- Sei tornata tardi. - constata Fred, mentre chiude il libro che sta leggendo. E’ già passata la mezzanotte quando Hermione entra in camera, cercando di fare il minimo del rumore, per non infastidire il suo compagno. - Dovevo fare il giro dei corridoi. - si scusa, appoggiando la cravatta e la bacchetta sul comodino, rovistando sotto il cuscino per cercare il pigiama, - Come mai non dormi? - Fred alza le spalle, davvero insicuro di poterle dare una risposta. Il punto era che quando era entrato in camera l’occhio gli era caduto sulla parte di camera di Hermione e aveva pensato al suo viso mentre dorme, quello che ha sbirciato la mattina prima di uscire, o al suo profumo di pulito o ai suoi libri ben disposti sulla scrivania o altre mille cose e, per un motivo o per l’altro, non poteva e non riusciva proprio a dormire.

Le tremano le gambe quando Fred le si piazza davanti, durante la ronda. Si fissano per qualche secondo, senza fiato, ma con mille parole da dirsi. Rimangono a studiarsi, illuminati dalla luce dalla luce della luna che entra dalla finestra, nella speranza di non dimenticare quell'istante di tensione. Poi, il sassolino sotto il piede di Hermione le si conficca nella carne nuovamente, quando non riescono a fermare il loro desiderio, trascinandosi affamati verso la Stanza delle Necessità. Un’ultima volta, solo quella.

- Hai dormito bene ieri sera? - Harry si affianca alla più piccola Weasley, appena la becca in corridoio, mentre sta camminando da sola verso la prossima aula di lezione. Annuisce piano, sorridendogli, - Tu, tutto bene? - Ad Harry le parole muoiono in gola: ha dormito come se fosse stato in paradiso solamente perché lei era con lui. Comincia a torturare il libro che ha tra le mani, ma alla fine riesce a tornare in sé stesso, - Non ho mai dormito meglio. - Ginny ride e il Prescelto, è sicuro, che quella risata abbia avuto una lunghezza eterna, così lunga da permettergli di contare tutte le lentiggini sul suo volto. Distoglie lo sguardo, per evitare di arrossire e prende un bel respiro.

- Non mi sarei mai dovuta fidare di te. - accusa Hermione con il mano il nuovo collare che Fred ha comprato a Grattastinchi. - Io lo trovo appropiato. - storce il naso lui, trattenendo le risate e prendendo tra le mani la palla di pelo arancione. - Non gli metterò al collo questo.  - ride anche lei tuttavia, leggendo la scritta sul ciondolo, - “Non sono figo quanto il mio padrone.” - - Allora cosa ne dici se ci scriviamo, “Il mio padrone è figo quanto me”? -

Noi crediamo nell'aristocrazia, non in una aristocrazia di potere, basata sullo status sociale o sulla ricchezza, ma in un aristocrazia del sensibile del rispetto e del coraggio. I nostri soci ricorrono in tutte le nazioni, tra tutte le classi sociali da tempo e c'è una intesa segreta tra noi quando ci incontriamo.