalle. Scrolli la testa, preoccupato da ben altri pensieri.

George se la può cavare, George è forte. 

Tu, al contrario, non lo sei. Palesemente non lo sei, miseriaccia se non lo sei.

Riposizioni meglio tra le mani i libri che avevi rischiato di perdere nella tua folle corsa con George e percorri quei due o tre metri che ti separano da una comoda seduta alla luce di una finestra. Ti accomodi lì, lanciando il tuo maglione lontano e appoggiando la testa al vetro, nel vano tentativo di riposarti.

Solo un minuto di sonno, per smetterla di concentrarti su Hermione Granger. Un attimo di pausa da quella furia perennemente attiva. Eppure, anche adesso, con il suo nome sulla punta della lingua, le tue labbra sorridono. Miseriaccia se non sei forte. 

 

– Fred! – una voce ti riporta alla realtà, mentre ti tieni le mani sul petto, – Io ve lo avevo detto che giocare a Quidditch qui si sarebbe rivelata una idea stupida. – Hermione probabilmente adesso si sta lamentando con i resto dei tuoi fratelli, compresa Ginny. 

Li guarda con un cipiglio arrabbiato, mentre ti rialzi. Un bolide addosso, per quanto la sua velocità fosse paragonabile a quella di uno gnomo volante, fa comunque male.

– Sto bene, Granger. – gli intimi tu, allungandole una mano. Hermione alza un sopracciglio nella tua direzione, sprezzante di odio. Lo sa fin troppo bene che l’idea di giocare è stata tua. 

– Sono arrabbiata sopratutto con te. – sottolinea lei, prendendoti la mano svogliata. 

– Farò in modo di farmi perdonare per primo allora. – Sorridendo ti alzi da solo alla fine, sfruttando la presa per avvicinarla a te. È un sussurro il tuo, che gli altri, intenti a ritirare il boccino, non sentono. Hermione boccheggia, mentre ti pesta un piede, allontanandosi imbarazzata. 

 

Il vetro, prima fresco sotto la tua tempia, si sta scaldando un po’ per te e un po’ per il sole che traspare dalle colline lontane. Eppure non apri gli occhi per spostarti in un’altra posizione, poiché se lei non è lì davanti non hai motivo di farlo. Che senso a guardare qualcosa che non sia il suo viso imbarazzato? O i suoi occhi sfuggenti?

Le tue labbra si aprono in un ghigno malizioso, immaginandola in biblioteca a studiare qualcosa che farà fatica a memorizzare a causa tua. Tu non sei forte, ma lei non è per niente coraggiosa come pensavi: avrebbe dovuto cedere molto prima.

 

Fissi la ragazza, che si guarda intorno perplessa. 

– Cerchi qualcosa? – chiedi, facendola sussultare. È bello conoscere le risposte alle tue stesse domande, è bello essere sempre un passo più avanti di lei. 

– Dove diavolo ti eri cacciato? È contro le regole uscire dal dor… – Hermione alza un dito nella tua direzione, mentre tu le sfoggi un sorriso caldo, – Ma che te lo dico a fare? – ti dice poi, sedendosi sulla poltrona. Inaspettato. 

Ti avvicini a lei, constatando la totale assenza di qualcuno oltre a voi in Sala Comune. Ti pieghi davanti a lei, che frustrata si sta tenendo le mani, – Come? – inclini la testa di qualche grado, alzando appena il sopracciglio. 

– Ci rinuncio, hai vinto tu. – lo dice sospirando. Che Hermione ammetta una sconfitta è incredibile, ma che ammetta di aver perso contro di te è assurdo. 

– Non te lo permetto. – le dici schietto, facendo incontrare i suoi occhi con i tuoi, – Non esiste che qualcuno che non sia tu mi sgridi. – 

– Tua madre? – Hermione sorride appena, mentre le sue guance si colorano di un tenero rosso. Ridi a questa sua domanda, mentre ti lascia spiazzato per la seconda volta nella stessa sera. Mannaggia a te, Granger. 

