Nata per uccidere. 

Avevo quattro anni quando ho imparato il significato della parola pesci. Sarà stato forse per il fatto che li avevo in casa, ma avevo capito quanto fossero meravigliosi: capaci di stare sott’acqua più di me e ornati di splendidi colori. Ecco cos’erano, erano esseri magici.

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A quattro anni poi, non ero il tipo che si accorgeva della morte e della sostituzione di qualcuno di loro, dovrò aver pensato fossero muniti di una vita infinita o qualcosa di simile.

Non ero tuttavia una bambina vendicativa, ma apprezzavo e rispettavo la loro forza, tanto che mi offrivo spesso di aiutare i miei apparenti nemici. Prendevo una sedia, la accostavo all’acquario, salivo e davo da mangiare a tutte quelle numerose creaturine.

A quattro anni e mezzo, ho visto per la prima volta mio padre fare qualcosa per i pesci ( per carità, sarà successo anche prima, ma non ci avevo fatto caso ). Vi posso ora assicurare come mio padre stesse solamente cambiando l’acqua a quei poveri animali, ma a me sembrò quasi li volesse uccidere. Perché togliere l’acqua a qualcosa che ne ha bisogno?

In ogni caso, non capendo il metodo “crudele” utilizzato da mio padre, a cinque anni ho voluto pulire io la vasca dei pesci.

A cinque anni poi, il bagno lo facevo con mia sorella e lei era solita pulirmi i capelli con lo shampoo e con il balsamo. E tutto questo lo facevamo in acqua. Quindi, perché anche i pesci non si potevano pulire con il sapone?

All’età di cinque anni e qualche mese, notai quanto fosse sporco l’acquario un giorno. Notai come il vetro fosse pieno di alghe. Decisi di prendere la sedia, metterla vicino all’acquario e aiutare i miei nemici.

Così per dire, li avvelenai quasi consapevolmente. Perché all’età di cinque anni e qualche mese, non sapevo che il sapone non potesse essere messo a contatto con i pesci.

Li sterminai tutti, quei bei pesci colorati e a nulla servì la disperata chiamata di mia sorella a lavoro, chiedendo come togliere la schiuma dai pesci.

A cinque anni e qualche mese imparai che i pesci non erano magici ed eterni, ma erano capaci di morire ( anche prima di me ). Per quel che vale, ammetto sinceramente il mio più assoluto dispiacere per quelle vittime sacrificate al mio sapere.

Più avanti negli anni, ho imparato a rispettare le creature marine, donando amore e cure vere e proprie a tutti i pesci che ho potuto possedere.

Al prossimo blog,

Silvia.

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