Quando Fred entra in Sala Grande, nota Ron, gli occhi di Hermione si perdono nella ciotola davanti, sforzandosi di rimanere calma. Ginny cerca di parlarle, ma lei non alza gli occhi, fa finta di essere inesistente, anche quando oramai il gemello li ha superati. E gli viene in mente che non è la prima volta che abbassa lo sguardo, quando lo incrociano per i corridoi.

La vigilia di Natale era passata tranquillamente: Sirius e George erano stati ben avvisati di evitare un qualunque tipo di altro scherzo, o Molly si sarebbe presa cura di loro. Così la mattinata, tutti si erano svegliati in pace, preparando la casa, impacchettando gli ultimi regali rimasti dimenticati in fondo alle valigie.

Ho raggiunto il punto di rottura. Quel punto in cui anche mettersi a scrivere qualcosa, mi dava fastidio, mi stancava. Io, io che amo scrivere da quando ho undici anni, ecco che ad un tratto ne ho piene le tasche, mi sento affogare.

George Weasley non lo sa, nemmeno lo sospetta che, quando suo fratello sparisce per quei dieci minuti al giorno, lo fa solo per accertarsi che sta respirando davvero. George Weasley non lo sa, nemmeno lo sospetta. Non lo vorrebbe sapere, considerato che lui quei dieci minuti al giorno li passa a torturarsi le mani: perché mentre Fred non stava respirando, era George che piangeva sul suo corpo quasi morto. Quei dieci minuti al giorno sono come averlo perso davvero. Fred lo sa che si tortura le mani, perché quando torna sono tutte arrossate e gliele medica, di tanto in tanto, per convincerlo che non se ne va, che è vivo.

Ron guarda con furia omicida George da qualche ora, dopo essersi svegliato abbracciato ad un ragno delle dimensioni di una civetta. Lo guarda e pensa ad una inutile vendetta, perché questa non gliela doveva fare. - Avanti Ronald, era solo un ragnetto. - lo istiga Sirius, sedendosi a fianco a lui sul divano, accarezzandogli la spalla.