 

Dei passi ti svegliano da quel dormiveglia improvvisato. Sorridi, sentendo la velocità e la pesantezza con i quali vengono realizzati: deve essere proprio arrabbiata.

Scrolli i capelli da un lato, sbottonandoti la camicia quel tanto per sorprenderla. Per affrontare Hermione bisognava essere preparati, sia mentalmente che fisicamente e tu, fortunatamente, sei preparato in tutto. Preparato sopratutto su di lei.

 

Ti guarda con aria stizzita, quando ti siedi al suo fianco in Sala Grande: già è troppo trovarti in Sala Comune, come può sopportare di averti intorno anche adesso? George ride quando le sorridi con tranquillità e lei arrossisce appena. 

– Latte? Tè? Cioccolata? – le chiedi improvvisando, mentre un paio di ragazzine si girano verso di voi, con aria gelosa. Scrolli le spalle con felicità evidente, mentre lei trattiene le risate.

– Cosa stai facendo? – alza un sopracciglio divertita, colpita da questa tua improponibile voglia di esternare gentilezza. 

– Mi comporto bene nei tuoi confronti, non ti piace? – 

– Mi preoccupa. – chiarisce lei, allungandosi verso il succo di zucca davanti a te, denigrando la tua offerta di aiuto. Alzi gli occhi al cielo, nel vederla così orgogliosa. 

– Ti preoccupa più questo, che il bacio di ieri sera? – ti esce spontaneo, ricordando con estrema contentezza quel bacio al chiaro di luna da lei tanto desiderato. Hermione si gira verso di te con la bocca aperta, boccheggiando, – Perché preferisco baciarti, che offrirti qualcosa da bere. – concludi calmo, mentre mezza tavolata si gira verso di voi. 

George non riesce a trattenere le risate, seguito a raffica da tua sorella, mentre tu, incantato dall’imbarazzo di Hermione, fai combaciare velocemente le sue labbra con le tue. 

 

– Sei indecente. – la voce di Hermione ti raggiunge con la stessa velocità dei suoi passi.

– Indecente o bellissimo? – apri un occhio con riluttanza, ma nel vederla davanti a te, con le maniche tirate su e il volto arrossato, le dedichi tutto il tuo sguardo.

– Devo rispondere? – ti chiede mordendosi un labbro, facendosi spazio davanti a te, proprio vicino al maglione che ti eri tolto poco prima. Neghi, sorridendo.

– Ti ho cercato per un’ora. – sbotta poi lei, squadrandoti con gli occhi di fuoco. Alzi le spalle in segno di resa, mentre lei sembra maledirti.

– Non puoi seriamente essere arrabbiata con me se evidentemente non sei brava a cercare la gente. – dici, trattenendo una risata pacata. Hermione alza gli occhi al cielo, soffocando la voglia di ucciderti. Come è possibile trovarti, se tu sei letteralmente sempre dovunque e da nessuna parte?

Hermione non ha coraggio, tu non sei forte, ma in qualche modo in quella relazione ci eravate finiti. E ci eravate finiti perché entrambi lo volevate, perché entrambi bramavate un nuovo tipo di rapporto, qualcosa che vi regalasse felicità e brio. Un rapporto che, bene o male, vi avrebbe reso più forti e coraggiosi insieme.

– Senti Fred, io te lo devo dire. – alza lo sguardo e lo incrocia con il tuo, senza riluttanza, – Credo di essermi innamorata di te. –

Ti sporgi verso di lei, accostando la tua fronte con quella incandescente di Hermione. Lo sai che non avrebbe bisogno di sapere cosa ne pensi, che quello che le hai fatto provare nei mesi passati è una risposta abbastanza palese del tuo amore, eppure ti sforzi di mandare giù il tuo poco imbarazzo.

– Anche io. – le sussurri a fior di bocca, mentre lei sorride e fa congiungere le vostre labbra.

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